La comunicazione empatica per creare connessioni

da | 1 Apr, 2022 | Lifestyle

Preferisci avere ragione o essere felice? La comunicazione empatica o gentile tende a creare connessioni autentiche e virtuose. Ma come si pratica e come si allena?

Partire dalle parole per promuovere la pace e la non violenza, verso se stessi e gli altri. Le parole a volte sono usate per ferire, altre volte possono facilitare le relazioni: il modo in cui si esprimono e si ascoltano può fare la differenza.  “E tu preferisci avere ragione o essere felice?” è la provocazione con cui Marshall Rosenberg, l’ideatore della Comunicazione non violenta, apriva i suoi incontri. La comunicazione empatica o gentile tende a creare connessioni autentiche e virtuose. Ma come si pratica e come si allena? Ce lo spiegano Diego Mariani, avvocato specializzato nella tutela dei diritti umani, e Chiara Bertalotto, counsellor olistico.

A doppia direzione

“La comunicazione empatica è la possibilità di sperimentare un linguaggio nuovo, capace di creare connessioni autentiche. Ha l’obiettivo di aumentare la fiducia e la pace nelle relazioni”, spiega Diego Mariani. “Nel confronto con le persone permette di relazionarsi individuando una radice e dei bisogni comuni, ed è questo alla base dello scambio”. Una comunicazione a doppia direzione, verso l’interno, con noi stessi, e verso l’esterno, con l’interlocutore. Vuol dire azzerare il giudizio per stare nell’ascolto e nell’accoglienza, alla ricerca del punto di contatto.

Applicabile in ogni ambito

La comunicazione gentile è uno strumento incredibile perché una volta appreso diventa nostro, applicabile in ogni ambito”, continua Mariani. “Non esistono situazioni in cui non funziona, neanche in quelle più formali o distaccate.

È importante allora sapere che si può scegliere come comunicare e che se si è alla ricerca di uno scambio autentico il linguaggio empatico è lo strumento migliore”. Ma funziona davvero sempre e con tutti? “Il confronto con le persone più vicine è il terreno più indicato ma anche quello più delicato, perché il conflitto è più frequente”. 

Quando non ci si capisce

E se il consiglio è quello di utilizzare sempre un linguaggio accogliente e non giudicante, è chiaro che si fa necessario il richiamo a queste risorse quando, almeno apparentemente, non c’è comprensione o visione comune. Ci sono relazioni poi, in cui la comunicazione è proprio difficile. Non ci si capisce, e si parlano due lingue completamente diverse.

C’è la provocazione, l’offesa, o la percezione di tutto questo anche se involontario per chi parla. “In questi casi la comunicazione empatica può essere decisiva, perché torna ai bisogni comuni, prima che alla ragione”. È chiaro, poi, che il gioco si fa più facile se anche l’interlocutore è disposto alla gentilezza e se il desiderio di connessione è condiviso. “Ma non è una condizione necessaria. È possibile relazionarsi in modo empatico anche con chi in quel determinato momento non può o non vuole dare empatia”.

Un linguaggio non giudicante

La comunicazione gentile ha bisogno di essere appresa. “Durante i nostri laboratori facciamo giochi ed esercizi per allenare intanto l’ascolto, anche della nostra comunicazione interiore. Infatti siamo tutti in continuo dialogo interiore, e ascoltandolo con attenzione possiamo accorgerci che spesso il linguaggio che usiamo con noi stessi è violento e giudicante. Partiamo da lì. Imparare a riconoscere le dinamiche violente e non sane del nostro linguaggio, anche inconscio, è importante per vederlo immediatamente anche nelle relazioni con gli altri”. 

comunicazione empatica

La comunicazione gentile in coppia

Le relazioni di coppia tirano fuori il meglio e il peggio di ognuno. Per quello imparare a stare nel confronto in modo sano diventa indispensabile per il successo (nel senso più ampio del termine) di una relazione.

“Il conflitto in coppia è presente, fisiologico e non bisogna scappare. Bisogna viverlo, per riconoscerlo e riconoscere che dietro a quel conflitto c’è un bisogno. Impariamo a lasciare andare il rancore, a uscire dalle dinamiche di ragione e torto, a smettere di fare accuse o cercare giustificazioni. Bisogna azzerare, e con gentilezza tornare sul piano di ascolto e di contatto con i bisogni comuni”. Praticare la comunicazione empatica a casa è un ottimo esempio per gli altri che la vivono, anche per i più piccoli.

Con i bambini

Utilizzare la comunicazione empatica coi bambini consente di instaurare una relazione nuova, fuori dal sistema binario di premi/punizioni a cui siamo abituati. È uno strumento pedagogico a tutti gli effetti e soprattutto è una opportunità, per loro e soprattutto per noi. “I bambini hanno una capacità innata di esprimere le emozioni e il loro sentire.

Solo crescendo mettono una maschera e iniziano a censurare e nascondersi. Allora il lavoro del genitore è duplice: da una parte cercare di preservare questa loro competenza empatica innata, fare in modo che non si perda. Dall’altra partire dalla manifestazione delle emozioni dei piccoli, il pianto, l’urlo, il morso, il sorriso, per esplorare il loro bisogno, e poi anche il nostro”.

Tutto parte da noi

“I bambini apprendono molto più con l’esempio che vedono e vivono e respirano silenziosamente che con la loro parte cognitiva e razionale”, ci spiega Chiara Bertalotto.

“La prima volta che ho seguito un seminario sull’educazione in comunicazione non violenta mi aspettavo una serie di tecniche, di giochi, di attività e indicazioni specifiche su come comportarmi. Invece il lavoro dell’intera settimana fu quasi interamente dedicato alla pratica della comunicazione empatica verso me stessa, nella mia vita e rispetto alle mie relazioni e conflitti.

Dopo un’iniziale frustrazione ho compreso come tutto partisse da me. Il presupposto della comunicazione empatica è che gli esseri umani nascono naturalmente empatici, i bambini già lo sono, siamo noi che ci siamo dimenticati come si fa. Essere gentili e accoglienti non è qualcosa di nuovo da imparare, ma qualcosa che basta riscoprire, destrutturando e vedendoci nuovi”.

I laboratori

Diego Mariani e Chiara Bertalotto portano in giro per l’Italia il laboratorio “Le parole per incontrarsi”, promosso dall’associazione Terra e Pace e dal Movimento Mezzopieno.

Un percorso esperienziale per prendere contatto con le proprie emozioni e bisogni, per generare un cambio di prospettiva volto a rendere l’incontro con l’altro un momento di crescita reciproca. Grazie all’ascolto empatico e alla comunicazione gentile, i partecipanti possono apprendere e sperimentare un linguaggio nuovo in grado di creare connessioni più autentiche. Il laboratorio è realizzato in economia del dono: ogni partecipante contribuisce secondo la propria capacità e nello spirito di liberalità, senza le aspettative di scambio monetario tipiche dell’economia di mercato. I laboratori vengono portati anche nelle scuole e si rivolgono principalmente ai genitori. Per info sui laboratori: diegomariani@semionlus.org

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