Quelle palline dure sul piede potrebbero essere verruche (e no, non è colpa tua!)

Verruche nei bambini: cosa sono, come si prendono, come si trattano e, soprattutto, come si evitano. Guida pratica per genitori che hanno già sentito dire “dal pediatra non serve andare, tanto passa da sola”

“Mamma, ho qualcosa sotto il piede che fa male.” Se siete genitori di bambini che frequentano la piscina, la palestra o gli spogliatoi della scuola calcio, probabilmente questa frase l’avete già sentita, o la sentirete. E se avete guardato da vicino e avete trovato una piccola protuberanza dura, biancastra, magari con dei puntini scuri al centro, benvenuti nel club delle famiglie che hanno fatto i conti con le verruche.

Le verruche nei bambini sono comunissime, molto più di quanto si pensi, e spesso generano una serie di reazioni: c’è il genitore che si preoccupa, quello che minimizza, quello che compra il primo prodotto che trova in farmacia, e quello che aspetta mesi sperando che sparisca da sola. Spesso tutte queste figure coincidono nella stessa persona, nelle diverse fasi della storia clinica del piede del proprio figlio.

La buona notizia è che le verruche, nella maggior parte dei casi, non sono pericolose. La notizia meno buona è che possono fare male, possono diffondersi, e se trascurate possono diventare un problema più ostico da risolvere. Ecco tutto quello che c’è da sapere, senza allarmismi ma senza sottovalutare.

Cosa sono le verruche, esattamente

Le verruche sono piccole escrescenze della pelle causate da un virus: l’HPV, acronimo di Human Papilloma Virus. Niente a che vedere con le versioni dell’HPV che si trasmettono per via sessuale e che tanto preoccupano gli adulti: i ceppi che causano le verruche comuni nei bambini – principalmente HPV 1, 2, 4 e 27 – sono diversi e producono manifestazioni cutanee localizzate, senza conseguenze sull’organismo in senso più ampio. Il virus infetta le cellule superficiali della pelle (i cheratinociti) e le stimola a riprodursi in modo anomalo, creando quella caratteristica protuberanza dura e ruvida che tutti conosciamo. Non è un tumore, non è un’infezione batterica, non è “sporca”: è semplicemente un virus che ha trovato un piccolo varco nella pelle e si è installato lì.

Le verruche volgari, sono la tipologia più comune nei bambini. Si presentano come piccole formazioni dure, tondeggianti, con una superficie ruvida e irregolare, di colore grigio-giallastro o color carne. Compaiono più spesso sulle mani, sulle dita, intorno alle unghie e sui gomiti. Possono essere singole o comparire in gruppetti, e in quel caso si parla di verruche “a mosaico” o “satellite”. Di solito non fanno male a meno che non si trovino in punti soggetti a pressione o sfregamento.

Le verruche plantari, invece, sono le più temute dai genitori, e non a torto, perché sono quelle che fanno più male. Si trovano sotto il piede, spesso sul tallone o sulla pianta, e a causa del peso corporeo tendono a crescere verso l’interno piuttosto che verso l’esterno. Questo le rende particolarmente dolorose quando il bambino cammina: è come avere un sasso sotto al piede, tutto il giorno. La superficie è spessa e callosa, e al centro si riconoscono quei caratteristici puntini scuri che sono in realtà capillari trombizzati e non “radici”, come si sente dire spesso. Le verruche plantari si prendono quasi sempre a piedi nudi su superfici umide condivise: piscine, spogliatoi, docce pubbliche, bordi vasca. È la verruca classica del bambino che nuota.

Le verruche piane, sono molto più piccole e piatte rispetto alle altre, quasi invisibili, e compaiono spesso in grande numero sul viso, sul collo, sul dorso delle mani o sulle gambe. Hanno un colore che varia dal color carne al leggermente rosato o brunastro, e possono essere scambiate facilmente per brufoli o piccole macchie. Nei bambini sono più rare rispetto alle verruche volgari e plantari, ma quando compaiono tendono a diffondersi rapidamente. Infine, le verruche filiformi sono sottili, allungate, quasi come un piccolo filo che sporge dalla pelle, compaiono di solito vicino agli occhi, al naso o alla bocca. Sono relativamente rare nei bambini piccoli e la loro forma particolare le rende facilmente riconoscibili.

