Giocare “senza limiti”

Spesso i figli con disabilità hanno “bisogni speciali” e necessitano di cure quotidiane che occupano in modo totalizzante il tempo e la mente dei loro genitori. Così sembra che non restino spazio e risorse per altro, perché non si può distogliere mai l’attenzione e perché nei primi anni, quelli dell’infanzia o della scuola, si ritiene di dover offrire tutto il possibile per permettere al proprio figlio di crescere nel modo migliore e conquistare autonomie che sembrano difficili da raggiungere. Che spazio può avere in queste famiglie il gioco? Quale funzione? Parliamo di un’attività, quella ludica, che ha a che fare con il divertimento, lo svago, la fantasia, con il piacere non finalizzato a uno scopo. E quando si tratta di questioni importanti come la salute o addirittura la sopravvivenza del proprio bambino, si può legittimamente pensare che giocare sia secondario, poco importante, inutile.

Ma, come diceva Donald Winnicott, importante psicoanalista inglese: “Vivendo in modo creativo ci si rende conto del fatto che ogni cosa che facciamo aumenta il senso di essere vivi, di essere noi stessi, insostituibili e unici”.

Giocare permette al bambino e a chi gioca con lui di entrare in una dimensione relazionale e psichica molto particolare ed estremamente ricca, in cui realtà e fantasia possono mescolarsi dando vita a dei significati tutti nuovi. Tutti i bambini hanno bisogno di giocare, perché questa attività permette loro di sperimentare, di immaginare, di acquisire un pensiero simbolico e, non ultimo, di divertirsi. Permette loro di “giocare” aspetti emotivi della realtà e di costruire scenari alternativi. Insomma un vero e proprio laboratorio che coinvolge la persona in tutta la sua globalità e che costituisce un fondamentale veicolo di crescita. Pensiamo allora al valore che tutto questo può avere per un bimbo che vive su di sé dei limiti, a volte faticosamente superabili, a volte insuperabili, cronici. Limiti che pesano fisicamente ed emotivamente e che senza ombra di dubbio influiscono sulle relazioni che via via nascono intorno a lui. Giocare è un bisogno normale che lo accomuna a tutti gli altri bambini e che lo accompagnerà in tutto il suo percorso di crescita. È dunque opportuno proporre anche e soprattutto a un bambino disabile degli spazi di gioco specifici per le varie fasi di crescita, il cui obiettivo è proprio quello di stimolare il bambino o l’adolescente a utilizzare la propria creatività, a guardare il mondo in modo giocoso attraverso l’adozione di un pensiero divergente (secondo la definizione di Gianni Rodari), che permette di andare oltre la dimensione razionale, immaginando ed elaborando una realtà possibile anche se non immediatamente percepibile.

A cura di Associazione Area Onlus – www.areato.org

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