Educare alla libertà attraverso le regole

Parlare di regole e al contempo di libertà può sembrare un paradosso. Percepite spesso come imposizioni autoritarie, retaggio di una cultura educativa basata sull’obbedienza, oggi le regole vengono rifiutate da molti genitori alla ricerca di una nuova strada nella relazione con i figli, lontana dalle rigidità di un modello familiare non più attuale. Questa ricerca però a volte sembra imbrigliarsi in atteggiamenti eccessivamente accudenti e protettivi, nei quali l’emotività e la paura di ferire o mortificare il piccolo prevalgono su un atteggiamento educativo.

Abituati a chiedere il permesso ai figli, mamme e papà consegnano al bambino la responsabilità di scelte alle quali non è e non può essere preparato: “Cosa vuoi mangiare?”, “Vuoi andare a dormire?”, “Vuoi avere un fratellino?”. I ruoli all’interno del nucleo familiare diventano confusi: chi è il genitore? Chi il figlio? I bambini si trovano soli, smarriti dalla mancanza di argini che li contengano e li guidino verso la crescita e finiscono per assumere comportamenti tirannici e regressivi. All’interno di questo panorama, recuperare, come sostiene il pedagogista Daniele Novara, una dimensione educativa basata su un sistema di regole funzionali alla crescita dell’individuo, può aiutare i figli a costruire gradualmente la strada verso l’indipendenza. All’interno di limiti chiari, le regole definiscono spazi di libertà e di possibilità: entro questi confini i bambini sanno cosa è possibile fare, in quali spazi e tempi, senza dover dipendere da decisioni estemporanee degli adulti.

 

Un progetto educativo chiaro

Come capire se una regola è una buona regola? Attenzione a non confonderla con un ordine: gli ordini non sono prevedibili, creano dipendenza perché dicono in ogni momento cosa fare. Le regole, invece, creano apprendimento, educano all’indipendenza: prima di uscire da casa, dare la regola che “quando siamo fuori mi devi stare di fianco”, significa definire in modo chiaro un contesto all’interno della quale il bambino possa muoversi autonomamente. Quando i bambini sono molto piccoli, sono i divieti a orientarli e ad accompagnarli in un mondo sicuro da esplorare, ma via via che crescono ed entrano in un ambiente sociale, come il nido e la scuola d’infanzia, le regole diventano sempre più importanti. Certo, in alcuni casi gli ordini sono necessari: bisogna prendere l’antibiotico se l’ha prescritto il medico, ma quello che fa la differenza è la consapevolezza del genitore che sulle regole dovrebbe basare il proprio impianto educativo.

I no utili, insomma, non sono i no arbitrari, ma quelli che derivano da un progetto educativo chiaro, condiviso dai genitori, che tengono aperta la relazione con i figli. Senza paura di ferire o di entrare in contrasto. Sono i no dei divieti nella prima infanzia e quelli del limite, della regola, poco più avanti. Stabilite già dopo i primissimi anni di vita e interiorizzate in particolar modo tra i 6 e i 10 anni, è nella preadolescenza e adolescenza che nelle regole si aprono spazi di negoziazione: in questa fase l’adulto ha il compito di aiutare il figlio ad allontanarsi progressivamente dal nucleo familiare, di responsabilizzarlo rispettandone tempi e modalità di sviluppo. La regola diventa una bussola intorno alla quale costruire consenso e fiducia reciproca, accogliendo le occasioni di conflitto come possibilità di crescita reciproca.

 

I criteri di una buona regola

E se la regola non funziona? Fare un passo indietro e fermarsi a guardare le cose nella loro complessità, da lontano, è sempre una buona pratica. È stata mal posta o non è adeguata all’età? È necessario solo un po’ di tempo perché il bambino possa farla propria? La regola è supportata da una buona organizzazione che la renda sostenibile? Quali sono i criteri cui una buona regola deve rispondere? Secondo Daniele Novara, una regola deve essere chiara e comprensibile, esplicitata in modo adeguato per evitare poi inutili argomentazioni o ambiguità. “Esci a giocare, ma non tornare tardi” non stabilisce un limite chiaro e quindi anche uno spazio di azione autonomo entro quel limite, ma si basa sulla presunta capacità del bambino di autoregolarsi, consegnandolo di fatto alla discrezionalità dell’adulto.

La regola, inoltre, dev’essere adeguata all’età e quindi sostenibile: la capacità di un bambino di stare seduto a tavola durante i pasti cambia nel tempo, è fondamentale quindi che le regole, concordate e sostenute da entrambi i genitori, siano ragionevoli, cioè funzionali alla crescita del bambino e centrate sui suoi bisogni. Anche le regole hanno bisogno di manutenzione!

Infine un trucco, una risorsa preziosa: le regole sono collegate ai rituali, comportamenti simbolici codificati che contribuiscono a creare un senso d’identità all’interno del nucleo familiare. Diversi dalla semplice routine, sono azioni che aiutano genitori e figli a costruire relazioni profonde: leggere una fiaba prima di andare a letto, apparecchiare con cura la tavola (magari con il portatovagliolo personale) o salutarsi sempre nello stesso modo prima di uscire sono momenti preziosi che definiscono il nostro modo di essere famiglia. Adottare alcuni rituali che scandiscano la giornata e diano valore allo stare insieme può essere un buon modo per rinforzare e sostenere un sistema di regole, oltre che per ritrovarsi e consolidare i legami familiari.

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