Sopravvivere ai consigli non richiesti

Quando diventiamo genitori tutti si sentono in diritto di dirci la loro su come crescere il nostro bambino. Ma abbiamo davvero bisogno dei consigli non richiesti?

Sono pochi i campi in cui tutti si sentono luminari, fecondi dispensatori di provvidi consigli come quello della genitorialità. Al contrario di argomenti ostici come la fisica quantistica o l’etica kantiana, non serve aver studiato (e sudato) per diventare un’autorità. 

Il semplice dato di fatto di aver generato un pupetto basta a far sentire chiunque padrone del campo.

E così, dalla prima ecografia alla maggiore età dei figli, ogni genitore è tempestato di consigli e istruzioni per l’uso, a volte utili e apprezzati, spesso insignificanti e superflui.

I più gettonati? Ecco una simpatica rassegna dei “consigli non richiesti” in cui, ognuno di noi, prima o poi è incappato.

I racconti horror

A partire dalla terza settimana di gravidanza, le future mamme, sono rallegrate con avvincenti storie di parti sanguinolenti conditi da lacerazioni irrammendabili e incastri impossibili. Narrate con dovizia di particolari pulp da persone insospettabili, proseguiranno poi con sadici racconti di notti in bianco, febbroni inspiegabili e gastroenteriti micidiali. Da evitare accuratamente.

Le vicende dei beati angelici

Storie altrettanto improbabili arrivano da quei genitori (perlopiù mamme) che raccontano di parti indolori, di neonati che dormono 10 ore per notte dal secondo giorno di vita, di bambini che non hanno mai fatto un capriccio in vita loro. E che sicuramente a 3 anni conosceranno un paio di canti danteschi (del Paradiso, ovviamente!) a memoria.

Esisteranno di certo situazioni tanto idilliache, ma per noi che abbiamo dormito sì e no 10 ore in tutto nell’ultimo mese, non sono di certo una botta all’autostima.

I consigli non richiesti “da manuale”

E poi ci sono i consigli non richiesti degli esperti veri, incontrati nel loro studio, o letti su libri e giornali.

Hanno regole per tutto: come e quando allattare, dove e come far dormire i bambini, come stimolare la loro intelligenza e creatività, come esercitare la nostra naturale autorevolezza e così via.

Sarebbero utili  per formarsi un’opinione, non fosse che i consigli sono spesso contrastanti se non addirittura opposti tra loro e propinati come se il metodo proposto fosse l’unico possibile. Cosa fare quindi?

Il consiglio migliore? Fidati di te stesso

Se i primi giorni dopo il parto siamo pivelli e ovviamente inesperti, col passare del tempo impariamo a conoscere la nostra creatura e diventando, noi stessi, i migliori esperti.

Non sapremo tutto della genitorialità, ma nessuno meglio di noi conosce meglio il nostro bimbo e sente istintivamente cosa è buono e giusto per lui.

E’ il famoso istinto materno di cui parlava già il dottor Benjamin Spock una cinquantina di anni fa. Nel suo libro famosissimo: “Il bambino. Come si cura e come si alleva”, Spock raccomandava ai neogenitori di non prendere troppo sul serio i vicini di casa, non essere intimiditi dalle opinioni degli esperti e di fidarsi del proprio istinto.

Insomma, quale modo migliore di chiudere una sfida sul no agli esperti che esorta a non fidarsi degli esperti? “Fidati di te stesso, ne sai più di quanto credi”.

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