Family bike Torino

Andare in bicicletta, oltre ad avere effetti positivi sulla salute e sull’umore, fa risparmiare un sacco di tempo, tempo che ognuno di noi potrebbe impiegare in attività più piacevoli che restare chiusi in auto fermi nel traffico. A confermare la lentezza dei mezzi di trasporto privati è il Tom Tom Index 2016 che ogni anno stila la classifica delle città più congestionate del mondo. Per fare un esempio, a Roma, che si piazza al 15esimo posto su un totale di 174 città analizzate, si impiega mediamente il 38% di tempo in più spostandosi in auto anziché utilizzando mezzi di trasporto alternativi. È stato inoltre calcolato che il tempo medio di marcia di un’auto in città è spesso inferiore ai 10 km/h (più o meno lo stesso che avevano le carrozze alla fine dell’800) e che invece un ciclista viaggia a una velocità media di 15 km/h.

Inutile dire che la bicicletta è un valido mezzo per spostarsi nel traffico cittadino, che fa guadagnare in salute e denaro. Perché allora solo circa il 3% della popolazione dei centri urbani decide di inforcare le due ruote per andare da un luogo all’altro in città? “ Il problema – spiega Cristina Caimotto, neo presidente dell’associazione Bike Pride di Torino – è che la maggior parte delle persone percepisce la bicicletta come un mezzo poco sicuro per spostarsi in città. La mancanza di piste ciclabili e la scarsa manutenzione di quelle che già esistono, unite all’alto numero di furti e all’atteggiamento poco bike friendly da parte di molti automobilisti, di sicuro non incentivano chi vorrebbe provare a cambiare”. Eppure spostarsi in bicicletta è un’abitudine che fa bene a tutti. Non parliamo solo di minore inquinamento, ma anche della riduzione di problemi quali diabete, infarto, obesità, con tutte le conseguenti ricadute positive sui conti del Sistema Sanitario Nazionale.

Regola n.1 del family bike: buona manutenzione

A Torino, soprattutto negli ultimi anni, si sta registrando un incremento del numero di persone che utilizzano abitualmente le due ruote per spostarsi o andare al lavoro. Non servono dati, basta guardarsi attorno. Sono moltissime le ciclofficine nate in città, testimonianza evidente del fatto che il numero di ciclisti, almeno in queste zone, è aumentato. Se la bici ha bisogno di una riparazione, di semplice manutenzione oppure avete voglia di “pimparla”, in zona San Salvario ci sono la Ciclofficina Artigiana di via Ormea 19, Trip Bike di via Saluzzo 19, la Ciclofficina ABC presso la Casa del Quartiere di via Morgari o Queen Bike in via Lombroso 30. In Vanchiglia e Vanchiglietta trovate Il Bicino in via Balbo 22 e l’Albero delle Ruote di corso Tortona 30. Nel quartiere Aurora ci sono i Bicinauti di lungo Dora Napoli 2 e la ciclofficina del Cecchi Point. Ovviamente non sono tutte qui, ma navigando sul sito www.comune.torino.it/bici troverete una mappa cittadina con un elenco completo.

E se mi rubano la bici?

Non disperate, scongiurare il furto è possibile. Oltre a procurarvi un buon lucchetto, a Torino da qualche anno esiste il servizio BicID che permette di marchiare la propria due ruote con un numero di serie automaticamente inserito in una sorta di registro anagrafico delle biciclette. Tutte le informazioni sul servizio sono disponibili sul sito www.associazioneintorno.it/marchiaturabiciclette.html. Se non bastasse, potete scaricare sul vostro smartphone Sherlock Bike, un’app messa a punto da una start up torinese che consente di salvare il profilo della bici con tanto di foto, registrare ogni volta il luogo in cui la si è parcheggiata e avvisare direttamente le autorità in caso di furto. L’app è gratuita e disponibile per iPhone e Android. All’app dovrebbe aggiungersi a breve un antifurto GPS da nascondere all’interno della bici. Al momento è in fase di prototipazione ma se volte potete prenotarvi come beta testers della prima versione del dispositivo registrandovi alla newsletter del sito www.sherlock.bike.

Occhio pigro? Pedala!

Che pedalare faccia bene ai bambini e agli adulti lo sapevamo. A confermarcelo è anche uno studio condotto dall’In-Cnr di Pisa e dall’Università di Pisa che ha focalizzato l’attenzione sui benefici al sistema visivo. La ricerca, pubblicata su Current Biology, riguarda in particolare un fenomeno chiamato rivalità binoculare. In sostanza, quando i nostri occhi vedono due immagini diverse, il cervello va in confusione e, per uscire dall’empasse, privilegia ora l’uno ora l’altro dei due segnali. Per capire in che modo l’attività fisica, in particolare un movimento semplice come pedalare, influisca sulla capacità dei circuiti del cervello di adattarsi agli stimoli ambientali, i ricercatori hanno condotto un esperimento su 20 soggetti adulti. A tutti è stato bendato l’occhio dominante per due ore ma mentre alcuni sono rimasti seduti, altri pedalavano su una cyclette. I risultati sono stati sorprendenti: la risposta cerebrale di coloro che pedalavano è risultata notevolmente potenziata rispetto ai sedentari. La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni per una patologia molto diffusa tra i bambini, l’occhio pigro, e andare in bici potrebbe essere un modo per stimolare la plasticità visiva in maniera fisiologica e non invasiva. Dunque… pedalate, bambini, pedalate!

