La conquista dell’autonomia (dei figli e dei genitori)

Come, quando e quanta autonomia dare ai propri figli, è una questione che prima o poi tutti i genitori si pongono. Quelli che in passato erano piccoli frugoletti totalmente dipendenti dalle cure genitoriali col tempo diventano individui che reclamano indipendenza e volontà di farcela da soli. Allo stesso tempo si assiste a un cambiamento della società, con famiglie sempre più sole e lontane da quella rete di tutela e aiuto che in passato era invece presente. L’esigenza di lasciare i bambini da soli diventa dunque una necessità e i genitori si trovano spesso costretti a far crescere i propri figli in maniera più veloce, rendendoli indipendenti prima rispetto a ciò che si faceva una volta.

Un percorso che inizia alla nascita

L’idea di lasciare i bambini da soli ci rimanda subito alla mente Kevin di Mamma ho perso l’aereo: un bambino che trasforma la casa in un campo di battaglia, rischiando anche di mettere a repentaglio la propria incolumità (ma che alla fine scaccia i ladri e preserva il “suo” territorio, quindi non tutto il male viene per nuocere). Questo perché vediamo l’autonomia dei nostri figli come un salto nel buio, una perdita di controllo – nostro – su situazioni che temiamo possano sfuggirci di mano.

Per prima cosa però ricordiamoci che autonomia e indipendenza sono due parole positive, ricche di ottimismo e di cui non dobbiamo avere paura. Per questo è bene ricordarci un famoso detto: ci sono due lasciti durevoli che possiamo dare ai nostri figli. Uno sono le radici. L’altro sono le ali. Acquisire indipendenza non è una cosa che si fa dall’oggi al domani, ma è il culmine di un percorso che ha inizio con la nascita del bambino. Come dice la psicologa specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale e familiare Eliana Bruna: “Il processo di fiducia, alla base dell’autonomia, si instaura tra genitori e figli fin dalla nascita e cresce insieme a loro. Giorno dopo giorno, i genitori mostrano al bambino come fare qualcosa, lui apprende e ci prova ed è su questo passaggio fondamentale che si crea una relazione di fiducia. Tutto questo è possibile se da subito il genitore concede al figlio una quota di fiducia a fondo perduto, così che il bimbo capisca di potercela fare perché i genitori credono in lui, ma anche di poter sbagliare, senza che questo determini la perdita della stima. La voce dei genitori diventerà nell’adulto la voce interiore, quindi è fondamentale che si passino ai bambini messaggi incoraggianti e positivi”.

I bambini e gli altri

È poi fondamentale rendere i nostri figli “aperti al mondo”, non timorosi di ciò che li circonda, delle altre persone e delle situazioni meno familiari. Anche qui l’esempio dei genitori è fondamentale; come dice sempre la dottoressa Bruna: “Se noi genitori ci mostriamo aperti agli altri ma attenti, loro impareranno a non aver paura di aprirsi con la giusta attenzione. Viceversa se insegniamo loro che gli altri sono tutti pericolosi o al contrario tutti meritevoli di fiducia, li esporremo a diversi pericoli: nel primo caso al rischio di chiusura totale verso il mondo, nel secondo al pericolo di non saper distinguere quando una persona merita fiducia e quando è meglio scegliere di proteggersi e non concederla”. Questo è probabilmente uno degli argomenti che incutono il maggior timore negli adulti: gli altri. Crescere i figli con la paura che tutte le persone esterne alla famiglia possano essere potenzialmente pericolose rischia di far chiudere i bambini a riccio, creando degli adulti con difficoltà relazionali. Allo stesso tempo non va neanche fatto credere ai bambini che tutti siano bravi, indistintamente e senza controllo. Purtroppo il male esiste, ed è compito del genitore fornire al bambino quella cassetta degli attrezzi per imparare a distinguere le varie persone. Diventa così fondamentale creare una buona rete sociale intorno al bambino, fatta di persone come i parenti, i vicini di casa, i negozianti del quartiere, gli insegnanti, gli allenatori dei vari sport e i genitori degli amici, adulti di cui ci si possa fidare, a cui rivolgersi e a cui chiedere aiuto in caso di bisogno. E poi ricordare al bambino che i suoi genitori ci sono e che a loro si può rivolgere ogni volta che una situazione o un comportamento sembrano strani o difficili da capire.

Le responsabilità pratiche dei genitori

Cosa succede se il problema è quello di lasciare il bambino da solo in casa? La dottoressa Bruna dice: “Perché i nostri  gli siano effettivamente capaci di star soli in casa, è fondamentale l’autonomia. È importante accompagnare il bambino rispettando i suoi tempi e non sostituendosi a lui. Da quando il neonato è in grado di fare alcune cose da solo (tenere il biberon, stare seduto, gattonare), è importante che il genitore smetta di fare per lui e lasci che faccia lui. Crescendo, acquisirà la capacità pratica di fare le cose, ma anche quelle cognitive ed emotive: sarà in grado di prendere decisioni e di correggere eventuali errori. Se i genitori sapranno accompagnare i figli nella buona costruzione di questi due processi, arriveranno all’età in cui potranno lasciarli da soli a casa, sicuri che questi sappiano come comportarsi. È poi estremamente importante assegnare ai bambini piccoli compiti quotidiani, adeguati alla loro età, che li aiutino ad imparare la responsabilità per una casa in cui non devono sentirsi ospiti ma parti attive della sua cura”.

