Caterina e l’amicizia, tra serie e realtà

Giovedì. Arriva sempre. Arriva anche quando sembra distantissimo, al di là di montagne, battaglie e giorni campali. Arriva e qualsiasi cosa ci sia da fare fino alle 18 ha un peso un po’ più lieve se non è molto piacevole. Ha il doppio del gusto se invece è bella.

Giovedì è quasi meglio di certi venerdì. Giovedì è il giorno in cui i figli sono con il papà. Il giorno in cui dall’uscita da scuola al mattino dopo la casa si svuota, la connessione a internet corre più veloce, il frigo può restare senza cibo senza troppi sensi di colpa. E quando Caterina rientra dal lavoro, la sua casa, illuminata dal sole fino al tramonto, la accoglie con una complicità e un affetto che ogni volta la sorprendono, la deliziano, la cullano.

Certi giovedì entrare in casa è solo un passaggio che le fa l’occhiolino, tra la fine della giornata di lavoro e l’inizio di una serata.

Di cinema o chiacchiere con le persone alle quali vuole bene, in giro per la città, a scoprire piccoli nuovi posticini, in cui assaggiare un piatto speciale, godersi la fioritura di un glicine, una lista di vini dai nomi evocativi, sapori che sanno di viaggi e di paesi lontani da trasformare in biglietti e tragitti per le vacanze. Le ultime letture da condividere, i racconti su come stanno crescendo figli e figlie, la temperatura presa alle relazioni sentimentali, la soddisfazione o frustrazione al lavoro. Le novità belle o brutte intorno alle quali tessere una rete di parole, ipotesi, “la mia psicologa dice che…”.

Uno spazio di ascolto senza giudizio, reciproco, dove ci si sente accolte per davvero. Le amiche. I giovedì. Imprescindibili e splendidi giovedì con imprescindibili e splendide amiche.

Desiderio di silenzio

Poi ci sono gli altri. I giovedì in cui tornare a casa per starci. In cui il desiderio di silenzio, divano, un passato di zucchine con un filo d’olio e una tisana al biancospino sono in cima alla lista dei bisogni, dei voleri e delle aspirazioni di Caterina.

Prima c’è un lungo bagno caldo, centimetri di schiuma profumata, la pelle dei polpastrelli che si cuoce, l’acqua che mescola e stempera le sensazioni. Poi c’è l’asciugamano e da quel momento in poi sarà tutto un avvolgersi. Nella copertina leggera sul divano e nel calore della minestra e nel fumo profumato che salirà dalla tazza azzurra e, infine, nel suo letto.

Ma ecco, ora Caterina scalda la cena, collega la tv a Netflix e si gode la serie del momento. Certo, lo fa anche gli altri giorni, ma il giovedì questo gesto ha un gusto particolare. Comincia prima, dura di più, il soggiorno è tutto per lei e la cerimonia di premiazione può cominciare. Sei stata brava, Caterina, a occuparti di tutto – si dice – adesso goditi ciò che ti va.

E ciò che le va, certi giovedì, sono queste serie, traboccanti di personaggi femminili interessanti e vicende vicine alle sue emozioni anche se di epoche o età lontane da Caterina. La fantastica signora Maisel, nella New York della fine degli anni ’50, Le ragazze del centralino, a Madrid nel 1928, Good girls revolt di nuovo a New York, negli anni 60′ e ora The bold type, la storia di tre ventenni che lavorano a Scarlet, una rivista femminile e femminista.

Donne, protagoniste meravigliose appassionate intelligenti audaci innamorate fiere capaci creative coraggiose. Donne che lottano per il lavoro che le libera dalla dipendenza economica e per il lavoro che amano visceralmente, per i loro diritti, con le loro insicurezze e consapevolezze profonde.

Ma soprattutto donne amiche tra loro, capaci di una solidarietà profonda e totale che, nel suo pigiama a righe e nell’intimità solitaria della sua casa, Caterina riconosce profondamente. Fin sotto la pelle, fino al centro dell’anima. Alla fine il giovedì è comunque e sempre il giorno in cui lei celebra l’amicizia, chiusa in casa davanti allo schermo o sotto un cielo di stelle di città.

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