A scuola: mascherine chirurgiche o lavabili?

L’utilizzo delle mascherine in ambienti come la scuola durerà ancora a lungo: esiste un’alternativa più sostenibile e adatta ai bambini? La riflessione di organizzazioni ambientaliste, pediatri, genitori e insegnanti

Il preside di una scuola in provincia di Alessandria ha bloccato il lotto di mascherine fornite dal MIUR perché all’apertura del pacco puzzavano di solvente; questo fatto ha alimentato ulteriormente il dibattito sulle conseguenze dell’utilizzo delle mascherine usa e getta su bambini e ambiente, oltre che sulla loro utilità effettiva.

Il rapporto bambini/mascherina è un aspetto delicato e non da sottovalutare. I motivi sono molteplici e ogni decisione al riguardo – tipo di mascherina usato, dimensioni e materiale – andrebbe presa tenendo in considerazione una serie di aspetti. 

Gratuità uguale a continuità?

E’ vero che le mascherine del MIUR sono gratuite, ma la “continuità” della fornitura non è per nulla chiara. Sono tante le scuole che, dopo l’apertura, non hanno visto arrivare alcuna fornitura di mascherine. Ognuno provvedeva per sé, e ancora oggi capita che le forniture non siano sufficienti. 

Le famiglie inviavano ( e tuttora lo fanno) i bambini mascherine proprie, alternando le chirurgiche (costosissime) alle lavabili, più economiche e rispettose dell’ambiente. 

Per questo motivo le mascherine lavabili vengono ancora utilizzate nonostante l’arrivo della fornitura del MIUR. Perché allora non continuare a usarle?

Se il Comitato Scientifico non ha espresso alcuna esigenza di imporre l’obbligo di mascherine chirurgiche nelle scuole, perché regalarle a pioggia, giorno dopo giorno, col rischio che se ne faccia un pessimo uso e che diventi un immane spreco?

Troppo grandi, troppo strette

Oltre ai problemi di disponibilità, insegnanti e genitori hanno subito notato anche problemi relativi alle dimensioni, non sempre adeguate. 

Per alcuni le mascherine sono troppo grandi, non aderiscono bene al volto e tendono a scendere, inducendo il bambino a toccarle continuamente con le mani; per altri le mascherine sono troppo strette e creano un disagio alla lunga insopportabile.

E poi diciamocelo, indossare un “dispositivo medico” che ha una connotazione ospedaliera, che uniforma e nasconde i volti di tutti i bambini e riconduce al tema della malattia, non è modo migliore per creare un clima di serenità all’interno della scuola.

A scuola è importante tutelare anche la salute psicologica, soprattuto in un periodo in cui gli adulti trasmettono a sufficienza il proprio stress emotivo.  

Tonnellate di rifiuti plastici 

Il WWF ha calcolato che se solo un ragazzo per classe (5% della popolazione scolastica) disperdesse per strada, volontariamente o meno, la propria mascherina, ogni giorno verrebbero rilasciate in natura 1,4 tonnellate di plastica. A fine anno scolastico sarebbero 68 milioni di mascherine per un totale di 270 tonnellate di rifiuti plastici non biodegradabili. Se buttate correttamente nell’indifferenziata, andrebbero incenerite, con conseguente dispersione nell’atmosfera di CO2, polveri sottili e diossina, e le ceneri tossiche sarebbero destinate a discariche speciali.

Anche l’ISPRA – come riportato dal Sole24Ore il 13/9/2020 -, ha portato l’attenzione all’enorme problema di smaltimento di questi prodotti monouso non riciclabili, per cui la capacità degli inceneritori potrebbe a breve non essere sufficiente.

Verso un’alternativa più sostenibile

L’organizzazione ambientalista Zero Waste Italy sta portando avanti la richiesta di distribuzione nelle scuole di mascherine riutilizzabili e ha siglato un Protocollo di intesa con una cooperativa bolognese che offre un’alternativa sostenibile e sicura alle mascherine usa e getta. 

L’azienda Eta Beta di Bologna attualmente si occupa anche del rilavaggio di mascherine (mascherine chirurgiche e FFP2/3).

Anche l’Associazione Culturale Pediatri aderisce all’appello di Zero Waste e sostiene l’utilizzo di mascherine in tessuto negli istituti al posto delle monouso, che non dovrebbero, almeno, essere obbligatorie. 

Le mascherine chirurgiche infatti, non sarebbero da considerare più sicure delle lavabili. La maggiore sicurezza è strettamente legata al corretto utilizzo. E questo non avviene nell’ambiente scolastico, in cui ai bambini e ai ragazzi viene chiesto di mettere e togliere la mascherina più volte nel corso della giornata. 

Anche l’OMS sostiene che, secondo le linee guida aggiornate al 21 agosto, “i bambini che sono in buona salute possono indossare una mascherina di tessuto (non medical or fabric mask)”. L’uso della mascherina chirurgica è indicato quindi solo per i soggetti fragili o a maggior rischio di ammalarsi gravemente.

Se adeguatamente lavate, le mascherine lavabili sono da considerarsi di pari sicurezza e il loro utilizzo è gestibile istruendo adeguatamente le famiglie.

Uno sguardo al futuro

Abbiamo mai pensato che, se si rinunciasse alla mascherine attualmente in dotazione a scuola, tali dispositivi potrebbero essere donati alle ASL, alle RSA, ai centri di accoglienza, e automaticamente si rallenterebbe la produzione (e i rifiuti connessi)?

Pensare all’utilizzo esclusivo di mascherine lavabili a scuola (e fornire gli istituto di una fornitura usa e getta per situazioni di necessità) significa sì capire come proteggerci oggi ma anche pensare al futuro.

Se diamo retta a chi dice che dovremo proteggerci e tenere il distanziamento fino al 2022, è facile capire che è necessario ridurre l’aumento esponenziale di rifiuti e materiale monouso avvenuto quest’anno, almeno nei settori in cui certi dispositivi non sono necessari. 

Guardiamo al futuro e trasmettiamo un messaggio positivo ed educativo agli studenti: riflettere sempre in modo critico sulla eco-sostenibilità delle nostre azioni e sull’impatto che abbiamo sul pianeta.

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