Il dress code a scuola, tra divieti e buon senso

Quale dress code scegliere a scuola? Favorevoli o contrari a divisa e grembiulino? Ne parliamo con Alessandra Montanaro, fashion designer dress code scuola

Se è vero che l’abito non fa il monaco, è altrettanto vero che i bambini e i più giovani con il loro abbigliamento si raccontano, contestano, si conoscono e riconoscono. Ma a tutto c’è un limite. Almeno questa è la posizione di alcuni presidi milanesi che la scorsa primavera hanno vietato un look troppo svestito nelle classi.
Giusto? Sbagliato? Sessista? Ne abbiamo parlato con Alessandra Montanaro, fashion designer, coordinatrice del corso di Fashion design presso lo IED Moda e mamma. Chi meglio di lei per dare qualche consiglio ai giovincelli?

La moda oggi

In aula no ai bermuda, alle gonne corte, alle magliette aderenti o che lasciano scoperto l’ombelico, alle scollature, ai pantaloni stracciati, ai cappucci delle felpe tirati su e persino ai cappellini da rapper. Le circolari scolastiche sul dress code  scolastico si fanno sempre più stringenti. Il motivo è che ragazze e ragazzi si vestono in maniera davvero strana? O siamo noi adulti a esserci trasformati in anziani  brontoloni?
Lo streetwear è la tendenza del momento che guida le scelte di ragazze e ragazzi – commenta Alessandra, che per anni ha lavorato come designer tra l’Italia e l’Asia. I valori alla base di questo trend sono la democrazia e la moda accessibile a tutti. Uguaglianza e immediatezza le parole d’ordine. E per distinguersi i ragazzi scelgono brand di nicchia. Così si differenziano dall’uniformità delle grandi catene di mass market. Instagram è il mezzo di comunicazione, veloce e visivamente impattante. I
giovani cantanti pop e R&B le nuove icone di riferimento”.

Il galateo dell’abbigliamento

Vestirsi esprime personalità, ma vestirsi adeguatamente esprime intelligenza sociale.
L’abbigliamento è cultura e rispetto di sé e di chi ci sta attorno – continua Alessandra Montanaro -. Gli abiti servono a coprirci, ma anche a darci un aspetto curato e pulito. Una corretta scelta dei vestiti in funzione delle diverse circostanze identifica un ruolo all’interno della società e mostra la volontà di rispettare se stessi, chi ci accompagna e chi in quel determinato contesto lavora. Questo vale anche in classe. L’outfit scolastico dovrebbe basarsi su questi criteri, con l’obiettivo di rendere gli studenti adeguati alla situazione in cui si trovano. Il rispetto può anche aiutare ad evitare alcune problematiche sociali, per esempio il bullismo”.

I divieti servono?

Le circolari emesse alla fine dello scorso anno scolastico dai presidi milanesi  vietavano ai ragazzi di vestirsi a scuola come in spiaggia. Questo divieto è stato contestato non solo dagli studenti, ma anche da professori e altri presidi perché non educativo. Obbligare i ragazzi a vestire o non vestire in un certo modo è utile? Oppure rischia di essere un ulteriore pretesto di braccio di ferro tra adulti e adolescenti? “Non dovrebbe essere necessario arrivare a porre dei divieti sull’abbigliamento – commenta Alessandra Montanaro – in quanto i criteri di scelta fanno parte dell’educazione trasmessa dalla famiglia (o almeno dovrebbe). Purtroppo la frenesia della contemporaneità e le scelte familiari non sempre trasmettono la corretta struttura culturale e di valori, anche nel guardaroba. Proprio per
sopperire a tali mancanza è stato necessario un intervento delle istituzioni (in questo caso delle scuole). Un intervento teso a guidare la crescita culturale dei ragazzi perché siano capaci di inserirsi correttamente in ambito sociale”.

Regole anche per i professori

Ma se si vincolano i ragazzi a (non) vestire in un determinato modo, si dovrebbe fare altrettanto con i docenti? Il buon esempio passa anche da loro (anche per quanto riguarda l’abbigliamento)? “Assolutamente sì. I docenti sono figure di riferimento e di esempio. Il rispetto delle regole deve necessariamente partire da loro. Gli abiti devono quindi essere comodi, pratici, ma devono rispettare il ruolo che rappresentano: no quindi a braccia, gambe, schiena e pancia troppo scoperti”.

La divisa: pro o contro?

Le scuole straniere spesso impongono la divisa anche per i più grandi. In Italia l’uso del grembiule sta per essere abolito anche nelle scuole materne. “Personalmente sono favorevole all’uso del grembiule, che svolge diverse funzioni importanti. Prima di tutto rappresenta l’appartenenza a un gruppo sociale (alla classe e alla scuola frequentata dai bambini). Poi consente una facile riconoscibilità dei bambini da parte dell’insegnante. È inoltre un capo pratico e funzionale in quanto permette libertà di movimento, senza sporcare o rovinare i propri vestiti. Molti genitori lo trovano un “impegno aggiuntivo”, ma in realtà il grembiule aiuta a tenere puliti e in ordine i bambini durante e dopo la scuola. La creatività e la libertà di espressione non vengono meno usando il grembiule e possono essere stimolati con altre attività, all’interno della scuola o del contesto familiare, come avviene nei paesi anglosassoni dove da anni è in voga la divisa”.

dress code scuola

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