Come si prendono le verruche, e perché alcuni bambini le prendono e altri no

Questo è il punto in cui molti genitori si sentono in qualche modo colpevoli, come se la verruca sul piede del figlio fosse la prova di un’igiene insufficiente o di una disattenzione. Non è così. Le verruche si prendono perché l’HPV è un virus molto diffuso e molto resistente, che si trova praticamente ovunque ci sia una superficie umida e frequentata da tante persone.

Il contagio avviene per contatto diretto con la pelle infetta o, più spesso, per contatto indiretto con superfici contaminate. Il virus entra nell’organismo attraverso piccole abrasioni, tagli o zone di pelle ammorbidita dall’acqua, e i piedi di un bambino che ha appena nuotato per un’ora in piscina, camminando a piedi nudi sulle mattonelle dello spogliatoio, sono esattamente il bersaglio ideale.

Ci sono però dei fattori che rendono alcuni bambini più suscettibili di altri. Il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale: bambini con difese immunitarie temporaneamente abbassate, magari dopo un’influenza, un periodo di stress o semplicemente in un momento di crescita intensa, sono più vulnerabili all’HPV. Anche la pelle conta: una pelle con piccole ferite, screpolature o lesioni da eczema offre al virus più punti di ingresso.

Non è quindi una questione di pulizia, ma di fortuna e di sistema immunitario. Capita che in una stessa famiglia un fratello prenda le verruche e l’altro no, pur frequentando gli stessi ambienti. E capita che lo stesso bambino, in certi periodi della sua vita, sia più o meno esposto.

Un elemento che non tutti i genitori sanno è che le verruche hanno un periodo di incubazione che può essere molto lungo: da settimane a mesi. Questo significa che la verruca comparsa oggi potrebbe essere stata “presa” mesi fa, rendendo praticamente impossibile risalire con certezza al momento del contagio. Inutile quindi ripassare mentalmente l’ultima uscita in piscina: probabilmente non è quella.

Le verruche possono diffondersi anche per autoinoculazione, cioè da una zona del corpo a un’altra dello stesso bambino, ad esempio grattandosi una verruca sulla mano e poi toccandosi il piede, o mordendosi le cuticole vicino a una verruca. Per questo è importante non stuzzicare, grattare o cercare di “togliere” la verruca con le unghie.

Come alleviare il dolore e quali trattamenti si possono usare a casa

Se la verruca non fa male e non si diffonde, molti medici consigliano di aspettare: le verruche, soprattutto nei bambini con un sistema immunitario sano, tendono a risolversi spontaneamente nell’arco di mesi o anni. Studi clinici mostrano che circa il 65% delle verruche nei bambini scompare entro due anni senza alcun trattamento. Ma “senza trattamento” per molti genitori vuol dire mesi di bambino che zoppica o si lamenta — e in quel caso aspettare non è sempre la scelta migliore.

I prodotti a base di acido salicilico, sono i trattamenti di prima linea, quelli che si trovano in farmacia senza ricetta e che si usano a casa. L’acido salicilico agisce “erodendo” lentamente gli strati di pelle infetti, ammorbidendoli e facilitandone la rimozione. Esiste in diverse forme: cerotti medicati, soluzioni liquide, gel e stick.

Il trattamento richiede costanza e pazienza: va applicato ogni giorno (o a giorni alterni), dopo aver ammorbidito la verruca in acqua calda per qualche minuto e rimosso lo strato superficiale con una limetta o pietra pomice dedicata. Il processo può durare settimane o mesi, e l’efficacia dipende molto dalla regolarità con cui viene effettuato. Nei bambini piccoli, che spesso non collaborano volentieri, questa costanza può essere difficile da mantenere.

