Cognome paterno al riconoscimento: è discriminatorio

da | 3 Feb, 2021 | Lifestyle, News

Alla nascita il figlio prende il cognome del genitore che lo riconosce per primo. Se i genitori sono due, viene assegnato in automatico il cognome paterno. La Consulta si chiede se è davvero costituzionale.

Sono passati cinque anni da quando la Consulta ha bocciato l’automatismo secondo cui in Italia il figlio prende il cognome paterno. L’impossibilità di richiedere l’attribuzione del cognome materno al momento del riconoscimento di entrambi i genitori è discriminatorio nei confronti della donna. “Un’irragionevole disparità di trattamento tra i coniugi, che non trova alcuna giustificazione nella finalità di salvaguardia dell’unità familiare”, diceva. Una sentenza caduta nel vuoto, poiché nulla è stato fatto in Parlamento. Ogni tentativo è arenato; ma la Consulta torna a parlarne e si chiede se davvero questa “non possibilità” sia costituzionale.

L’articolo 262 del Codice Civile

È l’articolo 262 del Codice Civile ad essere messo in discussione. Nel 2019 il Tribunale di Bolzano ha richiesto alla Consulta di pronunciarsi rispetto all’ articolo 262, primo comma, del codice civile, che regola l’assegnazione del cognome del figlio nato fuori dal matrimonio. L’articolo stabilisce – così come per i figli nati da una coppia unita in matrimonio- che “il figlio assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto”, ma se “il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio assume il cognome del padre”. Una legge ingiusta per molte mamme e molti genitori; che la stessa Consulta ritiene anomala “secondo criteri consoni al principio di parità”. Per dare risposta al Tribunale di Bolzano la Consulta fa un passo indietro e si domanda il senso e la costituzionalità di questa normativa.

Il doppio cognome: ma quello materno dopo

Dal 2017, in seguito a una sentenza della Consulta a cui è seguita una circolare del Ministero dell’Interno, è diventato possibile però dare ai figli il doppio cognome. Il cognome della madre dopo quello del padre: non c’è altra scelta. La richiesta del doppio cognome si può fare al momento della nascita, oppure a posteriori facendo domanda al Prefetto della Provincia, allegando documenti di identità e dichiarazione di assenso dei due genitori.

La proposta di legge

Per cercare di rinnovare ancora una usanza che ha lasciato l’Italia molto indietro rispetto al resto d’Europa, nel gennaio 2019 è stato presentato dal Movimento 5 Stelle il disegno di legge “Disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli”. La proposta cercava di dare libertà alla coppia di scegliere il cognome da assegnare ai figli, cancellando l’automatismo normativo che, a detta dei firmatari, toglieva dignità alle donne e madri. Questo significava dare ai genitori la possibilità di scegliere l’ordine dei due cognomi o, altrimenti, di assegnare solo quello della madre al posto di quello paterno. A patto che ci fosse accordo tra genitori, ovvio. Siamo rimasti a quel punto e ora, con questa nuova interrogazione della Consulta, potrebbe essere arrivato il momento di aggiornare una faccenda tutta italiana.

La scelta del cognome in Europa

La Corte di Strasburgo ha già richiamato l’Italia in passato, ritenendo la normativa discriminatoria verso le donne e in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Aveva invitato lo Stato italiano a ipotizzare una deroga all’automatica attribuzione del cognome paterno, cercando di allinearsi a quello che succede negli altri Paesi europei. In Spagna è prassi che i figli prendano il doppio cognome, nell’ordine scelto dalla coppia. I genitori francesi possono scegliere se dare i due cognomi o uno dei due e quale. In altri Paesi i genitori possono scegliere addirittura un cognome esterno alla coppia.

La paura italiana: appartenere a una stirpe

Ma in Italia non tutti sono pronti al grande passo. Ci sono stati commenti al dibattito scatenato da Bolzano che parlavano di assalto alla famiglia, che raccontavano lo sconcerto di fronte ad azioni che snaturano il concetto di stirpe. Togliere il nome di una famiglia, quella del padre, secondo alcuni significa rinnegare l’appartenenza a una storia, a una tribù. Secondo loro cambiare la normativa vuol dire cancellare tradizioni e radici; crescere nuove generazioni senza passato e senza radici. Chissà perché però la tradizione, la stirpe e le radici debbano essere legate indiscutibilmente alla famiglia del padre.

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