La felicità in famiglia è una competenza che si impara e si allena

“Mamma, anche oggi vai a insegnare la felicità?”. Sono le parole con cui Stella, cinque anni, saluta al mattino Veruscka Gennari che ha fondato insieme a Daniela
di Ciaccio un’azienda dal nome inequivocabile: 2BHappy.

La loro rivoluzione sorridente parte nel 2014 e arriva alle orecchie dell’ONU che nel 2016 le invita a presentare il loro lavoro a Ginevra.

Sì, perché la felicità è una cosa seria, oggetto di seguitissimi corsi universitari a Harvard e Yale, poiché ha la potenzialità di migliorare il mondo, oltre a quella di incrementare le prestazioni personali.

Veruscka, cosa ti ha spinto a interessarti di felicità?

“È stato un percorso, una danza fatta di dolore, amore, sconfitte, consapevolezze, scoperte e gratitudine. Avevo alle spalle la fine inaspettata e dolorosa di un matrimonio e la sensazione che il lavoro che facevo non mi risuonasse più. In pochi mesi tutto quello che mi sembrava solido e indistruttibile si è frantumato.

Poi ho iniziato ad ascoltare la voce della mia anima che iniziava a farsi strada, suggerendomi: “Questa è la volta giusta, quella in cui puoi imparare ad amarti!”.

Ho ricominciato a costruire tutto partendo da dentro per arrivare fuori. Le persone che mi conoscevano mi dicevano: “Quanto sei brava, che fortuna trovare un nuovo compagno dopo così poco tempo e ora sei anche diventata mamma!”.

Io però sapevo che la mia non era solo fortuna, ma il prodotto di una competenza. Così ho iniziato a studiare la scienza della felicità.

Volevo che tutti potessero aver accesso a informazioni, strumenti e pratiche per costruire la propria felicità, per passare dalla sfiga alla sfida!”

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Cos’è e su cosa si fonda questa scienza?

“La Scienza della Felicità è il termine con il quale a livello accademico si riuniscono tutti i saperi e gli studi che vanno a sostanziare un’informazione molto semplice e dirompente.

La felicità non è solo un’emozione, come siamo abituati a pensare, ma è soprattutto una competenza e quindi come tale può essere costruita e allenata.

Con Daniela ho scritto un libro, “La scienza delle organizzazioni positive”: nasce dalla volontà di far arrivare informazioni utili a quante più persone possibili.

In particolare ai leader delle organizzazioni, a chi ogni giorno è nella posizione di poter influenzare un altro gruppo di persone.

Le organizzazioni positive sono tutte quelle organizzazioni che hanno capito che esiste una correlazione fortissima tra pratiche positive (gentilezza, rispetto, ascolto), effetti (soddisfazione personale) e comportamenti (fiducia, supporto).

E quindi investono in questa direzione. Costruire ambienti di lavoro e di relazione in cui si mette al centro la cultura della positività vuol dire riconoscere a tutti il diritto di fiorire e realizzarsi.

Con questo libro ci auguravamo di portare una ventata di positività. Invertire la rotta della negatività, dello stress, del cinismo e della continua pressione è possibile!

E quanto è bello ritrovare la centralità delle relazioni umane, di un’etica del lavoro e dello stare insieme basata sulla cooperazione, sul benessere, sul supporto reciproco.”

Se le organizzazioni di cui parlate sono da intendere in senso ampio, come luoghi di relazione, la scienza delle organizzazioni positive si può applicare anche alle famiglie?

“Assolutamente sì, la famiglia è a tutti gli effetti un’organizzazione. I genitori sono il primo e determinante ambiente in cui i figli costruiscono la loro identità.

È nei primi sette anni di vita che si seminano le basi del capitale psicologico dei bambini e della loro capacità di affrontare le sfide future.

Il modo in cui interpreteranno il mondo e le relazioni dipene da noi e dal nostro esempio; ecco perché è necessario allenarsi alla felicità soprattutto in famiglia!

Siamo stati educati con la cultura del “prima il dovere e poi il piacere”, a credere che sotto sforzo o tensione produciamo di più e raggiungiamo meglio gli obiettivi e che per sopravvivere ed evolverci dobbiamo difenderci. Ma la scienza ci dimostra che queste convinzioni sono false. E non sono necessarie!”

