La neofobia alimentare

Questo non lo voglio assaggiare! Cosa fare quando i nostri bambini e bambine rifiutano il cibo?

Tra i 18 e i 24 mesi di età del proprio figlio molti genitori potrebbero incappare nella situazione in cui lui o lei, che fino a ieri era aperto ad assaggiare e mangiare diversi alimenti, comincia a voltare la testa davanti al piatto. Un cibo nuovo, un colore acceso, un odore mai sentito, ma anche un alimento noto: arriva il rifiuto, a volte prima ancora dell’assaggio. Molti adulti, in quel momento, si preoccupano e temono che il figlio, la figlia sia diventato “schizzinoso” o che si tratti di “capricci”.

Al contrario, la diffidenza verso ciò che è nuovo o non familiare è tra le esperienze più comuni della prima infanzia. Paura della novità, circospezione di fronte all’ignoto: sono queste le caratteristiche della neofobia. E quando ha per oggetto il cibo la chiamiamo neofobia alimentare. Si manifesta di solito intorno ai 18-24 mesi e può accompagnare bambini e bambine fino ai cinque anni.

Non riguarda tutti allo stesso modo: ci sono bambini e bambine molto neofobici e altri che questa fase quasi non l’attraversano. Gli studi sul campo sembrano indicare che la neofobia abbia radici ancestrali, come una memoria antica che ci portiamo dentro. Un atteggiamento di prudenza verso cibi molto invitanti nell’aspetto (una bacca dai colori vivaci, un fungo rosso coi pois bianchi) ma letali. Così, di generazione in generazione, si è trasmessa l’attenzione verso gli alimenti, soprattutto quelli dai colori brillanti: i bambini neofobici tendono a evitare proprio la frutta e, soprattutto, la verdura, mentre si fidano di più degli alimenti bianchi. Infatti, la pasta in bianco con olio e formaggio, da questo punto di vista, è spesso un porto sicuro: uno dei cibi preferiti dai bambini in età prescolare.

 

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