Compito dei genitori è assicurarsi poi che la libertà del bambino coincida con un ambiente sicuro in cui esercitarla. Come dice l’avvocato del foro di Torino Tiziana Zambello, “la legge italiana, con l’articolo 591 del Codice Penale, stabilisce il reato di abbandono di persona minore di anni 14. Prendendo alla lettera il codice, chiunque abbandoni una persona minore degli anni 14… e della quale abbia la custodia o debba prendersene cura, è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni”. Questo cosa vuol dire? Che è vietato lasciare i propri figli a casa da soli se minori di 14 anni? Ovviamente no. Se il minore ha un’età adeguata, viene lasciato in casa da solo in una situazione di sicurezza, nell’ambiente a lui più familiare e noto, vengono eliminate le possibili fonti di pericolo (ad esempio chiudendo il gas, assicurandosi che non ci siano candele o altre fiamme accese, chiudendo le finestre se si abita ai piani alti e mettendo in sicurezza oggetti pericolosi) e si insegna al bambino a non aprire a persone sconosciute lasciando a disposizione i numeri di emergenza, ecco che non sussisterebbero gli estremi del reato di abbandono. Quello che la legge dice è che non basta ritenere il minore in grado di badare a se stesso, occorre provare di aver eliminato ogni fonte di pericolo, concreto o potenziale. Quindi sì all’autonomia, a patto che questa venga esercitata in sicurezza. Lo stesso vale quando si deve mandare il bambino fuori casa o a scuola da solo (a piedi o con i mezzi pubblici). È necessario che il genitore si assicuri che il tragitto sia noto, che il bambino sappia con sicurezza quali percorsi fare, quali mezzi prendere e che conosca bene le norme base del codice stradale, come ad esempio attraversare solo sulle strisce e con il verde.

Più sicuri per sé e per gli altri

Assicurarsi che non vi siano fonti oggettive di pericolo per sé e per gli altri è una tutela che gli adulti devono prendere nei confronti dei propri figli e per la propria incolumità giuridica. Un genitore è legalmente responsabile della sicurezza e dei danni causati da un bambino e questa responsabilità è valida sino alla maggiore età o all’emancipazione. Come spiega l’avvocato Zambello, se il bambino è piccolo, la norma di riferimento è l’articolo 2047 del codice civile: in caso di danno causato da persona incapace di intendere e di volere i genitori sono i responsabili in quanto soggetti tenuti alla sorveglianza. Quando i bambini si fanno un po’ più grandi il riferimento è l’articolo 2048 del Codice Civile: i genitori sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati che abitano con loro. Ci si può liberare dalla responsabilità solo provando di non aver potuto impedire il fatto. La responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dai minorenni con loro conviventi, come stabilito dalla Suprema Corte, è correlata ai doveri inderogabili, indicati dall’articolo 147 Codice Civile, di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. Le parole chiave devono quindi essere, sempre e in ogni caso: genitorialità responsabile, consapevolezza della priorità dell’interesse del minore e fiducia nelle capacità dei propri figli.

Nel resto del mondo

Cosa succede nel resto del mondo quando si parla di autonomia e indipendenza dei bambini? Nei popoli latini e in quelli dell’Europa meridionale la situazione è abbastanza simile all’Italia, con più o meno gli stessi tempi di emancipazione dei figli rispetto ai genitori. Nell’Europa del Nord e in paesi come ad esempio la Germania, la situazione è molto differente. Si tende a rendere autonomi i bambini molto prima rispetto a ciò che avviene a casa nostra, ad esempio è normale lasciare che i bambini delle elementari (anche dei primi anni) vadano e tornino da scuola in autonomia, a piedi o col bus, che lo stesso facciano per recarsi alle attività extrascolastiche e dagli amici. Nei paesi scandinavi c’è poi addirittura l’abitudine di lasciare i bambini nei passeggini fuori dai locali pubblici quando mamma e papà sono a prendere un caffè. In Olanda non ci sono problemi a lasciare i bambini da soli, fuori casa, a giocare in strada anche non direttamente sotto la supervisione degli adulti. Sicuramente le abitudini culturali la fanno da padrone, l’Italia è un paese fatto di piccoli centri, dove tutti si conoscono, di case con grandi cortili in cui i bambini sono sempre tenuti sotto controllo da qualche adulto. All’estero spesso arriva prima anche l’età dell’affrancamento dai genitori, con ragazzi che vanno a vivere da soli a 18 anni, cosa molto diversa qui da noi. Paese che vai autonomia che trovi!

[Silvia Garda]

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