Caterina e la svolta celeste

Da qualche tempo, non racconto più tanto della mia famiglia allungata. E nel frattempo, la rubrica di Caterina quest’anno compie quattro anni

Cara lettrice, caro lettore, forse vi siete già accorti del cambiamento: da qualche tempo io, Caterina, non racconto più solo e tanto i fatterelli miei e della mia famiglia, che più che una famiglia allargata è una famiglia allungata tra i paesini delle Alpi in cui vivono il mio ex-marito e il mio ex-fidanzato (in due località diverse, sennò sarebbe troppo facile l’organizzazione della vita dei figli) e la città dove viviamo io e, per la maggior parte del tempo, loro, i figli.

Non racconto più tanto della mia famiglia allungata, dunque, perché, nel frattempo – la rubrica di Caterina quest’anno compie quattro anni – i figli sono cresciuti, hanno salutato definitivamente l’infanzia (a parte dalle 6.40 alle 6.50 quando il Piccolo si infila ancora nel lettone sospirando: mamma ma che bel calduccio c’è qui da te), sono adolescenti che portano felpe nere con scritte minuscole, bianche che ripetono su tutta la superficie le parole: “fuck you” e non vogliono che racconti di loro.

La relazione con l’Atleta, il mio compagno, si è stabilizzata e non credo abbiate ancora voglia di leggere di quanto sia meraviglioso quando scia, quando si compra un paio di occhiali da sole o le rare volte in cui, ancora, non ci capiamo.

La relazione con il papà dei bambini si è definitivamente incrinata, essere genitori insieme oltre il divorzio non è che ci sia venuto proprio benissimo e non c’è più molto da raccontare nemmeno su questo. 

Quindi. Quindi da qualche mese cerco di parlare, in queste pagine, di qualcosa che mi è piaciuto e che penso possa piacere, essere utile, divertire, incantare, ispirare all’azione, ispirare all’assaggio anche voi.

Una scoperta, un’esperienza che ho provato e mi è piaciuta, una lettura emozionante, un viaggio meraviglioso, un film, un luogo che ho trovato bellissimi. Ecco, ve li farò conoscere, sperando che lo siano altrettanto per voi: per te mamma, papà, ma anche per te donna, uomo, persona, madre di, padre di, certo… ma anche figlio di, amica di, collega di, lavorante per forza o per passione, per voi cittadini, viaggiatori, creativi, alle prese con domande etiche, emotive, ecologiche e anche tutte le altre che iniziano con altre lettere oltre alla e. Ci sarà ancora un po’ della mia vita ma tanto e soprattutto ci sarà quello che vedo e faccio e vivo fuori dalla mia finestra, porta e città. 

Perciò, comincio, anzi continuo perché, oltre la piccola svolta di questa rubrica, c’è una volta celeste che ci aspetta: è il cielo traboccante di stelle sopra il rifugio Ermitage, a Chamois. Visto che l’Atleta e io siamo sempre alla ricerca di case, casette, alberghetti, b&b dove trascorrere i giorni in cui conviviamo quando lui scia e io lo seguo e cerco sole e silenzio, l’esperienza in rifugio mancava alla lista dei luoghi in cui noi due nomadi d’amore potevamo trovare un tetto e un pasto caldo e soprattutto non cucinato da me.

Quindi, qui abbiamo trovato: una volta celeste trapuntata di stelle a portata di mano, il silenzio bianco intorno (dove si scia sì, ma si cammina, si bobba, si prende il sole), tanto legno e un po’ di pietra dentro e poi lei Clarissa, la donna rende questo rifugio lo splendore che è: accogliente, piacevole, con ottimo ma proprio ottimo cibo, e pure il cuoco che ti dà la ricetta della torta di pere e cioccolato e della crostata con la scorzetta d’arancia e la cannella, colazione abbondante con uno yogurt delizioso, i toast, i cereali. Una saletta comune ricolma di giochi in scatola e libri. Un bambino adorabile, suo figlio, che si presenta dicendo: “Ciao, io sono il bambino del rifugio” e poi e poi… tutti gli altri ospiti.

A noi piace moltissimo sederci al tavolo comune, a cena, e conoscere persone, compresa una bimba di due anni che mangiava tutta contenta la zuppa di verza e fontina, chiacchierare, raccontarsi la vita, condividere una caraffa di vino rosso, scambiare racconti di montagna (e di città).

Ero stata in questo rifugio d’estate, ci sono tornata in inverno per tutti i motivi che ho elencato fino a qui, più uno: è aperto anche in inverno e si raggiunge camminando dieci-quindici minuti in salita. Sono pochi, ma bastano per essere nel bel mezzo della pace perfetta del bianco, con le cime delle montagne intorno che spezzano il cielo rosa dell’alba e quello rosso del tramonto e brillano sotto la luna la notte.

Dal centro di Chamois, dunque, basta far alzare un minimo i battiti del cuore, avere un paio di scarponcini con una buona presa sulla neve ed è fatta: siete sotto una svolta, ops, una volta celeste. Ci vediamo lì, quest’inverno? 

riflessioni sulla volta celeste

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