L’acido salicilico è generalmente sicuro, ma va usato con attenzione: non deve andare a contatto con la pelle sana intorno alla verruca (può irritarla) e non va usato su viso, zone genitali o pelle con eczema. Prima di usarlo su bambini molto piccoli è sempre bene chiedere consiglio al pediatra.

Negli ultimi anni sono arrivati in farmacia anche dei prodotti a base di dimetil-etere o propano/butano in forma spray, che simulano l’effetto del freddo della crioterapia professionale ma a temperature meno basse (circa -50°C contro i -196°C dell’azoto liquido usato dal medico). Si posiziona l’applicatore sulla verruca, si preme, e il freddo provoca una piccola bolla e poi la necrosi del tessuto. L’effetto è meno potente di quello della crioterapia medica, ma può essere sufficiente per verruche piccole e superficiali.

Attenzione: questi prodotti non sono indicati per i bambini sotto i 4 anni, vanno usati con molta cautela, e soprattutto non vanno usati vicino agli occhi, sul viso o su zone con circolazione ridotta. Il dolore durante l’applicazione può essere intenso — un fattore da non sottovalutare con i bambini.

Un metodo casalingo che alcuni studi hanno trovato sorprendentemente efficace è il “duct tape method“, ovvero i cerotti occlusivi, per coprire la verruca con un cerotto adesivo impermeabile per settimane, cambiandolo regolarmente. La teoria è che l’occlusione crei un ambiente inospitale per il virus e stimoli una risposta immunitaria locale. I risultati degli studi sono contrastanti, ma si tratta di un metodo privo di effetti collaterali, indolore e che non costa nulla — quindi vale la pena provarlo, soprattutto nelle verruche piccole e nei bambini che non tollerano altri trattamenti.

Se la verruca plantare fa male durante la deambulazione, una soluzione temporanea è usare un cerotto o un’apposita protezione in silicone che scarichi la pressione dalla zona colpita. Non cura la verruca, ma permette al bambino di camminare senza dolore mentre si porta avanti il trattamento.

Quando e come si “brucia” una verruca 

L’espressione “bruciare la verruca” è così entrata nel linguaggio comune che quasi nessuno si ferma a chiedersi cosa significhi davvero. In realtà si tratta di un termine ombrello che copre tecniche diverse, tutte con lo stesso obiettivo: distruggere il tessuto infetto con il calore, il freddo o agenti chimici potenti, in modo che il corpo possa rigenerare pelle sana al suo posto. Il trattamento più diffuso tra quelli eseguiti dal medico, spesso il dermatologo o il pediatra, è la crioterapia con azoto liquido. L’azoto liquido viene applicato sulla verruca — di solito con un bastoncino con ovatta o con uno spray apposito, a una temperatura di circa -196°C. Il freddo estremo distrugge le cellule della verruca, che muoiono e si staccano nel giro di giorni. La sensazione durante il trattamento è quella di un bruciore intenso e di un dolore acuto che dura alcuni secondi: per i bambini può essere spaventoso, soprattutto la prima volta. Dopo il trattamento si forma di solito una bolla (simile a quella di un’ustione) che si rompe da sola nel giro di qualche giorno, lasciando una zona di pelle arrossata. La guarigione completa richiede una o due settimane, e spesso sono necessarie più sedute — generalmente da due a sei, a distanza di due-quattro settimane l’una dall’altra. La crioterapia è efficace, ma non è una soluzione immediata né definitiva al 100%: le recidive esistono, soprattutto nelle verruche plantari profonde.

L’elettrocoagulazione, invece, viene usata meno frequentemente per le verruche nei bambini, ma in alcuni casi — specialmente per verruche singole, ben delimitate e che non hanno risposto ad altri trattamenti — il dermatologo può optare per l’elettrocoagulazione: una corrente elettrica ad alta frequenza che genera calore e brucia il tessuto. Si esegue in anestesia locale. I tempi di guarigione sono un po’ più lunghi e può lasciare una piccola cicatrice.

