Cos’è la Sharing Economy e perché è family

Davvero siete convinti che il mattone sia ancora il migliore investimento? Che la proprietà, specialmente quella immobiliare, sia la miglior maniera per sistemare i risparmi? Da qualche anno dovrebbe esservi venuto un dubbio. L’ultimo decennio ha visto entrare in campo i Millennials, la “Generazione Y”, quei piccoletti nati a fine Novecento che, data la loro storia, sono culturalmente diversi. I Millennials sono la prima generazione cresciuta in un mondo dotato di Internet. Sono abituati a condividere spontaneamente, rapidamente ed efficacemente informazioni di ogni tipo: sia quelle personali sia quelle che normalmente si otterrebbero a pagamento, come la musica, i video, le notizie. Da questa nuova forma mentis è nata la Sharing Economy, cioè la capacità di risparmiare e generare guadagni condividendo beni o servizi. L’uovo di Colombo: invece di comprare, utilizzare quel che già c’è. Il concetto sottinteso di questa economia alternativa è semplice: perché pagare a caro prezzo beni o servizi che sfrutto a tempo limitato? Perché non mettere a disposizione di altri cose che ho e che non uso, o uso solo per una parte del tempo in cui le possiedo? Perché non trovare il modo di organizzare questi scambi per ottenerne un guadagno? E, infine, perché non organizzarsi con altre persone per aumentare la “massa critica” e ottenere prezzi o qualità migliore?

Perché proprio ora la Sharing Economy?

Ecco, in breve, cos’è la Sharing Economy, che si chiama così in tutto il mondo, anche se in italiano viene talvolta indicata come “consumo collaborativo”. Se la Sharing Economy ha iniziato a diffondersi proprio in questi anni c’è un motivo, anzi due: il cambio di mentalità dei Millennials è arrivato fino a noi e ci ha toccato, complice la crisi economica, che ha imposto nuovi stili di vita. L’abitudine e l’abilità di condividere – anche con un certo grado di fiducia reciproca – ha influito sulla creazione prima, e sull’utilizzo poi, delle piattaforme condivise che sono lo strumento principale dello sharing. La crisi economica ha fatto trovare meno soldi in tasca e la condivisione è diventata lo strumento ideale per superare le mancanze. La diffusione della Rete ha aiutato a rendersi conto che l’unione fa la forza. Condividere le cose (o unirsi per acquistare insieme) permette di risparmiare denaro e, spesso, anche tempo. La crisi ha insegnato che il possesso di molti beni può essere antieconomico. Facciamo un esempio: l’automobile. Possederla costa anche se sta ferma: si pagano bollo, assicurazione, manutenzione e, soprattutto, l’ammortamento, anche se la lasciamo parcheggiata al 100%. Abbiamo speso dei soldi per l’acquisto e dopo un certo numero di anni ci troveremo a doverla cambiare, pochi o tanti che siano i chilometri percorsi.

Idee che funzionano

Alla base della Sharing Economy c’è una considerazione: il valore delle cose non dipende dal loro possesso, ma dal loro uso. Decliniamo questa frase in modi alternativi ma altrettanto efficaci: se possiedo un bene e non lo utilizzo, ne perdo il valore. Se possiedo una stanza in più (un’automobile o un divano) e non li utilizzo, è un po’ come se non li possedessi. Li ho pagati, ho speso del denaro per acquistarli e – in molti casi – ne spendo altro ancora per la manutenzione, ma non ne usufruisco. Tanto vale allora permettere ad altri di usarli, magari dietro un compenso che sia vantaggioso sia per chi utilizza che per chi lascia utilizzare. E perché poi non organizzare tutto questo? Ovviamente ci sono i se e i ma. È fondamentale  darsi e saper collaborare. Se devo ospitare uno sconosciuto sul mio divano o dargli un passaggio in macchina (e viceversa ovviamente, farmi ospitare o chiedere un passaggio) devo avere un discreto tasso di fiducia nel prossimo. Per fortuna, la fiducia postmoderna passa da Internet. Nei tempi passati il controllo sociale faceva sì che nel mio piccolo paese nessuno rubava le biciclette perché si sarebbe venuto a sapere immediatamente. Nel mondo senza confini contemporaneo, le cose si vengono a sapere comunque e in più si sanno a livello globale e organizzato, attraverso le recensioni degli utenti e i sistemi di ranking. Ovviamente questo richiede nuove competenze, capacità di lettura e interpretazione.

Alla fine come funziona la Sharing Economy?

