Caterina, i figli adolescenti e la vita fuori dalla porta

Tutto è nato dal senso di allarme provato nel vedere il tempo e l’attenzione, le energie e l’entusiasmo dei figli adolescenti, la vita, le dita, gli occhi risucchiati da uno, due o tre schermi anche contemporaneamente e per ore innumerevoli, nella fruizione di contenuti online, situazioni virtuali più o meno fantastiche, giochi, storie in varie forme e con diversi ruoli.

Caterina ha realizzato che, se e quando sono lasciati liberi di fare solo ciò che vogliono, i due adolescenti scelgono, per lo più, di stare davanti a un video, nella stessa posizione fisica per ore, seduti o sdraiati, in un luogo solo o al massimo due: un divano (o un letto), una sedia.

Lasciare i figli a briglia sciolta non è stato solo un modo, un test casalingo per capirne meglio il comportamento: è stata anche stanchezza, tanto lavoro, la confusione di molte domande su come fare i genitori in un mondo rivoluzionato dalle tecnologie e dalla connessione costante.

Poi ha provato a fare come loro… a lasciarsi coinvolgere da decine di puntate di serie tv una più affascinante dell’altra, per vedere che effetto facessero e l’ha sentito, l’effetto, fortissimo e chiaro, ammaliante e totalizzante.

Arrivava ai fornelli più tardi del solito per cena, rispondeva a monosillabi se la chiamavano (i figli iper-connessi) dall’altra stanza, il sabato mattina non faceva colazione prima di aver visto finire quella puntata in cui…

Il distacco dalla realtà

Allora ha sentito, o creduto di sentire, quello che loro vivono, quotidianamente, nelle loro maratone da schermo, lontanissimi dalla vita da vivere con i sensi, il corpo, gli incontri dal vivo: dipendenza, facilità, comodità e poi, alla fine, però, anche ansia, spaesamento, sonno, nervoso.

E ha sentito il distacco verso il mondo là fuori sul punto di formarsi come una crosticina di polvere sempre più spessa. Davvero è solo un altro modo di vivere o un modo di…? Ma non riusciva a darsi risposte, nemmeno a formulare bene la domanda, tra la voglia di non essere retrograda e il dubbio sul fatto che siano “solo” altri tempi, che “fanno tutti così”.

Poi c’è stato un altro piccolo episodio, una conversazione con una sua amica più giovane, Valentina, che ha un’età a metà strada tra la sua e quella dei figli: “Ma se stessero tutto quel tempo immersi in un libro saresti meno in allarme?”. Sì, no, diceva Caterina: è diverso, ma in che cosa è diverso, se lo è?

Un abbozzo di comprensione

Poi, ha deciso di rivolgersi a un centro della sua città in cui psicologhe preparate sono a disposizione, gratuita, dei genitori che hanno dubbi educativi. E lì, un pezzetto si è aggiunto al discorso: ha raccontato dei suoi figli, ha aggiunto dettagli, ha espresso le sue domande ad alta voce e ha formulato, grazie anche alle parole delle psicologhe, un’ipotesi, in cui tutto pian piano si è sistemato in un abbozzo di comprensione.

Il mondo, là fuori, ai suoi due figli adolescenti, fa davvero un po’ paura, anche il mondo dentro fa paura e porta con sé insicurezze e domande su di sé, e l’incontro tra i due mondi spaventevoli è senza dubbio, certi giorni, proprio terrificante. In mezzo, dunque, c’è lo schermo, che ha, tra le altre, anche la funzione di proteggere moltissimo.

Non è negativo o positivo in assoluto, lo è nel momento in cui la protezione diventa difesa disfunzionale, un modo per non mettersi nella condizione di provare a vivere davvero, con tutto ciò che comporta: sbagliare, vincere i dubbi su di sé, essere accettati e benvoluti, accettare e benvolere, misurarsi sulle proprie capacità, scoprire i propri gusti e tutto per tentativi.

I libri come riparo dal mondo

Poi Caterina si è ricordata, all’improvviso, della sua “dipendenza” dai libri, da ragazzina… passione sì, ma anche prigione: erano altrettante superfici narrative che la tenevano al riparo dal mondo e alle quali tornava sempre, perché là fuori il mondo non era mai così interessante, epico, estremo come i libri, perché nei libri poteva vivere molte vite, fantasticare, immaginare cose senza di fatto provare a realizzarle mai. Era solitaria, casalinga, sdraiata, insicura, nascosta, come loro.

Forse da lì lei può partire per mettere dei limiti e spingere i suoi figli fuori dalla porta di casa, a vivere scorticature si spera leggere e il bel sole di giugno, e in generale il sole del mondo reale sulla pelle.

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