Ci sono bambini che rifiutano i coetanei. Per quale motivo?

Relazione asimmetrica
Non per tutti i bambini i coetanei sono i migliori compagni di giochi.
Ci sono bambini ai quali piace, soprattutto, la compagnia dei grandi, bambini o adulti. 

Ce lo scrive Maddalena, mamma di una bambina di 6 anni.

“Mia figlia non ama la compagnia dei suoi coetanei, né a scuola né in altri contesti, per esempio i giardini o i campi estivi. E’ figlia unica ed è cresciuta senza cuginetti o altri bambini intorno. Preferisce stare sempre vicino a un adulto, nello specifico a me che sono la mamma. Se ci sono altri bambini a cena, per esempio, preferisce stare al tavolo coi grandi. E se mi intrometto per farla giocare con altri bambini, viene accettata malvolentieri e spesso torna dopo paco da me, piangendo. Sono preoccupata, cosa posso fare?”.  

La gestione dei rapporti con i pari è un momento delicato per i bambini.

“La bambina si identifica con figure di accudimento adulte, che si prendono cura di lei, perlatro in modo esclusivo”. A spiegarlo è la dottoressa Francesca Maria Collevasone, psicologa e psicoterapeuta.

“La presenza dei pari di età o addirittura di bambini più piccoli è un fenomeno nuovo per quesrta bambina, considerato che non ha fratelli. Questo le rende difficile la relazione con gli altri bambini.

La relazione asimmetrica e non competitiva 

Nell’interazione con i bambini più grandi o con un adulto, la bimba gioca in una posizione di relazione asimmetrica, dal momento che “il grande” è diverso da lei per grado di sviluppo evolutivo e anche nell’aspetto fisico.

Anche i bambini più grandi sono “diversi”: svolgono compiti più complessi, sanno fare cose che lei non ha ancora imparato a fare e quindi sono più forti.

Insomma, il “grande” offre un’opportunità di identificazione, Nel pensiero della bambina, stare col grande significa poter diventare come il grande.

La relazione asimmetrica non implica il confronto. Implica piuttosto il giudizio, se si tratta del genitore o di un educatore. E proprio per questo non c’è competizione.

Relazionandosi solo con i grandi, la bambina inoltre sperimenta diversi ruoli in un clima di sicurezza. Gioca ora la parte della grande (meccanismo identificativo che le consente di vedere com’è essere grandi), ora la parte della piccola (meccanismo regressivo che le permette di ottenere le cure della piccola).

Diversa è la configurazione relazionale che si crea con i pari di età. Nell’età prescolare, anche un anno di differenza incide sulle competenze motorie, cognitive, emozionali e relazionali del bambino.

Disagio o sviluppo precoce?

I bambini che si rifiutano di stare con i pari utilizzano motivi apparenti, proprio perché il confronto li mette a disagio e non possono giocare a fare “i piccoli”.

Esiste anche la possibilità che, essendo stata la bambina molto con gli adulti, abbia già sviluppato competenze più evolute rispetto ai bambini della sua età e quindi trovi effettivamente noiosa la loro compagnia.

Questo succede spesso là dove la cura dell’adulto è stata propedeutica agli apprendimenti degli anni successivi: ci sono famiglie dove il bambino ha già fatto cose da grande che normalmente i piccoli imparano all’asilo o addirittura alla scuola elementare.

Questo tipo di educazione prescolare, se da una parte offre al bambino opportunità di sviluppo precoce, dall’altro può rendere difficile l’integrazione con il gruppo dei pari che fanno cose diverse, rispetto alle quali il bambino ha già consolidato l’apprendimento.

Trovare l’equilibrio, caso per caso 

Nella relazione asimmetrica del bambino che prova disagio con i coetanei perché non può comportarsi “da piccolo”, come bisogna comportarsi?

Serve un genitore che faciliti l’interazione con i coetanei in modo giocoso, a partire dal contesto extrascolastico.

Può essere utile organizzare una piccola festa dove invitare i compagni della stessa età. Anche incentivare la relazione con i coetanei ai giardinetti aiuta, a patto di mediare attraverso la presenza del genitore.

Stare con il bambino mentre gioca con i coetanei lo rassicura e consente all’adulto di comprendere e riparare i punti di rottura al momento opportuno.

Per i bambini cognitivamente più maturi

I bambini che fanno fatica a integrarsi perché hanno un livello cognitivo più avanzato dei coetanei hanno bisogno di un altro supporto.

Va spiegato che non tutti imparano a fare le stesse cose nello stesso momento.

“La collaborazione con i più piccoli può essere incentivata aiutando il bambino a comportarsi da ‘tutor’. In questo modo può sentirsi utile e trovare piacere nell’interazione”, spiega la dottoressa Collevasone.

Meglio comunque non interferire troppo con le preferenze di un bambino che trova stimolante il confronto con i più grandi. L’importante è trovare un buon equilibrio con la frequentazione dei pari, con i quali comunque si condivide il percorso scolastico”.
relazione asimmetrica

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