Amici di penna

da | 6 Set, 2021 | Lifestyle

Scrivere lettere agli amici di penna è ancora affascinante e porta tanti benefici a bambini e ragazzi, in particolare quando è l’intera classe a essere coinvolta

Basta social, meglio la carta. In un’epoca dominata dalla messaggistica istantanea, perché non fare un tuffo nel passato e ritornare alla cara e vecchia lettera che profuma di inchiostro? 

Avere un amico di penna è un’esperienza preziosa, formativa, creativa e divertente. I vantaggi, interdisciplinari, sono tanti: migliora le competenze scritte nella propria lingua o in una lingua straniera, stimola la curiosità, permette di approfondire le conoscenze geografiche, culturali e sociali.

E non solo: abituati a risposte immediate e a immagini che viaggiano sulle chat alla velocità della luce, sperimentare l’attesa tipica dell’esperienza epistolare è un modo di comunicare sicuramente nuovo e diverso per i ragazzi. Bisogna allenare la pazienza, infatti, per scrivere una lettera, spedirla e poi aspettare una risposta.

Trovare un amico di penna

La ricerca di amici di penna si diversifica per fasce d’età, e per trovarli esistono gruppi e siti dedicati. La piattaforma considerata più affidabile è InterPals, ma ne esistono altre, come Global Penfriends, per chi predilige una corrispondenza epistolare di tipo “tradizionale”, oppure Swap-bot, ‘International Union of Mail-Artists per chi desidera spedire opere artistiche per posta ai propri amici di penna. 

Alcuni di questi siti richiedono un pagamento del servizio e permettono di filtrare i possibili amici di penna per età, paese, lingua e hobby. 

Per i bambini e i ragazzi il modo migliore per vivere lo scambio e trarne tutti i vantaggi è lo scambio tra classi di diversi istituti o paesi, che permette anche di condividere l’esperienza tra compagni.  

Sono le insegnanti e gli insegnanti ad avviare questa forma di “gemellaggio” tra classi i cui alunni avviano lo scambio di lettere, minuscoli oggetti, foto, cartoline.

Un’opportunità per comprendere come funziona la scuola e la vita quotidiana di coetanei che vivono in altri paesi, un’attività che porta apertura culturale e all’accoglienza della diversità.

Dall’Etiopia all’Italia, e viceversa

Se per le scuole medie lo scambio in lingua straniera rappresenta un plus, gli amici di penna sono importanti anche per i bimbi più piccoli, sin dal primo anno della scuola primaria, per rafforzare le competenze scritte nella propria lingua madre (l’italiano).

La scelta della lingua madre non esclude la possibilità di trovare amici che vivono in paesi lontani. Forse non tutti sanno, infatti, che in quasi ogni paese del mondo esiste una Scuola Italiana, frequentata da studenti di origine italiana ma anche da locali.

É il caso della Scuola Italiana di Addis Abeba, in Etiopia, dove Patrizia, maestra torinese, ha insegnato per sette anni. 

“Abbiamo avviato uno scambio epistolare i bimbi che frequentavano il secondo anno di una primaria di Torino ed è stata un’esperienza  bellissima; ogni classe dovrebbe sperimentarla – racconta -. Nella scuola di Addis Abeba pochi bambini parlano italiano a casa. Per loro lo scambio era un’opportunità per utilizzare la lingua in un contesto informale, al di là del programma scolastico”.

Piccoli amici si raccontano

“Siamo partiti dalla semplice conoscenza (presentazioni, cosa piace o non piace) per arrivare a racconti più dettagliati sulla vita quotidiana, la scuola, dettagli della propria cultura. Le differenze suscitavano tanta curiosità, ma anche gli elementi in comune, specialmente per quanto riguarda le esperienze scolastiche. Alcuni confronti erano eclatanti: lì c’era troppo sole, qui si lamentavano per gli spazi chiusi. 

AI bimbi piace raccontare le belle esperienze, consigliare i libri letti in classe o i cantanti da ascoltare. Anche l’alimentazione suscita curiosità: in Etiopia conoscono la pizza e altri piatti italiani, ma a Torino non avevano la minima idea di cosa fosse il gomen.

Oltre alle lettere, spedite a mano e ritirate in un pacco che arrivava alla posta di Addis Abeba, i bambini comunicavano anche attraverso foto, disegni, cartoline e piccoli oggetti, dalle figurine alle pinzette per i capelli. Per loro piccolo dono che arrivava dal nuovo amico oltremare era davvero qualcosa di speciale”. 

Imparare una lingua divertendosi

Se nella scuola primaria è meglio prediligere gli scambi in Italia (in particolare i primi anni), il gemellaggio tra classi della scuola media inferiore rappresenta un’attività utile per migliorare la conoscenza della lingua straniera in modo divertente.

“Da anni organizzo scambi con scuole francesi e canadesi – racconta Laura, insegnante di francese -, grazie alla collaborazione con docenti conosciuti sulla piattaforma e-twinnings oppure su gruppi Facebook che mettono in relazione docenti italo-francesi.

Credo davvero sia il modo migliore per praticare la lingua in un contesto reale e mettere in pratica ciò che si studia. Quando scrivono le lettere ai nuovi amici cercano nuove parole e frasi, sono davvero molto stimolati. In più c’è l’aspetto culturale che è fondamentale per la comprensione della lingua. 

Nel giro di pochi mesi noto enormi progressi nelle competenze scritte e orali, per quanto riguarda produzione e comprensione della lingua. E il bello è che lo fanno grazie a un approccio divertente e senza rendersene conto”.

Ben più di una lettera

“Normalmente iniziamo con lo scambio epistolare, scrivono lettere o cartoline per presentarsi. Oltre alle lettere però, ci è capitato di ampliare lo scambio grazie ai mezzi digitali che abbiamo a disposizione. 

Alcune classi hanno aperto successivamente un forum dove si sono scambiati video e testi. Una volta iniziata l’amicizia, organizziamo delle piccole videoconferenze tra le due classi su un argomento specifico, che può essere la cucina, la presentazione della propria regione, oppure, con la collaborazione dell’insegnante di arte, un racconto sui musei della propria città. 

Spesso però gli argomenti più coinvolgenti sono quelli semplici, come la vita quotidiana fuori dalla scuola o i gusti musicali. 

Ho collaborato per qualche anno con una scuola in Normandia, i cui studenti studiano l’italiano come seconda lingua. 

Oggi  miei ragazzi ora sono attenti e informatissimi su tutto ciò che riguarda quella regione, e vederli così coinvolti e partecipativi è una grande soddisfazione per me.

Chissà che non nascano amicizie in grado di durare nel tempo e se, dopo questo periodo di immobilità, riusciremo a organizzare un viaggio d’istruzione nella loro città per incontrare dal vivo i nostri amici di penna”. 

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