Educare alla bellezza? Si! Per tutta la vita!

Educare alla bellezza significa valorizzare la diversità e la ricerca del bello, anche quando non è facile. E noi adulti, ne siamo ancora capaci? 
Quando le maestre delle scuole d’infanzia hanno annunciato che il lavoro dell’anno avrebbe affrontato il tema della bellezza, sono rimasta senza parole. Mi sembrava un argomento difficilissimo per bambini dai 3 ai 6 anni. Poi ho provato a pensare al concetto di bellezza, a come si possono invitare i bambini, fin da piccolissimi, a perseguire la loro personale ricerca del bello. Un tema complesso e un augurio per la vita: cercare ciascuno la propria bellezza.

La bellezza è diversità

L’unicità del gusto è una delle prime cose da valorizzare quando si parla di bellezza ai bambini. Quello che è bello per una persona può non esserlo per un’altra; quello che affascina uno può disinteressare l’altro. L’educatore, che sia genitore o insegnante, deve mettere i bambini nelle condizioni di riconoscere il proprio bello, fornendo gli strumenti soggettivi per conoscere, scoprire e apprezzare la realtà nei suoi vari aspetti. La bellezza è diversità, al contrario dell’omologazione: siamo tutti belli nella nostra unicità e i gusti di ciascuno sono legittimi, anche e soprattutto se diversi dai nostri. Il senso estetico diventa patrimonio personale da sviluppare e da ricercare nel corso della vita. L’educatore non può che accogliere le bellezze, valorizzarle nella diversità e stimolare perché fin da piccoli non ci si vergogni della propria bellezza e non si rinunci a perseguirla e cercarla, mai.

Vedere e comunicare la bellezza

Vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno fa la differenza. Scoprire il bello anche quando non lo si aspetta è una caratteristica che rende più facile (e bella) la vita. È un’attitudine vagamente yogica. Piove? Il tempo ideale per le coccole! Piove ancora? Andiamo a divertirci a saltare nelle pozzanghere e aspettiamo l’arcobaleno. C’è un lungo e noiosissimo viaggio da fare in auto? Approfittiamone per fare qualche gioco, per raccontarci le storie, per giocare agli indovinelli. Sono più bravi i bambini a cercare il bello nella fatica. Questo esercizio, semmai, è più difficile per gli adulti. Se ne siamo consapevoli, non reprimiamo il loro naturale entusiasmo. lasciamoli liberi di lavorare di fantasia, anzi prendiamo esempio.

Circondarsi di bellezza

Dalla cura della propria tana passa anche l’amore per la persona. Vivere in un luogo bello è appagante per gli occhi e per l’anima, l’ordine (sempre secondo un senso personale) significa armonia e rende le attività più facili. Bene dunque coinvolgere i bambini nella sistemazione degli spazi a loro dedicati, ascoltando e rispettando il più possibile le loro aspettative e esigenze, seguendo i loro gusti estetici. Possiamo decidere insieme il colore della stanza, il copriletto da comprare, i quadri o i poster da appendere, le luci da tenere accese per rompere il buio notturno. La stanza dei bimbi è bella se è accessibile, se permette di raggiungere tutto da un metro di altezza. Vogliono abbellirla a modo loro? Chiudiamo un occhio e proviamo a predisporre un angolo artistico con tele da dipingere, un pezzetto di parete a lavagna per i disegni con gessetti, alcune superfici per gli stickers. Non è necessario andare al museo per scoprire il bello: partiamo dagli spazi casalinghi.

Gli spunti di Montessori e Steiner 

Educare al bello è montessoriano. Maria Montessori scriveva: “È la bellezza in tutte le sue forme che aiuta l’uomo interiore a crescere”. Nei suoi scritti evidenzia l’importanza di vivere in un ambiente bello, pulito e ordinato, a partire dalla casa. Ogni insegnamento montessoriano valorizza la cura e l’attenzione che si mette  nell’ambiente di vita, per renderlo bello e a educare il nostro senso estetico. Al centro c’è il bambino, sempre, che nei suoi spazi deve sentirsi libero e ascoltato. In un ambiente a sua misura, il bambino si sente sicuro di fare e di essere, si sente bello e percepisce la fiducia che i grandi gli stanno dimostrando. 

Anche nel modello educativo proposto da Rudolf Steiner, fondatore di un altro famoso metodo pedagogico, le esperienze visive, sonore, olfattive, tattili, di movimento e di linguaggio vanno oltre il puro concetto di bellezza, perché sono esperienze che permettono ai bambini di sviluppare le proprie facoltà sensoriali. 

Insieme alla manualità, la vista del bello accompagna un sano processo di crescita. L’atteggiamento artistico è qualcosa di più di un calendario di laboratori di pittura, di musica e di recitazione. Serve per prevenire il precoce indurimento, la cessazione della creatività. La bellezza stimola e rafforza la fantasia e la nascente forza di giudizio.

La bellezza per l’ascolto 

Il Reggio Emilia Approach è un metodo educativo nato in Emilia a metà del 1900 e riconosciuto nel mondo come uno dei migliori approcci pedagogici. Al centro dell’attenzione mette i linguaggi del bambino. I bambini usano strumenti diversi per comunicare, attraverso i quali costruiscono i loro pensieri e la loro creatività. Lo fanno attraverso il disegno, la danza e il movimento, la pittura e il gioco simbolico, la modellazione e la musica. L’adulto deve accogliere e favorire questi linguaggi. L’ambiente in cui avviene l’espressione è importante perché aiuta l’ispirazione. Un ambiente pieno di luce, di ordine e di bellezza, incoraggia i bambini a scavare in profondità nei loro interessi, incoraggia la comunicazione e l’esplorazione e fornisce strumenti – materiali e artistici – utili perché i bambini possano raccontarsi. 

E noi adulti?

Siamo ancora sensibili alla bellezza di un bosco innevato? Ci urta quella strada sporca in cui passiamo tutti i giorni? Un balcone fiorito cattura il nostro sguardo? Oppure crescendo ci siamo disillusi, ci siamo “induriti” e non facciamo più caso alle mille brutture che incontriamo nel nostro ambiente quotidiano?

educhiamo alla bellezza

Guardiamoci intorno e guardiamoci dentro. Siamo ancora capaci di cercare, perseguire e amare la bellezza? Se non siamo sicuri della risposta, forse un po’ di educazione al bello farebbe bene anche a noi. Ma con quali strumenti riappropriarci di quel che abbiamo perduto? Una visita a un grande museo o un castello, acquistare qualche rivista di cucina o design, leggere due o tre classici della letteratura, comprare una scatola di matite colorate e un taccuino con fogli bianchi, per lasciare libera la nostra parte creativa, sono buoni modi per cominciare a riappropriarci della bellezza. Il bello è che, quando avremo allenato il nostro sguardo, trasmetteremo l’amore per la bellezza anche ai nostri figli. 

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