Angoscia da separazione

Gentile dottoressa,
sono la mamma di una bambina di 4 anni con cui ho sempre avuto un rapporto molto forte. L’ho allattata fino a 2 anni e mezzo e anche il nido l’ha iniziato a 2 anni compiuti. Ora frequenta la scuola materna serenamente, è una bimba allegra e sveglia. Ma c’è un ma. Vorrebbe sempre stare con me, soprattutto quando torna dall’asilo. Mi sono ritagliata una serata alla settimana per me, una sola, in cui uscire con le amiche, ma per lei è una tragedia, piange, strilla e si dispera. L’ultima volta ha pianto per oltre mezz’ora dopo che sono uscita. E un po’ mi rovina il divertimento. Sono indecisa se continuare così o farla prima addormentare e poi uscire, ma non mi piace sottomettermi in tutto alle sue piccole tirannie. E anche il ruolo del papà ne esce un po’ ammaccato da questa sua così forte preferenza per me. Cosa possiamo fare per ristabilire un equilibrio in famiglia? Molte grazie, Daniela

Cara Daniela,
questa volontà della bambina di stare con lei è il segnale che nel suo ruolo di madre è veramente un punto di riferimento per la piccola. Se il bambino sta bene con la sua mamma non vuole lasciarla andare, è normale. Tuttavia questa angoscia di separazione all’aumentare dell’età non è necessariamente indicativa di un rapporto sano tra un genitore e un figlio.

Dopo il primo anno, infatti, in cui il bambino ha necessariamente bisogno della mamma, è importante che il piccolo o la piccola imparino che dopo una separazione c’è sempre la gioia di un riavvicinamento e che separarsi non significa essere abbandonato. Devono capire progressivamente che la mamma non è un’estensione di sé, non è “a comando” come accade invece con l’allattamento. In una parola, il bambino deve apprendere gradualmente a differire l’appagamento del desiderio e a tollerare la frustrazione iniziale che ne deriva. Questo è propedeutico e necessario per una crescita sana: con l’ingresso nella società, attraverso la scuola e le frequentazioni extrafamiliari, la sua bambina non potrà ottenere tutto ciò che vuole nel momento in cui lo chiede, non potrà avere la maestra o i compagni tutti per sé e andrà incontro a frustrazioni dei suoi desideri affettivi.

È importante chiedersi il senso del comportamento della bambina: è frutto di un’eccessiva disponibilità della mamma e quindi della pretesa tirannica di averla tutta per sé oppure esprime anche il bisogno di una maggiore qualità del tempo trascorso insieme, di presenza mentale e di equilibrio tra i ruoli genitoriali? Spesso un atteggiamento instabile o ansioso della mamma e una mancanza di assertività da parte del papà – che è colui che deve spezzare la simbiosi tra madre e figlio – può lasciare libera la strada all’insicurezza e all’angoscia. In ogni caso è bene abituare gradualmente la piccola, valorizzando il ruolo paterno, a tollerare i tempi in cui la mamma è assente, impiegandoli nel gioco con papà. Ad esempio la sera in cui lei esce, potrebbe fare un patto con la bimba in cui le dedica un’oretta di gioco insieme nel pomeriggio e stabilisce che alla sera la farà addormentare il papà. Un altro aiuto sul quale contare è quello di lasciare alla bambina un oggetto che le ricordi la mamma e che la consoli nel momento dell’angoscia di separazione, il cosiddetto “oggetto transizionale”, che per il bambino è un prolungamento della mamma che può portare con sé.

I bambini hanno molto bisogno di rituali e di simboli per apprendere a tollerare la frustrazione e i cambiamenti: fate un cartellone tutti insieme in cui disegnate come è organizzata la settimana, pattuite le presenze e le assenze di mamma e papà in modo che lei comprenda in modo giocoso e divertente che esistono dei momenti per stare con la mamma, altri con il papà, altri ancora con entrambi e momenti dove invece è al di fuori della cerchia familiare come all’asilo. La bambina, che ha partecipato alla realizzazione del cartellone, si sentirà grande, co-responsabile delle decisioni e protesterà meno nel momento dell’assenza. I piccoli gioiscono se i genitori stanno bene, si divertono e si godono la vita a patto che gli adulti dedichino dei momenti di gioco e di presenza tutta per loro. Non è un fatto di quantità ma di qualità del tempo trascorso insieme. Questo è il passaporto per un legame sicuro tra genitore e figlio ed è il prerequisito per un figlio fiducioso nei propri genitori ma anche nelle proprie capacità, libero di esplorare il mondo sapendo che potrà sempre tornare al nido.

[Francesca Maria Collevasone]

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