La urbanbike è made in Turin

Si chiama Turinstar ed è una urbanbike, fusione perfetta di comfort ed efficienza, tutti condensati in una bicicletta di design dallo stile chopper. Turinstar nasce da un’idea di Peter Müller, architetto austriaco con la passione per la mobilità sostenibile, che ha trovato nelle abilità artigiane di Silver Star, azienda torinese che produce biciclette da oltre 30 anni, il partner ideale per realizzare un nuovo concept di bicicletta ad alto tasso di comodità, funzionalità e divertimento. Grazie al perfetto equilibrio geometrico e alla posizione di pedalata ergonomica, questa urbanbike permette di viaggiare velocemente ma con poco sforzo perché la posizione seduta consente di sfruttare in maniera più efficace i muscoli coinvolti nella pedalata. La Turinstar è pensata sia per gli adulti che per i bambini. Se non vedete l’ora di pedalare in città come degli easyrider potete consultare la pagina Facebook di Turinstar oppure il sito Internet www.turinstar.eu.

Itinerari in bicicletta da Torino

“Qui non c’è il mare” cantavano gli Statuto qualche anno fa. Del mare si continua a non vedere traccia ma a quanto pare a Torino sono arrivati sdraio e ombrelloni. Dopo il fallito tentativo ai Murazzi, la sabbia ha fatto la sua comparsa nel parco del Meisino, in un’ansa del Po, davanti all’isolone Bertolla. La spiaggia è raggiungibile comodamente in bicicletta, senza usare l’auto e senza lo stress da prestazione motoristica, con relativo corollario: caselli, autostrade, code, parcheggio. Da piazza Vittorio Veneto sono poco più di 6 km, tutti su pista ciclabile, bella, sicura e lontana da motori molesti e automobilisti indisciplinati. La distanza fino al parco è percorribile con estrema tranquillità in poco meno di mezz’ora. È un’ottima uscita primaverile, si costeggia il Po, si attraversano parchi e giardini (oltre al Meisino, il parco Michelotti) e si pedala accanto al giardino dedicato al campionissimo Fausto Coppi. Nei pressi si trovano anche il monumento a lui dedicato, davanti al Motovelodromo, e un parco giochi, con scivoli, castelli e altalene: ottimo spazio sfruttabile per una pausa tra il punto di partenza e la meta. Lasciata piazza Vittorio alle spalle, la pedalata ha inizio attraversando il ponte Vittorio Emanuele I. Si gira subito a sinistra sulla bella ciclabile asfaltata che affianca corso Casale. Dopo il ponte Regina Margherita il fondo stradale è costituito da terra e ghiaia. La carreggiata è ampia e spaziosa, ma è necessaria la massima attenzione per la presenza di pedoni, passeggini, bambini e cani al guinzaglio. Oltrepassato il ponte Sassi si raggiunge il punto in cui la Dora si getta nel Po, sulla nostra sinistra, poco oltre si passa a fianco del cimitero Sassi e dell’ex Galoppatoio militare. Qui ritorna l’asfalto per poche centinaia di metri, in via Friedrich Nietzsche. Dopo alcuni edifici, sulla destra entriamo nel parco vero e proprio fino a raggiungere il sottopasso di corso Don Luigi Sturzo, la superstrada urbana che collega Sassi a Bertolla. Superato l’ostacolo si entra nella parte più interessante del parco. Oltre alla spiaggia, il Meisino ospita un centro ippico che offre servizi sportivi per adulti e bambini, con corsi e scuola di equitazione, e numerosi orti urbani, se ne contano più di cinquanta. All’interno del parco possiamo proseguire il nostro giro in bici inoltrandoci nelle sue stradine e nel suo viale di pioppi. Il Meisino è una riserva naturale e fa parte, insieme all’isolone Bertolla, delle aree protette che compongono il Parco Naturale del Po Torinese. Il nome deriva dal piemontese “mezzino” e indica una porzione di terra in mezzo, in questo caso un’area di terra tra il Po e la Stura di Lanzo. Il parco è inoltre un luogo privilegiato per il birdwatching. L’isolone Bertolla, creato artificialmente nel 1953 con l’apertura del canale di derivazione dell’Aem, è una grande garzaia, unica in Italia all’interno di una grande area urbana. Nei dintorni e sulle sponde del fiume vivono e nidificano numerose specie di uccelli: se ne contano un centinaio circa. Tra questi l’airone cenerino, il germano reale e la gallinella d’acqua. Tutta l’area è molto apprezzata e frequentata anche dai podisti, al suo interno si trovano attrezzi per la ginnastica e lo stretching.

[Angela Cagnetta e Mario Bettas Valet]

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