I miei figli sono pigri?

Ho due bambini di 8 e 5 anni. Non fanno molte attività, giusto un’ora di sport a settimana in orario extrascolastico. Quando tornano da scuola mi piacerebbe vederli che si buttano sui giochi o sulla merenda, oppure mandarli in cortile a giocare con un pallone per sfogarsi. Invece la maggior parte delle volte tutti e due si piazzano sul divano e… non fanno niente. Il grande, soprattutto, leggiucchia un giornalino, poi rimane sdraiato anche un’ora, quasi a sognare a occhi aperti. Io che di natura sono un tornado, non riesco a vedere questa inerzia. Vorrei stimolarlo, farlo uscire, vederlo correre a giocare con gli amici. Ma poi mi domando: sbaglio? Devo rispettare i suoi tempi e le sue preferenze? Grazie e cordiali saluti.

Cara mamma, ci si potrebbe interrogare sulla necessità d’intervenire se abitualmente i bambini non si entusiasmassero per alcuno stimolo proveniente dall’ambiente casalingo o dai contesti esterni. Anche un’eccessiva pigrizia può essere un modo attraverso cui i bambini segnalano un disagio; alcuni, per esempio, se coinvolti in eccessive attività extrascolastiche, reagiscono alla stanchezza che deriva dall’iperstimolazione perdendo interesse e rifugiandosi nell’inerzia. Ma nel caso dei suoi figli mi sembra accada qualcosa di diverso. Fare una pausa dopo una cascata d’esperienze fatte a scuola è molto sano. I bambini ricevono quotidianamente una quantità di stimoli che sembrano reggere bene a livello cognitivo, ma che emotivamente fanno fatica a contenere. Hanno bisogno di tempo per elaborare i vissuti e poterli integrare. È importante riuscire a rispettare questo loro bisogno di tempo. Lasciarli liberi di riflettere, leggere oppure non far niente: questo è un modo che utilizzano per ascoltarsi, per imparare a conoscersi e trovare così in se stessi nuovi stimoli.
I genitori spesso sottovalutano la potenzialità derivante dallo stare con se stessi; sono preoccupati di dover offrire opportunità e motivazioni ai figli, rischiando di sostituirsi a loro e impedendo, in concreto, che emergano i desideri autentici dei bambini.
Oggi, anche nell’ambito delle relazioni più significative, prevale la dimensione del “fare insieme” su quella dello “stare insieme”. Provi a stare con i suoi figli senza “fare nulla”. I bambini fanno un sacco di cose e hanno bisogno come l’acqua nel deserto di poter stare con un adulto, senza necessariamente aver definito un obiettivo se non quello di rispondere al desiderio di stare insieme. Dopo uno sforzo paragonabile a quello che richiede lo scalare una montagna, un po’ per via dello stile che lei ha definito “tornado” un po’ perché culturalmente non siamo abituati, vedrà che arriverà a gustarsi con i figli tutto il bello di questa esperienza.

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Giovani Genitori

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