Ci sono cose vietate ai minori

Tatuaggi, piercing, lampade abbronzanti, tabacco, alcoolici:
ci sono cose che non si possono fare, nemmeno con il consenso dei genitori

Voglio fare un tatuaggio! Voglio il motorino! Voglio andare in vacanza da sola! I “voglio-voglio-voglio” dei figli sono tanti, sfiancanti e spesso un po’ sciocchini. Se le nostre serissime motivazioni genitoriali sono accolte dai ragazzi debolmente, sappiate che la legge dice la sua su alcuni problemi scottanti, a sostegno di quel chiaro e semplice “no” che a noi adulti responsabili sembra un faro lampeggiante nella notte.  

Tatuaggi & piercing

Anche se siamo circondati di persone tatuate dal collo alla caviglia, i segni tribali sulla pelle dei minori di 16 anni non si possono fare. Il centro estetico che disobbedisce può essere perseguito per lesioni personali, anche nel caso di un tatuaggio tenue e localizzato. La legge che regolamenta il settore è obsoleta, è vero, perché risale al 1990, ma nell’attesa di un aggiornamento vige il divieto di eseguire tatuaggi e piercing.

Tra i 16 e i 18 anni il tatuaggio si può fare, tuttavia serve il consenso informato reso personalmente dai genitori o dal tutore.

Unica eccezione: i buchi alle orecchie, che sono permessi anche a bambine e bambini minori di 16 anni, ma sempre previo il consenso informato reso personalmente dai genitori.

divieti per minori

Lampade abbronzanti

In Italia le lampade solari sono vietate per legge ai minori di 18 anni da maggio 2011, eppure qualche centro estetico continua a farle. Sbagliato, perché c’è un serio rischio di aumento di tumori cutanei. D’altronde, per chi viola la legge non sono previste sanzioni e verosimilmente servirebbero maggiori controlli. Noi suggeriamo di evitare l’abbronzatura artificiale e di passare più tempo possibile al sole, facendo il pieno di vitamina D.

Una curiosità: i lettini abbronzanti sono proibiti anche alle donne in stato di gravidanza. 

Tabacco e sigarette elettroniche

Qui cadiamo nell’ovvio: bambini e tabacco non devono stare vicini.

Ma guardatevi un po’ intorno. Avete mai visto un minore di diciotto anni fumare? Certo che sì. Per strada, davanti ai locali pubblici, nei bagni delle scuole: c’è sempre un ragazzino o una ragazzina con la sigaretta in bocca. Bene: non sta andando contro la legge, perché i minorenni – ahi ahi ahi – possono fumare. Sembra strano ma è così. 

La normativa italiana proibisce di vendere, a chi non abbia compiuto 18 anni, prodotti contenenti nicotina, tabacco e suoi derivati, nonché sigarette elettroniche nelle quali siano presenti le stesse sostanze. Questo toglie anche il dubbio sulla possibilità di mandare i piccoli dal tabaccaio a comprare le sigarette per lo zio o la nonna. Non si può.

Se la maggiore età del compratore non è evidente, il venditore è tenuto a chiedere di mostrare un documento di identità. Le sanzioni in caso di inadempienza sono elevate: si va dai 500 ai 3000 euro, in caso di recidiva fino a 8000 con revoca della licenza. Tuttavia non esiste un divieto di fumo per i minorenni. Esiste solo il divieto di vendere, offrire o procurare sigarette. 

Fumo: altri divieti

Sul fumo c’è qualcosa in più da sapere. In Italia è vietato fumare, per chiunque, che sia maggiorenne o minorenne, negli autoveicoli privati in presenza di minori e donne in gravidanza.

È risaputo che non si può fumare nei locali pubblici come bar, birrerie, ristoranti e cinema, ma non tutti sanno che è proibito anche fumare all’aperto. A partire dal 6 luglio 2015, con l’approvazione dello Smoke-free Environment Act, la sigaretta non può essere accesa nel raggio di quattro metri da uno spazio all’aperto con posti a sedere. Se si mangia in una fiera gastronomica, i metri liberi dal fumo diventano dieci.

Altre speciali tutele impongono di spegnere la sigaretta nelle vicinanze di presidi ospedalieri o di istituti di cura pediatrica e nelle pertinenze esterne (cioè su terrazze o balconi) dei reparti di ginecologia, ostetricia, neonatologia e pediatria. 

Vino, birra e superalcoolici

La legge è intervenuta più volte negli anni per regolamentare la vendita di alcoolici ai minorenni. A oggi è un reato penale – gravissimo – somministrare qualsiasi bevanda con gradazione alcoolica ai minori di 16 anni. Una legge più recente, del 2017, proibisce di servire alcoolici anche ai ragazzi tra i 16 e i 18 anni. Eventuali violazioni tuttavia non fanno scattare il codice penale ma il codice civile, con sanzioni amministrative da 250 euro a 1000 euro. Qualora il fatto fosse commesso più di una volta, la sanzione sale fino a 2000 con la sospensione dell’attività per tre mesi.

Acquisti online

Un clic e via: il vestito è nel carrello! Anche se i bambini sono molto più abili degli adulti nell’utilizzo delle nuove tecnologie, i siti di e-commerce, i pagamenti digitali e le aste online sono vietati ai minori. La legge nega il permesso di stipulare contratti o dare consensi a chi non abbia compiuto 18 anni. Se il contratto viene stipulato comunque, di norma può essere dichiarato nullo e questo dà diritto ai genitori di pretendere il rimborso della somma spesa. 

C’è un però: si può chiedere l’annullamento del contratto a patto che il minorenne non abbia taciuto o falsificato la propria età attraverso comportamenti ingannevoli. Se il minorenne dovesse, nonostante le chiare indicazioni all’interno delle condizioni generali, dichiarare di essere maggiorenne e fornire indicazioni false sull’età per comprare oggetti o accedere a siti e servizi, la richiesta di restituzione di quanto pagato diventa quasi impossibile.

La soluzione? Tenere la carta di credito lontano dai bambini. 

Soggiorno in hotel

Eh no, mi spiace, la vacanza con gli amici deve aspettare ancora un po’. I minori possono soggiornare in albergo solo se accompagnati dai genitori o da un adulto maggiorenne. Certo, questo rovina un po’ l’idea di partire all’avventura zaino in spalla e possiamo sinceramente dispiacerci, ma in fin dei conti si tratta di aspettare solo qualche anno.

Da ricordare anche che un minorenne accompagnato da un maggiorenne diverso dai genitori, può soggiornare in albergo solo con una specifica dichiarazione di assenso rilasciata da mamma o papà. Giustamente!

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