Infine, il laser CO2 o il laser a colorante pulsato vengono usati nei casi più resistenti o nelle verruche molto estese. Il laser distrugge il tessuto o i capillari che nutrono la verruca, privandola del suo “sistema di supporto”. È un trattamento costoso, disponibile solo in strutture specializzate, e nei bambini richiede spesso una sedazione o anestesia locale. Si riserva solitamente alle verruche recalcitranti che non hanno risposto ad altri approcci.

Non tutte le verruche vanno trattate, e soprattutto non tutte vanno trattate immediatamente. Il medico valuterà insieme alla famiglia diversi fattori: il dolore e il disagio che la verruca causa al bambino, la posizione (una verruca plantare che impedisce di camminare ha priorità diversa rispetto a una piccola verruca su un dito che non dà fastidio), la tendenza a diffondersi ad altre zone o ad altri familiari, e l’età del bambino. In linea generale, si tende a intervenire con trattamenti più aggressivi quando la verruca non risponde ai prodotti da banco dopo qualche mese di trattamento regolare, quando è molto dolorosa o quando si sta diffondendo rapidamente. La decisione va sempre presa con il pediatra o il dermatologo, che possono valutare il caso specifico.

Prevenire le verruche: qualche regola pratica (senza diventare ossessivi)

Premessa doverosa: le verruche non si prevengono in modo assoluto. L’HPV è ovunque e un sistema immunitario in buona salute è il miglior scudo che esiste. Detto questo, ci sono alcune abitudini che riducono concretamente la probabilità di contagio, soprattutto negli ambienti a più alto rischio come piscine, palestre e spogliatoi.

Le ciabatte da piscina sono un investimento, non un lusso. Indossare calzature impermeabili nei luoghi umidi condivisi — bordo vasca, docce, spogliatoi — è la misura preventiva più efficace in assoluto. Non servono ciabatte costosissime: basta che siano impermeabili, che aderiscano bene al piede e che vengano effettivamente indossate. Insegnare ai bambini questa abitudine fin da piccoli è un gesto semplice con un impatto concreto.

La pelle integra è la prima difesa. Il virus entra attraverso piccole lesioni: tagli, screpolature, pelle macerata dall’acqua. Asciugare bene i piedi dopo la piscina o la doccia, curare le screpolature tallonari, non girare scalzi su superfici dure è tutto parte di una prevenzione sensata.

Attenzione al materiale condiviso. Asciugamani, calzini, scarpe, lime per unghie: tutto ciò che viene a contatto con la pelle di un bambino con verruche non va condiviso con fratelli o compagni. L’HPV può sopravvivere sulle superfici per ore.

Non toccare, non stuzzicare, non “togliere”. Se il bambino ha già una verruca, il rischio principale è l’autoinoculazione — e qui il ruolo dei genitori è quello di scoraggiare il grattamento, il mordere le dita o qualsiasi manipolazione della verruca. Dopo aver toccato la verruca (o applicato i trattamenti) è importante lavarsi bene le mani.

Tenere il sistema immunitario in forma. Non si tratta di integratori miracolosi o diete speciali: sonno sufficiente, attività fisica, alimentazione equilibrata e gestione dello stress (anche nei bambini, che spesso lo vivono più di quanto mostrino) sono i pilastri di un sistema immunitario efficiente. Non garantiscono l’immunità alle verruche, ma rendono l’organismo più capace di combatterle — e più veloce a eliminarle quando compaiono.

Una verruca non è un’emergenza, ma non va ignorata. Aspettare qualche settimana per vedere se regredisce da sola è ragionevole; lasciare che una verruca plantare dolorosa condizioni per mesi la camminata del bambino non lo è. Il confine tra pazienza e trascuratezza lo fissa la qualità di vita del bambino, e quel parametro vale la pena tenerlo d’occhio.

Le verruche fanno parte dell’infanzia quasi quanto le ginocchia sbucciate e i raffreddori di novembre. Non c’è genitore che ci sia completamente immune, e non c’è motivo di sentirsi in colpa quando compaiono. L’importante è riconoscerle, capire cosa sono, trattarle con pazienza e, soprattutto, non farsene un problema più grande di quello che è. Con un po’ di costanza e il consiglio del pediatra, anche la verruca più ostinata alla fine cede.

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