Come tieni la matita? Tutto quello che c’è da sapere sull’impugnatura

da | 19 Gen, 2021 | Lifestyle

All’impugnatura si presta sempre meno attenzione: come capire se è disfunzionale? E cosa significa disgrafia?

Sul dito medio della mano destra ho ancora il segno del mio callo da scrittore. Si arrossava dopo i temi, lunghi come si scrivevano una volta, dopo pagine e pagine di diario segreto, dopo qualche lettera particolarmente sentita e corposa. 

Ricordo mio nonno che ogni volta si avvicinava per controllare come stessi tenendo la penna. Ero affezionata a quel callo e ne ho un ricordo molto romantico. 

No, i ragazzi di oggi non lo hanno il callo da scrittore; loro che secondo una ricerca commissionata da OnePlus, azienda cinese produttrice di smartphone, percorrono con il dito sul display del cellulare in media 263 metri al giorno. E poi, quando prendono in mano una penna, è spesso un gran casino.

All’impugnatura si presta sempre meno attenzione e lo si fa in genere solo quando è evidentemente sbagliata. 

Ma cosa deve guardare un genitore per capire se l’impugnatura è “disfunzionale”? E come si fa a correggerla? Lo abbiamo chiesto a Marta Cappello, pedagogista e grafologa, consulente CARIOCA per l’ideazione e la verifica dei prodotti destinati ai bambini.

L’impugnatura giusta 

L’abilità della presa è complessa e ha bisogno di esercizio per svilupparsi e per maturare, per questo motivo l’impugnatura va insegnata fin dalla scuola dell’infanzia, in contemporanea con le attività di disegno, l’uso delle forbici e lo sviluppo delle autonomie, come per esempio l’impugnatura delle posate o dello spazzolino.

“L’impugnatura è un prerequisito fondamentale per scrivere senza fatica e con piacere – spiega la pedagogista e grafologa Marta Cappello -. Tenere in mano la matita permette al bambino di gestire con precisione il movimento e di sviluppare la motricità fine e la coordinazione occhio-mano. La corretta impugnatura dovrebbe essere insegnata a partire dall’età prescolare: è un errore associarla alla scrittura e all’inizio della scuola primaria”. 

Come si tiene la matita?

“In generale possiamo dire che la matita si impugna con le dita. Tre dita stanno insieme (tengono la matita) e due dita dormono”, spiega la pedagogista, che da tempo organizza corsi sulla corretta impugnatura a cui partecipano educatori, insegnanti, ma anche genitori e aziende produttrici di prodotti per l’infanzia. 

“In realtà sappiamo che esistono diverse impugnature funzionali, che dipendono dalla struttura e dalla mobilità della mano. In quest’ottica anche un’impugnatura a quattro dita o interdigitale è funzionale alla scrittura”. 

I bambini che usano molto i media digitali, a differenza delle generazioni precedenti, non fanno giochi di cortile e non utilizzando molto le mani. Per questo mostrano una competenza poco evoluta e una mancanza di tonicità nella muscolatura. 

Questo porta a un aumento della differenziazione delle impugnature. L’educazione alla corretta impugnatura va fatta dunque non per età anagrafica, ma per età grafo-motoria. “L’insegnamento dovrebbe essere suddiviso per tipologie di impugnatura. Può sembrare complesso, ma in realtà semplifica e include tutti i bambini nell’apprendimento”.

Impugnare bene: da quando

Associare l’impugnatura alla matita, alla scrittura o al disegno è errato. È una competenza fisiologica che incomincia con le pappe e l’utilizzo delle prime posate. Intorno ai due anni e mezzo, il bambino passa dall’impugnatura palmare, cioè di tutta la mano, all’impugnatura digitale. 

A questa età comincia anche a provare interesse per il disegno e la grafia. “Si dovrebbe aiutare il bambino a impugnare attraverso l’imitazione, la spiegazione, ma soprattutto fornendo gli strumenti giusti per l’età grafo-motoria. Matite di circonferenza troppo piccola, per esempio, rendono più difficile la presa”. 

impugnatura digitale

Le mie prime matitone

L’astuccio si compone sulle abilità di ciascun bambino, cercando di facilitare la presa con supporti adeguati. Il materiale oggi è sottovalutato, eppure incide moltissimo. 

