Incontrollati e liberi

“Regaliamo ai nostri figli più vita possibile”. A dirlo è Andreas Weber, biologo e filosofo tedesco, che consiglia anche ai genitori di farlo con coraggio. “Meglio rompersi un braccio fuori, che stare al sicuro davanti al televisore o a un monitor”. Andreas Weber è uno scrittore e divulgatore scientifico. In Germania i suoi testi sull’educazione hanno grande successo e pongono interrogativi nuovi sulle modalità educative in vigore, tutte incentrate sull’offerta di un contesto molto strutturato tanto per l’apprendimento quanto per il gioco. “Quatsch Matsch – Un libro d’azione adatto alle grandi città e testato per la casa sull’albero” è il suo manuale più famoso. Insegna l’istruzione alla vitalità, vale a dire: lasciamo giocare i bambini all’aria aperta, incontrollati e liberi quanto più possibile, senza la presenza vigile dell’occhio adulto; è un’esperienza essenziale per una buona crescita ed evoluzione. Questo non significa portarli nella natura più selvaggia e abbandonarli a loro stessi. Significa sforzarci di dare il permesso di seguire il proprio lato selvatico avendo fiducia in loro.

La famiglia degli esseri viventi
Weber ha due figli e vive a Berlino. Chi, come lui, ha avuto l’occasione di osservare i bambini mentre giocano a impersonare un animale, completamente immedesimati nella parte e sentendo il mondo esterno come altro da sé, si sarà accorto che l’identificazione prende forma più dalle sensazioni dei bambini che non dalle informazioni acquisite. Anche l’attenzione dei bimbi piccoli nei confronti degli animali e la naturalezza con cui si fanno avanti per entrarci in contatto rivela quanto gli animali e il mondo naturale siano un nutrimento essenziale per la mente di un bambino. Secondo Weber, il neonato ha bisogno fin dalla nascita di un altro essere che viva sensazioni e sentimenti pari ai suoi, che gli trasmetta, con la mimica e le gestualità, le reazioni al suo essere vivo, consentendogli di sentire e capire che anche lui fa parte della famiglia degli esseri viventi. Da piccoli ci si percepisce da “dentro”, ma non si è capaci di vedersi dall’esterno. Per questo si ha bisogno di uno specchio. Interagire con altri esseri viventi permette al bambino di afferrare le caratteristiche e il significato stesso della vita: qualcosa che può morire e che vuole svilupparsi, che è in grado di compiere azioni creative, che desidera crescere, che prova sensazioni e che condivide una realtà in comune. Interagendo con il mondo che ha generato lui e tutte le altre vite, il bambino impara a sentirsi vivo e a percepire la propria “vitalità”. Crescendo i gradi di libertà aumentano e aumenta la profondità della realtà con cui i bambini entrano in relazione. Weber sottolinea che non conta solo apprendere, conoscere o imparare a fare, ma piuttosto semplicemente essere. Stare all’aria aperta significa giocare col mondo: “Nella natura i bambini possono toccare con mano e plasmare la propria anima nella sua versione materiale, crescendo con un’identità emotiva ricca di sfumature in un corpo vissuto e sano”.

I bambini amano la natura perché ne hanno bisogno
Nell’ambiente urbano i bambini passano molte ore in casa, seduti davanti alla tv o al pc oppure studiano in una scuola che, con gli anni, diventa sempre più il centro della loro vita. Senza contatto con la natura, senza flora e fauna, nei bambini si riduce la capacità di formare le emozioni, di sviluppare legami, di esercitare l’empatia, la fantasia, la creatività e la gioia di vivere. e si riduce la possibilità di maturare il potenziale psichico, fisico e mentale necessario. Nella prima infanzia si dovrebbe poter crescere “circondati” da lupi, leoni, tigri, orsi, serpenti, gatti, pesci e topi, ed è sulle sembianze più o meno realistiche di questi esseri “non umani” che gravita il cosmo delle prime impressioni del mondo. Tutti gli animali, le piante e il mondo naturale insegnano ai bambini la mescolanza tra interiore ed esteriore e l’atteggiamento giusto per relazionarsi con gli altri esseri. Questa mescolanza, secondo Weber, ha “un nome antico quanto il mondo, e si chiama amore”. Sperimentare, vivere e sentire quest’amore sin da piccoli aiuta a diventare se stessi, a percepirsi come una delle tante specie esistenti e a sviluppare un’empatia con il mondo vivente.

Annullare il controllo
Per lasciare i bambini liberi di sperimentare l’amore bisogna che si sentano accettati nella propria vitalità. Non è difficile, basta lasciarli giocare liberamente in ogni possibile situazione non organizzata, annullando il controllo degli adulti supervisori. Il bambino, quando entra in rapporto con il mondo di altri esseri viventi, non gioca perché deve fare qualcosa, ma aggiunge qualcosa a ciò che gli sta intorno. Weber suggerisce: “Il tempo non pianificato che i piccoli passano nel mondo dà loro quella sana presa di coscienza di se stessi che in altre situazioni manca e di cui hanno bisogno per non perdere la propria identità, la sensazione di chi sono”. L’identità dinamica si crea grazie a un’altra vitalità che ci accetta, ci riflette e ci fa sentire di essere vivi. Weber preferisce parlare di “vitalità” invece che di “natura”, perché è un concetto meno dualistico che non declina l’idea di una natura perfetta separata da noi.

Non si cresce da soli
Per crescere è necessario che il bambino sia “guardato” da molti esseri che non sempre hanno occhi, ma a volte anche solo un corpo verde. Più risonanze ottiene nelle sue esperienze, maggiori saranno le sfaccettature della propria sensibilità corporea, che può essere meno sviluppata se frequenta un mondo tutto pianificato da soli esseri umani. Anche negli ambienti pedagogici troppo strutturati, compresi quelli “avventurosi”, si rischia che il bambino non riesca a seguire i propri desideri. I giochi al computer forniscono ancor meno stimoli: non essendo vivi non ci “guardano”, mentre una sponda di un ruscello “sente e vede” chi si avventura a giocare, chi la modifica lasciando tracce che sono elementi dei quali è fatto anche lui. La vitalità si coltiva con gesti molto semplici, situazioni libere che fanno pensare alle esperienze che per secoli hanno riempito le giornate di tutti i bambini del mondo e che oggi rischiano di risultare assenti.

Case sugli alberi
Doveroso è dunque allargare gli spazi dell’esperienza sensoriale dei nostri bambini, trovando il tempo, tra la scuola e le attività artistiche-sportive-culturali, per lasciarli scorrazzare nelle situazioni più libere possibili. Weber ci invita a considerare che il desiderio di sentirsi vivi, fare esperienza delle proprie potenzialità, saper soddisfare bisogni d’azione fisica, mentale, emotiva e, crescendo, sessuale, sono tutti buoni presupposti perché nei giovani individui si sviluppino il coraggio e la capacità di lottare. E incalza: “Genitori e pedagoghi che oggi vogliono fare qualcosa per la libertà dei giovani dovrebbero unirsi in modo sovversivo e collaborare ignorando i vigenti sistemi di regole”. Da qui la sua proposta di costruire nei parchi pubblici le case sugli alberi, quasi un appello alla singola persona per riscoprire l’entusiasmo e il piacere di rischiare. I bambini e le bambine, così come gli adulti, solo quando si sentono liberi di seguire i propri desideri, interessi e motivazioni diventano protagonisti della propria vita, producendo soddisfazioni, energia e gioia.

[Francesco Santel]

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