Archeologia d’infanzia. Ovvero: cosa ricordare dei primi anni dei nostri figli?

Mentre state leggendo questo articolo, io avrò compiuto quattro anni di paternità

In questi mesi si formeranno i primi ricordi di vita di Simone, mio figlio. Di tutto ciò che c’era prima, nonostante fosse fondativo per il suo carattere e temperamento, la mente non terrà traccia e sarà impossibile recuperarlo persino con la psicanalisi. La cosiddetta amnesia infantile.

Come gli archeologi che spazzolano il pianeta alla ricerca di oggetti testimonianti l’obliata vita millenaria e il segno di civiltà antecedenti alla scrittura, mi trovo a cercare le piccole testimonianze della mia vita con Simone, prima che tutto evapori.

Uno di questi testimoni è la tivù, un schermo di 32 pollici nero, che in mezzo al salone ci ha visto passare sere e notti davanti “al yoyo”, la riproduzione onomatopeica del nome del canale RAI dedicato alla prima infanzia. Un nome che Simone riusciva a pronunciare già a 18 mesi e che fino a oggi predilige al più tecnico “cartoni animati”. E così ho fatto anch’io.

Il nostro primo amore fu una ragazzina bionda col foulard rosso di nome Masha, che vive con una sorta di mono-genitore muto dalle sembianze di un orso. Lei è l’immagine viva e vivace dell’essere bambino, curiosa della vita e degli adulti, che non teme la sfida al mondo e alle sue regole. Fa tutto con la leggerezza e la simpatia di cui sono capaci i bambini.

Orso, nonostante la quantità non indifferente di rabbia e frustrazione che gli causa la dinamicità di Masha, ricambia con affetto. Sarà per questo che mi vedevo sotto la sua maschera. Masha e Orso arrivano a patti, alla fine, e capiscono i limiti invalicabili del reale, ma anche che la struttura del mondo adulto è poco logica o poco accogliente per i piccoli.

Orso non teme di adattare queste strutture alle loro esigenze. Uno “yoyo” che racconta il rapporto tra adulto e bambino senza giudizi.

L’opposto è Topo Tip, dove il piccolo topo si presenta già dalla sigla come “birbante e snervante”. Per un infinito numero di puntate deve imparare dai suoi sbagli e peccati. È la raffigurazione di tutti gli stereotipi sui bambini: inadatti, pieni di impulsi sbagliati, combinaguai e disturbanti la quiete del mondo razionale degli adulti.

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Tip passa il tempo a imparare ad adeguarsi alla visione dei grandi e a scoprire – sconfitto – che le sue idee e desideri portano solo pasticci e guai. L’unica via di redenzione è seguire le regole.

Una sorta di “catechesi animata” che dietro la retorica delle regole nasconde un ottuso atteggiamento di superiorità, di sordità e non-ascolto verso i bisogni degli altri, in questo caso i bambini. Se ho guardato qualche puntata sarà forse per ricordarmi cosa non sotterrare nella testa del mio piccino.

Quando Masha si è sentita abbastanza grande da lasciare Orso e andare a vivere in città, le commoventi espressioni di Orso mi hanno riportato a una domanda che vagava spesso nelle mia testa di padre. Se vengo a mancare in questi primi anni, Simone di me cosa ricorderà? Sapevo già la risposta. Niente! Rimarrò immortalato nell’inesplorabile sottosuolo della sua vita. Per chi ama, questo è sufficiente.

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