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Come mamma ed esperta di felicità a cosa fai appello nei momenti difficili?

“Nonostante sia un’esperta di positività ci sono momenti in cui mi lascio attraversare da pensieri come: speriamo che a Stella non accada mai nulla di brutto, speriamo che nessuno le faccia del male…

Mi accorgo in quei momenti che la parola che ripeto è: speranza. Bene, io sono certa che tutti noi possiamo fare molto più che sperare.

So che se un genitore avrà capito come coltivare il suo benessere e la sua positività, insegnerà ai bambini come esserlo grazie all’esempio e quei bambini avranno meno voglia di fare i bulli, picchiare, umiliare. Non in nome di un credo, ma semplicemente perché restituiscono quello che hanno ricevuto: amore!

Dobbiamo partire da noi, perché spesso non è facile essere un esempio. “Cosa voglio?” è la prima domanda che un genitore dovrebbe porsi.

Nella mia esperienza spesso emerge che i genitori per primi non mettono in pratica quel che vorrebbero insegnare ai figli. Così non funziona, perché i nostri figli fanno il 30% di quello che gli diciamo di fare e il 70% di quello che ci vedono fare!

I figli possono essere un grande acceleratore di cambiamento; Stella lo è stata e continua a esserlo ogni giorno.”

In conclusione, cosa ha portato nella tua vita la tua scelta di positività?

“Mi sta portando a vivere felicemente! Ciascuno di noi può imparare a tirare fuori il meglio di sé per star bene e far stare bene gli altri. Mi sono resa conto che quello che accade fuori di noi è il riflesso di ciò che c’è dentro.

La cosa più importante che ho imparato è osservarmi dall’esterno, ormai lo faccio in automatico, pratico una routine di benessere, mi sento autentica e perfettibile in ogni qui e ora della mia giornata.”

Guida alla felicità: le Buone Pratiche

È fondamentale partire da se stessi. Troppo spesso ci dimentichiamo questo principio della cura: non possiamo educare, curare, fare star bene gli altri se prima non impariamo a farlo su noi stessi.

– Imparare a vivere nel qui e ora, nel presente. Quante volte viviamo con presenza e consapevolezza il tempo che trascorriamo con i nostri figli? Insegnare loro i valori che per noi sono importanti passa dal tempo che si trascorre insieme e dalla qualità di questo tempo, viviamo nel gioco, guardiamo un film con loro, ascoltiamo la loro musica, creiamoci occasioni per stare insieme, godendo a pieno di quel tempo senza pensare a quello che avremmo voluto o dovuto fare.

– Perseguiamo la coerenza. Sono un genitore coerente? Niente giustificazioni, non barare! Questo non vuol dire che dobbiamo essere perfetti, ma dobbiamo imparare a guardarci oggettivamente.

Respiriamo e chiediamoci: cosa voglio? Dove scelgo di indirizzare le mie energie? Agiamo in coerenza con quelle risposte.

– 3:1. È un rapporto semplice da applicare sia nella coppia sia con i figli. Per bilanciare ogni parola, gesto o feedback negativo ne occorrono tre di segno opposto (per approfondire i fondamenti scientifici di questa affermazione cercate sul web Losada ratio).

Siamo molto più inclini a osservare ciò che non siamo bravi a fare, ciò che ci manca o manca ai nostri figli rispetto agli altri, quello che non ci meritiamo o non si meritano loro, facciamo troppo leva sul senso di colpa e sulla minaccia.

Ecco, chiediamoci: sta funzionando? Probabilmente no perché oggi sappiamo che funziona di più la chimica della positività che quella della negatività.

Gentilezza e positività. Usiamo parole gentili, soffermiamoci a guardare le cose belle che ci accadono e succedono, spegniamo la tv, lasciamo da parte i telefonini, raccontiamo storie, cuciniamo con loro, generiamo emozioni e vibrazioni.

Lo so anche io che è difficile, sono una mamma lavoratrice, con mio marito ci dividiamo tempi e risorse perché non abbiamo nonni; è complesso ma come potrei non farlo ora?

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