Ginocchio valgo o varo: cosa fare?

Il ginocchio valgo o varo può essere un problema frequente, ma non sempre è necessario intervenire

Quando il bimbo inizia a camminare, può capitare di notare la posizione delle gambine un pò storte e sorge il dubbio della presenza di ginocchio varo o valgo. Nella pratica, le ginocchia sembrano formare una forma a X con ginocchia verso l’interno (valgismo) oppure a forma di parentesi (varismo).

I genitori allarmati si rivolgono all’ortopedico con il timore dell’acquisto dei tanti temuti plantari. Ma rispetto a qualche decennio fa, si tratta di un tipo di intervento considerato meno necessario soprattutto per i bambini in fase di sviluppo.

Aspettare la crescita

Il valgismo o il varismo possono spesso risultare una condizione fisiologica dei bambini in fase di crescita, soprattutto per quanto riguarda il periodo che va dall’inizio del camminamento ai 6 anni. 

La situazione più comune è ravvisabile in una fase di varismo, che tende poi a progredire verso una fase di valgismo. Solitamente intorno ai 3 anni la situazione migra verso la normalità, ma può durare anche fino ai 6/7 anni, fino a quando non le cartilagini non si solidificano. In ogni caso é comunque necessario vedere uno specialista, che potrà verificare se si tratta di un valgismo lieve, e quindi con molte probabilità risolvibile, ed escludere eventuali problemi più seri legati anche alla postura della colonna vertebrale.

Se il problema persiste

Può succedere però, soprattutto in casi di sovrappeso, che il ginocchio valgo non si corregga intorno ai 6-7 anni, ma che tenda a peggiorare. Un’evenienza più probabile in casi di familiarità al valgismo o il varismo.

Il persistere del ginocchio valgo è dovuto a uno squilibrio transitorio dell’attività delle cartilagini di accrescimento tra la superficie inferiore del femore e sulla superficie superiore della tibia.  Spesso ci si interroga sugli sport che hanno maggiore beneficio e che possono alleviare il problema: ma non esistono prove scientifiche in grado di dimostrare che uno sport sia meglio di un altro.  

In questi casi estremi allora, plantari e calzature possono risultare di aiuto per aiutare fastidi e dolori. E se il problema non regredisce, si rischiano condizioni critiche come il rachitismo o le displasie scheletriche, che possono richiedere piccoli interventi chirurgici, come l’epifisiodesi.

La scelta delle scarpe 

Se il bimbo non avverte fastidi e l’ortopedico non segnala situazioni critiche, la scelta del plantare è ormai considerata obsoleta. La maggior parte degli specialisti invitano i genitori a soffermarsi sulla scelta delle scarpine.

Meglio preferire la qualità dei materiali – naturali e traspiranti – e comodità a design e colori. Ma il fattore più importante consiste nella solidità e nel sostegno fornito.

Le scarpe devono essere in grado di sostenere il piede nella stessa posizione retta durante tutta la giornata. No a oscillazioni di caviglie e ginocchia. Come quando camminiamo scalzi e si lasciamo aderire il piede a una superficie che non si modifica facilmente. 

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