Migliore. Ovvero: quale futuro raccontiamo ai nostri figli?

Dopo quasi cinque anni, finalmente quest’estate ci siamo radunati. Cinque amici che non si vedevano dal tempo delle medie.

Siamo diventati tutti giovani genitori, chi è padre da quattro anni e chi è diventata mamma solo sei mesi fa. Abbiamo passato un’ora a raccontare le nostre avventure come genitori, come è cambiata la vita da quando l’aggettivo giovani era semplicemente un sostantivo.

Mi ha sorpreso però la nostra preoccupazione come genitori, che ha cambiato radicalmente la nostra narrazione del futuro.

Per qualcuno sarebbe stato meglio far nascere i figli prima della crisi del 2008, negli anni Sessanta o durante il boom economico. Qualcuno addirittura rimpiange la pura democrazia dei tempi degli antichi greci.

Può sembrare ingenuo, ma credo fermamente che viviamo nel migliore dei mondi passati.

Il futuro dei nostri figli rispetto alla Storia

Se facessi nascere i miei figli ai tempi dei greci, per il novantanove per cento nascerebbero schiavi, femmine o stranieri – come la maggioranza della popolazione di Atene. Sarebbero stati privi di qualsiasi diritto, pubblico o privato.

Essere bambino in qualsiasi epoca prima del diciannovesimo secolo significava essere uno dei quattro che non sarebbero sopravvissuti al parto o uno dei quattro che sarebbero morti entro l’anno di vita.

Se ti capitava in sorte di essere nella metà che sopravviveva, molto probabilmente avresti avuto un’infanzia di una povertà schiacciante.

Dei bambini nati negli anni Settanta, il quaranta per cento sarebbe finito a lavorare nel tanto rimpianto posto fisso. Con gli occhi di oggi, una prospettiva fossilizzante che avrebbe costretto mio figlio a fare le stesse cose nelle stesse ore e nello stesso edificio per circa quarant’anni.

Nessuno di noi cinque, infine, è riuscito a sostenere che nonostante la crisi
i nostri figli abbiano meno giocattoli, meno parchi giochi e meno attenzioni dal decennio precedente. Anzi, forse è il contrario.

Progrediamo ed evolviamo, nonostante tutto?

Non si possono negare la difficoltà del momento. Non possiamo non vedere l’opacità del futuro. Questo però non deve distorcere la nostra visione.

Il mondo è sempre progredito. È sempre migliorato, nonostante grandi momenti di crisi. Non c’è motivo per credere che smetterà di farlo nel futuro.

I valori che sentiamo minacciati oggi, quelli per i quali manifestiamo, pochi decenni fa erano solamente un sogno. Nel centenario della nascita di Nelson Mandela, l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha fatto una rassegna veloce di come è cambiato il mondo, in positivo, negli ultimi cento anni.

Ha sostenuto che l’unico modo per creare un avvenire migliore è preoccuparsi per il futuro e non accontentarsi – che sono due tratti umani fondamentali – ma anche avere una maggior dose di fiducia e un bel po’ di ottimismo.

L’illustratore francese Jean-Jacques Sempé, autore dei bellissimi libri del Piccolo Nicolas, durante un’intervista ha spiegato perché nei suoi disegni abbondino i bambini, nonostante abbia avuto una infanzia difficilissima.

La sua risposta è stata: “Mi manca l’innocenza dell’infanzia, mi manca la speranza. Mi manca credere che le cose possano sempre migliorare”. Ed è questa la versione del futuro che serve ai nostri figli.

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