Geppetto. Ovvero, chissà che retrogusto ha il sacrificio

“Nella mia vita non riesco a trovare un’occasione che sappia proprio di sacrificio”

Papà aveva quel modo di dire: “Se rimane solo un boccone, lo lascio a voi”. Lo usava spesso per ricordarci i sacrifici che aveva – e avrebbe – fatto per noi. Non so se accompagnava le sue parole con la storia delle tre pere che Geppetto lasciò a Pinocchio. Forse è solo un’associazione di idee che mi sono fatto io nella testa. Lo usava anche per dirci che una persona deve saper controllare e frenare i suoi desideri, anche se, di nuovo, non so quanto ci fosse di retorico.

Penso invece ai sacrifici che ho fatto io per mio figlio – dei quali mi piace vantarmi tra gli amici – e mi si gonfia il petto. Ma appena metto le cose in prospettiva mi vergogno. Ho sacrificato tante ore di sonno e tante occasioni per lui, ma in fin dei conti non ho perso nemmeno una gara a eliminazione diretta della Champions League. Netflix e RaiPlay li ho conosciuti solo dopo la sua nascita.

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Il boccone di papà mi è tornato in mente un mese fa, mentre leggevo L’anello forte di Nuto Revelli. Nuto è stato un ufficiale disertore dell’esercito fascista, riunito alle forze partigiane nel ’42. Dopo la guerra ha dedicato la vita a raccogliere le testimonianze orali delle persone che popolavano le valli delle Alpi, dove cultura e tracce stavano scomparendo e tutto si spostava verso le grandi città-fabbrica.

Il confronto con la vita dura di chi ha vissuto in questa stessa terra nemmeno troppi decenni fa, mi ha fatto fare i conti su cosa vuol dire sacrificio. Quand’è l’ultima volta che ne ho fatto veramente uno? E soprattutto, che gusto ha? Perché da quei racconti si intravede che non c’è solo l’amarezza della privazione o il dolore della perdita, ma anche qualcosa di dolce che rimane nelle persone. Mi piacerebbe scoprirlo.

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Nella mia vita non riesco a trovare un’occasione che sappia proprio di sacrificio. Sono stato generoso con gli amici. Quando non mi stavano più i vestiti li regalavo a qualcuno, ma non ho mai dovuto, per esempio, spartire il guardaroba con uno sconosciuto o fare a metà di un pasto. 

Ma lasciamo stare gli amici. Sostengo uno stile di vita sostenibile e non perdo una manifestazione del Climate-Change, però neanche lì posso dire di aver fatto sacrifici significativi. Faccio scrupolosamente la raccolta differenziata da più di quindici anni, ma a chiamarlo sacrificio ci vuole fantasia, è solo dividere in categorie i miei rifiuti. A scuola insegnano “riduci, riusa e ricicla”. Io faccio solo l’ultima. Mi è impensabile sacrificare i viaggi estivi, anche se capisco il peso del loro impatto ecologico. 

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Insomma, una sola azione degna di chiamarsi sacrificio non mi si vuole presentare. Non riuscirò a capire che cosa sentiva veramente ‘sto Geppetto quando ha venduto la sua casacca per comprare l’abbecedario al figlio. Inizio a pensare che non è colpa mia, non ho mai avuto l’occasione.

Bastava dirlo. La separazione e tutti i cambiamenti che comporta mi hanno prosciugato il conto. Sono senza soldi e mancano due settimane alla fine del mese. Una sera trovo un’offerta al supermercato. Un pasto per due: tagliatelle fresche, robiola e salmone affumicato a metà prezzo. Li ho comprati subito. Nel tragitto verso casa ho pensato che poteva essere questa l’occasione: li lascio per domani quando ci sarà mio figlio e stasera mi arrangio col poco che popola il deserto del mio frigo. Mi ha sfiorato il pensiero di aprire il salmone e prenderne solo una fetta. No! So come andrà a finire. Resisto. 

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Non mi ricordo cosa ho mangiato quella sera, mi ricordo solo che Simone, la sera dopo, si leccava letteralmente le dita per quanto era buona la pasta. Che eroe mi sono sentito. Sono un tutt’uno con Geppetto!

Anche se, al suo confronto, mi sento ridicolmente fortunato. Anche quando voglio fare un minimo di sacrificio, vengo ricompensato con pasta fresca all’uovo, robiola fresca e salmone norvegese affumicato.

 

Leggi altre puntate de “Il sassolino nello stagno”, la rubrica mensile di Khaled Elsadat

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