A me gli occhi

I dati degli ultimi anni evidenziano una miopia infantile e giovanile in aumento. Alcune voci si sono levate contro l’uso precoce di tablet, smartphone e videogiochi. Ne abbiamo parlato con l’oculista Matteo Vitale Brovarone.

Davvero i videogiochi fanno diventare miopi? “Non si può al momento affermare con evidenza scientifica che i dispositivi elettronici e la tv emettano misteriose radiazioni miopizzanti – commenta Matteo Vitale Brovarone, medico oculista e giovane papà -. Va da sé che la miglior cosa è utilizzarli cum grano salis, senza demonizzarli, ma anche senza sottovalutare gli evidenti influssi negativi su attività cerebrali in genere. È indubbio che un’alta frequentazione dei videogiochi corrisponda a un minor tempo a disposizione per socializzare, per esempio. Non trascurerei neanche i risvolti sulla capacità di concentrazione e su qualità importantissime come la fantasia e l’astrazione. Il campanello d’allarme suona anche per il corretto sviluppo psicofisico: posture scorrette per tempi prolungati sono sempre da evitare”.

Il dato dell’aumento di miopia c’è, ma va valutato nella sua interezza. “Prima di tutto ci sono i fattori genetici che sono ovviamente immodificabili, ma è vero che si stanno progressivamente infittendo e diversificando le componenti ambientali. I bambini fanno una vita sempre più sedentaria, con attività che prevedono l’uso della vista prevalentemente ‘da vicino’”.

La postura “a capo chino” è poco naturale ma frequente nei nostri bambini. “Pensiamo a Giacomo Leopardi bambino: il suo studio matto e disperatissimo ha avuto conseguenze certamente piacevoli per noi che leggiamo i suoi capolavori, ma assai meno per lui. Su una genetica non benigna, aggravata probabilmente dalla tubercolosi, si era innestato un eccesso di attività intellettuale che gli causò i ben noti problemi visivi. Se vogliamo proseguire nel paragone, possiamo ipotizzare che un leopardiano degli anni duemila, appassionato di lettura e scrittura, ma privo di tablet, avrebbe verosimilmente un’insorgenza e un aumento della miopia nonché rilevanti problemi posturali e una grave sociopatia. Dunque, il problema non è solo e soltanto il tablet, ma l’accumulo di tante ore in una determinata posizione e con condizioni di grandezza dello schermo e di illuminazione costanti. In altre parole, è l’eccesso di attività sedentaria, sia essa intellettuale o new media, la causa dell’innegabile aumento di miopia, più che l’evoluzione tecnologica tout court. Non è il passaggio dall’incunabolo all’iPhone che ha acuito il problema, quanto piuttosto l’aver drasticamente ridotto i chilometri percorsi a piedi”.

La confidenza con pc e tablet, soprattutto nei bambini piccoli, impensierisce i genitori anche riguardo alla vista. “Certamente questa vicinanza spesso porta i genitori a prenotare la visita oculistica con più frequenza. Talvolta ha esito negativo. I genitori vanno rassicurati e incoraggiati a far adottare posture corrette e un utilizzo sensato di pc e iPhone. Visite periodiche sono necessarie anche in assenza di sintomi, perché portano in evidenza patologie o difetti non previsti né prevedibili”.

I difetti di vista dei bambini possono correggersi? “Alla nascita la lunghezza bulbare è circa il 90% della lunghezza definitiva, ma frequentemente i bambini sono ipermetropi, cioè hanno un difetto di rifrazione opposto rispetto alla miopia. L’ipermetropia, se di entità modesta, spesso non va corretta ma soltanto registrata alla prima visita oculistica. L’elasticità degli occhi propria dei bambini, con la loro grande capacità accomodativa di messa a fuoco, è spesso in grado di compensare tale difetto, naturalmente entro certi limiti. Con la crescita e lo sviluppo, la tendenza è verso la riduzione dell’ipermetropia ed eventualmente lo sviluppo di una miopia. Meglio quindi un bambino lievemente ipermetrope alla prima visita che un bambino emmetrope, senza né ipermetropia né miopia”.

Sfatiamo un luogo comune: l’uso degli occhiali non migliora la miopia, è corretto? “Facciamo spesso l’esempio della scarpa: usandola il piede si allunga comunque, in modo naturale. Lo stesso accade per la miopia: gli occhiali non curano la miopia, semplicemente la correggono”.

Lenti a contatto e laser. Se e quando?Le lenti a contatto più recenti si possono usare dai 12 anni in avanti, se il bambino è collaborativo e la famiglia scrupolosa e motivata. La correzione con laser a eccimeri, invece, non si pratica mai prima dei 20 anni: bisogna attendere che la miopia sia stabilizzata almeno da un anno. Immaginate lo sviluppo corporeo di un adolescente: la miopia è di qualche anno in ritardo, può continuare fino ai 23 anni. Meglio attendere e valutare”.

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