“I prodotti idonei sono in generale quelli che seguono la progressione dal corto al lungo e dal diametro grande (detto jumbo) a quello piccolo. Super jumbo e jumbo sono le dimensioni ideali – continua la pedagogista Marta Cappello -. Personalmente utilizzo i prodotti CARIOCA, azienda italiana che garantisce un buon rapporto qualità-prezzo e che nel tempo si è dimostrata molto sensibile al tema dell’impugnatura, anche apportando migliorie ai prodotti o studiando linee per piccolissimi”. 

Qualche consiglio? “A partire da un anno e mezzo di età, consiglio strumenti come pastelli e Pennarelli Orsetti per disegnare, ma anche solo per giocare. Matite e pennarelli devono avere un diametro largo, essere corti e con punta morbida. Sempre per i piccoli, CARIOCA ha studiato una linea Baby con i Pastelloni 3 in 1 con matita, cera e acquerello, che sono più facili da tenere in mano finché il bambino non affina la presa”.

L’astuccio di scuola

“A partire dalla scuola primaria consiglio matite e gomme jumbo con superficie triangolare e non tonda, in quanto l’impugnatura risulta più confortevole e alleggerisce le tensioni muscolari. Le matite devono avere un fusto solido e diametro adeguato per agevolare la presa e la mina non deve essere dura. Matite e pennarelli classici, di diametro fine, sono da utilizzare con un’impugnatura più evoluta, a cavallo tra scuola primaria e secondaria”.

Non è detto però che l’obiettivo sia utilizzare strumenti di diametro più fine: molti adulti adottano penne spesse senza che questo sia considerato meno evoluto. 

“Anche l’uso esclusivo di pennarelli – continua l’esperta – porta il bambino ad alterare la percezione della sua forza rispetto allo strumento con cui scrive, poiché il pennarello funziona con qualsiasi impugnatura e in qualsiasi posizione. Purtroppo il pennarello in molte scuole dell’infanzia è considerato lo strumento principale se non l’unico, anche per il costo ridotto”. 

Strumento da usare con parsimonia sono le “matite con i buchi nel fusto”. Nonostante il bel design, in realtà portano inconsapevolmente i bambini ad abituarsi a impugnare la matita solo dalla punta. 

“Spesso i genitori chiedono consigli sui prodotti adatti ai loro figli. Per agevolare il reperimento ho approntato una cartoleria online (Cartoleriaergonomica.it) dove inserisco i marchi e i prodotti meglio pensati”.

Come riconoscere l’impugnatura sbagliata

Quali aspetti bisogna osservare per riconoscere tempestivamente una impugnatura disfunzionale? Qualcosa che non va quando:

  • la gestione dello strumento grafico è faticosa e dolorosa
  • il bambino/ragazzo ha una presa palmare dopo i 4 anni
  • il bambino/ragazzo non ha una presa a pinza
  • il bambino/ragazzo presenta un’impugnatura con evidenti iperestensioni delle dita o inversione della presa
  • la presa è troppo vicina alla punta, considerata disfunzionale a livello di coordinazione occhio-mano e per lo sviluppo di una visione binoculare.  

Educazione o intervento medico?

A oggi non è molto chiaro chi interviene in caso di impugnatura errata. “A scuola spesso non ci sono fondi per una formazione  specifica – dice la pedagogista -. Molte scuole dell’infanzia decidono di non occuparsene, considerandola una competenza da demandare alla scuola primaria. E ai genitori manca l’informazione”. 

Il problema della disgrafia in Italia è affrontato in due modi: quello educativo, in cui si considera la difficoltà di apprendimento e si tenta il recupero con figure come l’educatore del gesto grafico e il rieducatore della scrittura. Oppure c’è la visione medica, che considera la disgrafia una problematica innata e poco o per nulla modificabile, quindi da certificare. 

Ultimamente si predilige l’intervento medico, ma in realtà nella maggior parte dei casi con uno specifico e costante percorso educativo si potrebbe prevenire e risolvere la problematica.   

La rieducazione alla scrittura

L’educatore per la rieducazione della scrittura è un professionista che agisce in ambito preventivo e rieducativo. Nel primo caso affianca l’insegnante sviluppando e potenziando le abilità grafo-motorie personalizzate in base alle caratteristiche del bambino. Nel secondo caso, l’educatore recupera i mancati apprendimenti. 

L’impugnatura, come dicevamo, andrebbe corretta già nella scuola dell’infanzia. “Lavorare sulla correzione durante la scuola primaria potrebbe risultare faticoso – continua Marta Cappello – poiché il comportamento automatizzato dal bambino tenderà sempre a prevalere”.

impugnatura bambini

 

Leggi anche –> DSA – I disturbi specifici dell’apprendimento

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