Vetro, cristallo e raccolta differenziata

da | 25 Gen, 2023 | Green

Il cristallo va smaltito nel vetro? Rispondiamo ai classici dubbi sulla raccolta differenziata

Quali sono le differenze tra i diversi tipi di vetro nel momento in cui dobbiamo fare la differenziata? L’umanità conosce il vetro fin dagli inizi della storia (e forse anche da prima), però quello che noi chiamiamo “vetro” è solo “un tipo” di vetro: il vetro di silice. Per gli scienziati dei materiali, “vetro” è un qualsiasi solido amorfo, a prescindere dalla sua composizione chimica. “Amorfo” significa che è senza una struttura cristallina, ovvero che gli atomi di cui è costituito non sono allineati e impacchettati in maniera ordinata e regolare come accade, per esempio, nei metalli o nei sali ionici (come il comune sale da cucina).

I vetri hanno una struttura che vede gli atomi sistemati un po’ a casaccio, senza una struttura che si ripete in modo sistematico. All’atto pratico, per ottenere una struttura vetrosa è necessario solidificare i materiali con una rapidità tale che non permetta loro di cristallizzare. Esistono vetri metallici, ottenuti con sistemi che raffreddano il metallo fuso in frazioni di secondo.

Il vetro “comune”, quello per antonomasia, è comunque nell’accezione quotidiana il vetro di silice. Il biossido di silicio (la silice appunto) cristallizza molto lentamente: questa proprietà viene sfruttata per produrre il vetro partendo da sabbia silicea. Nel corso della produzione del vetro si possono aggiungere alla silice altre sostanze, tipicamente ossidi, con diversi scopi specifici. Alcuni vengono utilizzati come fondenti: carbonato di sodio e carbonato di potassio abbassano di diverse centinaia di gradi la temperatura di fusione della silice.

Aggiungendo ossido di boro si ottengono i vetri borosilicati che sono utilizzati per gli oggetti in Pyrex, un marchio commerciale che identifica sia le teglie da forno che la vetreria da laboratorio.

Tutti i tipi di vetro

I vetri colorati vengono ottenuti aggiungendo alla silice ossidi colorati, come l’ossido di ferro o quello di rame. Tra i tanti additivi utilizzati nell’industria del vetro ci occupiamo di uno in particolare: l’ossido di piombo, che viene aggiunto alla silice per ottenere quello che comunemente viene chiamato cristallo.

Aggiungendo ossido di piombo in abbondanza – si arriva fino a oltre il 30% – si ottiene un vetro dalle proprietà ottiche particolari e che ha una densità superiore a causa della massa degli atomi di piombo. Il vetro al piombo ha un indice di rifrazione superiore a quello del vetro comune, il che lo rende adatto per realizzare prismi e lenti. Per lo stesso motivo viene utilizzato per realizzare lampadari, bicchieri e bottiglie per il vino.

L’utilizzo nell’industria alimentare ha suscitato alcune preoccupazioni, in particolare negli Stati Uniti. Come tutti sanno, il piombo è un metallo pesante velenoso che provoca una intossicazione cronica gravissima, detta saturnismo.

Il problema che si può avere utilizzando bicchieri e bottiglie di cristallo – come i decanter – è che piccole quantità di piombo possano passare dal vetro alle bevande e da qui ai nostri stomaci, per poi accumularsi nel nostro corpo; per questo motivo è sempre consigliato limitare l’utilizzo di oggetti in cristallo, non lasciando vino o altre bevande nei contenitori troppo a lungo, in generale al di fuori del pasto in cui vengono utilizzati. Altri suggerimenti sono quelli di risciacquare bene prima e dopo l’uso e di non utilizzare cristallo per bambini o donne in gravidanza.

Infine, i cristalli al piombo presentano una ulteriore problematica legata alla raccolta differenziata. Proprio a causa della notevole quantità di ossido di piombo che contengono, gli oggetti in cristallo possono causare problemi nel processo di riciclo.

Tutti sanno che gli oggetti in porcellana, come piatti e tazzine, non devono essere riciclati assieme al vetro, essendo costituiti principalmente da ossido di alluminio, che col vetro di silice non ha nulla da spartire. Piatti e tazze però non sono trasparenti ed è più facile fare distinzione; altrettanto non vale per i vetri al boro, come vetroceramica e Pyrex o i cristalli. Questi materiali possono causare problemi e non andrebbero gettati insieme al vetro comune, che è, essenzialmente, solo quello dei barattoli e delle bottiglie.

[Ugo Finardi – ricercatore CNR]

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