Riassumiamo: la “Sharing Economy” è quel sistema che permette alle persone di utilizzare beni o servizi invece di possederli. Per accedere ai beni si usano piattaforme di condivisione basate su Internet. Per accedere sono necessari strumenti come computer o smartphone. I beni sono messi a disposizione dai possessori per la parte del tempo in cui non c’è un utilizzo diretto, in cambio di un compenso. I possessori sono privati, ma anche società o enti pubblici che guadagnano (o svolgono un servizio sociale) mettendo a disposizione auto o biciclette, appartamenti o competenze. Chi possiede la piattaforma di scambio riceve una percentuale del guadagno proveniente dall’uso del bene o del servizio. Rientrano nella Sharing Economy iniziative che si basano su una mentalità molto simile: i gruppi di acquisto, il car sharing, il bike sharing, i siti di acquisti scontati online, forme di accesso al credito come il crowdfunding e il prestito sociale, il commercio equo e solidale e persino alcune forme di distribuzione diretta, come la consegna a domicilio di cassette di frutta e verdura.

Il bello della Sharing Economy è che è una new economy: oltre a modificare i consumi, stimola la creazione di nuove forme di impresa, nuove professionalità e un nuovo mercato del lavoro. Una ricaduta importante di cui tenere conto.

Un vuoto di legge

Esiste un vuoto legislativo in Italia sulla Sharing Economy. Una proposta di legge si propone di colmarlo, regolando le piattaforme digitali, prevedendo forme di tassazione degli introiti, misure a diffusione della stessa e a difesa della privacy.

La top ten dello sharing

GNAMMO.COM
Il più famoso sito di “social eating” ha un nome onomatopeico. La piattaforma gestisce i contatti tra cuochi “gnammers”. Il cuoco invita, lo gnammer mangia e paga attraverso la piattaforma, garantendo al cuoco il rimborso delle spese e una percentuale di guadagno. Può essere un’esperienza divertente per grandi e piccini.

PEOPLECOOKS.IT
Ancora social eating, in chiave un po’ più social. Il “cooker” cucina, ma il “people” (qui si chiamano così) paga solo 6 euro per il pasto. Il sito è dedicato particolarmente a lavoratori in trasferta, studenti fuori sede, turisti. Un possibile risparmio per le famiglie.

WAZE.COM
Waze è famoso ed è anche un po’ “pre-social economy” e scommettiamo che lo usi un buon numero di lettori e lettrici. Funziona bene. Fondamentalmente è un navigatore con informazioni condivise, in cui i problemi di traffico – e non solo – vengono condivisi in rete in tempo reale.

LOCLOC.IT
“Il noleggio tra privati”. Ti serve un mixer audio, una valigia, un gazebo, una bicicletta? Prova a vedere su Locloc se qualcuno vicino a te offre in affitto qualcosa. Il sito ti dice anche le tariffe e la cauzione.

SCAMBIOCASA.COM
È un network di scambio (non affitto) di case per le vacanze. Se si trova una famiglia interessata a scambiare, si parte. Il sito offre assistenza nella stipula di un vero e proprio contratto che prevede tempi, cura della casa, eventuali danni e sostituzioni e persino la possibilità di utilizzare l’automobile dei proprietari.

AIRBNB.IT
Affittare case per le vacanze da privati: un modo comodo per viaggiare ovunque nel mondo spendendo assai meno che in albergo.

CAMPERSHARING.COM
Volete fare una vacanza in camper ma non potete permettervelo? O viceversa cercate qualcuno per condividere le spese? Camper Sharing fa incontrare domanda e offerta. Attenti però: in camper si sta stretti, potrebbero nascere grandi amicizie, ma potrebbe essere una vacanza tremenda!

BLABLACAR.IT
Cerchi un passaggio? Viaggi e hai posti liberi? Il sito mette in contatto guidatori e passeggeri per condividere le spese di viaggio e arrivare a destinazione spendendo meno del treno o dell’aereo.

PRABER.COM
“Assumi un professionista”. Serve una babysitter last minute, un meccanico per la motocicletta o un dj per la festa? Praber lo trova, dopo essersi registrati sul sito.

SHARING FOR FAMILY
Sono tante le esigenze per le famiglie soddisfatte dal consumo condiviso, a partire dai negozi dell’usato che rimettono in circolo beni usati per un breve periodo. Da provare Le Cicogne per trovare una baby sitter, Babirentforbaby.com e Babyguest.com per noleggiare durante le vacanze passeggini e altra attrezzatura da bambino, Toys Circus (in arrivo) per noleggiare giocattoli con un abbonamento mensile e avere giochi sempre diversi e sempre adatti all’età del bambino. Infine Sport Grand Tour, dedicato a bambini/e dai 5 ai 14 anni: permette di sperimentare diversi sport per due mesi ciascuno a un costo mensile sempre uguale (25 euro).

[Ugo Finardi]

Informazioni sul prossimo contest #10voltefamily organizzato da Giovani Genitori e promosso da Aboca su www.giovanigenitori.it/blog/10-volte-family-contest-editoriale

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