La mia scelta: una scuola pubblica 

da | 8 Set, 2021 | Lifestyle

Tagli, pandemia e nuovi modelli pedagogici: eppure in Italia 9 famiglie su 10 continuano a sostenere la scuola pubblica 

Secondo l’Istat, nel 2019 gli studenti iscritti alla scuola pubblica (dalla materna alla secondaria superiore) erano quasi 8 milioni e poco più di 700.000 quelli che frequentavano gli istituti privati.

Un divario poco rilevante nella scuola dell’infanzia, ciclo in cui un bambino su quattro frequenta una scuola privata o convenzionata, che invece diventa più evidente nella secondaria superiore, che vede solo uno su ventiquattro frequentare gli istituti privati. 

Sicuramente mai come in epoca Covid tante famiglie hanno valutato un’alternativa diversa a quella offerta dalla scuola pubblica. Confusione, regole più rigide e non sempre chiare, spazi ridotti e proposta didattica all’aria aperta piuttosto scarsa.

La qualità dell’istruzione pubblica è stata messa in un dubbio da un apparato burocratico lento e incerto, non sempre in grado di rispondere all’emergenza in modo efficace. 

Tuttavia, anche quest’anno, molti hanno continuato a scegliere la proposta educativa statale o comunale. Le motivazioni sono diverse e legate all’età, alle esperienze personali, scolastiche e familiari.

Tutte però sono accomunate dal desiderio di difendere la scuola come bene collettivo in grado di garantire l’istruzione a tutti nel modo più inclusivo possibile, ponendo una grande fiducia nella lunga tradizione pedagogica del nostro paese.

Un modello da difendere

Scegliere la scuola pubblica significa sostenere un modello di istruzione in grado di garantire a tutti lo stesso livello di preparazione, al di là del reddito e della classe sociale.

Di questo sono convinti Stefania e Ivan, genitori di Riccardo e Martina, di 7 e 4 anni.

“Dobbiamo ammettere che anche noi, all’inizio dello scorso anno scolastico, siamo stati titubanti a causa della gestione del Covid a scuola, e abbiamo partecipato all’open day di una scuola parentale per capire meglio l’offerta formativa all’aria aperta. 

Alla fine però, abbiamo deciso di non abbandonare i nostri ideali e di scegliere le scuole vicino a casa; entrambi i bimbi hanno iniziato un nuovo ciclo scolastico, le insegnanti sono brave, si tratta di piccole strutture dotate di spazio all’aperto.

Non posso negare che nel caso della scuola primaria abbiamo avuto qualche problema per via della sospensione dell’attività motoria, che per noi a quell’età è fondamentale.

Non abbiamo quindi esitato a unirci ad altri genitori per difendere questo diritto: è importante che le famiglie partecipino attivamente, non bisogna avere paura di confrontarsi con gli insegnanti: da entrambi i lati si mette sempre al centro l’interesse e il benessere del bambino.

Senza dare nulla per scontato, noi genitori abbiamo il dovere di dare il nostro contributo e di valorizzare i bravi insegnanti, affinché il nostro paese non perda questo modello di diritto garantito a tutti e di inclusività che non esiste ovunque”.

A scuola di diversità

“Per i miei figli non ho mai avuto dubbi: scuola pubblica e basta”, sostiene fermamente Luca, papà di Leo e Diego, 6 e 4 anni. 

“Il primo anno di scuola dell’infanzia abbiamo iscritto Leo alla scuola privata paritaria vicino a casa.

Avevamo la necessità di mandarlo alla classe primavera in anticipo (prevista per bimbi che non hanno ancora compiuto tre anni) e per questioni di capienza la scuola pubblica del quartiere non ha potuto accogliere la nostra domanda. 

L’esperienza non è stata per nulla negativa: spazi, servizi, orario. Non mancava nulla. Ma per noi la scuola deve essere uno specchio della società in cui viviamo, quello non era ‘il mondo reale’.

Così l’anno successivo siamo passati alla scuola pubblica, che ora frequenta anche il fratellino. Una scuola multietnica, un mix di classi sociali e nazionalità. Siamo convinti che un bambino a quell’età debba toccare con mano la diversità. 

La scuola deve insegnare rispetto, tolleranza e capacità a relazionarsi con qualsiasi tipo di persona, anche se diversa da noi.

Non trovo valore aggiunto nel frequentare una scuola privata o parentale, dove la maggior parte delle persone si assomiglia per pensiero e stile di vita: la diversità è un grande valore.

Mi piace che i miei figli abbiano a che fare con chi la pensa diversamente: serve per crescere e comprendere meglio la complessità del mondo.

Sono consapevole che ci sono tanti aspetti che la scuola come istituzione dovrebbe migliorare, ma nel nostro piccolo ci sentiamo in dovere di migliorarla noi per primi, partecipando attivamente e senza abbandonare il diritto all’istruzione per tutti fuggendo nel privato”.

Dall’inclusività alla vita di quartiere

“Mio figlio quest’anno ha concluso il ciclo della scuola primaria e il prossimo anno inizierà la secondaria inferiore” racconta Claudia, mamma di Diego, 11 anni. 

“Non abbiamo mai valutato la scuola privata forse perchè ai nostri tempi si diceva che gli insegnanti migliori fossero nella scuola pubblica. Non so se oggi è ancora così, e di sicuro non lo è ovunque.

L’unica certezza che abbiamo è che Diego da un paio di anni ha avuto una certificazione di DSA e segue un piano didattico personalizzato. 

La scuola che abbiamo scelto per lui garantisce progetti di supporto trasversali pensati ad hoc per il suo disturbo e soprattutto lavora in rete con altre scuole, che è fondamentale.

Credo che in generale, il supporto offerto dalla scuola pubblica a disabili, BES e DSA non abbia eguali in termini di aggiornamento e preparazione”.

Frequentare la scuola pubblica, quella più vicina a casa, porta anche numerosi vantaggi per quanto riguarda il radicamento con il territorio in cui i bambini vivono, sostiene Barbara, mamma di Elias, 7 anni. 

“Mi piace che mio figlio frequenti la scuola pubblica del nostro quartiere: significa conoscere le persone che vivono qui e sentirsi parte di una comunità territoriale.

La scuola è lo specchio del quartiere in cui abitiamo; non mi piacerebbe l’idea di mandarlo in un ambiente ‘filtrato’ secondo parametri come reddito, ideologie o orientamento religioso. Gli unici parametri che mi interessano sono la realtà e la diversità.

A parte questo, non ho mai valutato la scuola privata anche per i costi: sinceramente credo che l’istruzione debba essere gratuita e accessibile a chiunque. E poi, il servizio pubblico generalmente garantisce una buona qualità di insegnamento”.

Covid e scuola: una questione di fiducia 

Lo scorso settembre, 2020, la scuola ha riaperto dopo sette lunghi mesi. Una fase delicata resa difficile dalle regole poco chiare e della mancanza di formazione degli insegnanti per affrontare l’emergenza. 

“A settembre dello scorso anno ho valutato la possibilità di iscrivere mio figlio, che doveva iniziare la scuola dell’infanzia, in una scuola parentale con un programma basato sull’educazione outdoor – ammette Marianna, mamma di Giulio, 4 anni -.

Eppure, da educatrice, ho da sempre condiviso i programmi e i modelli pedagogici adottati dalla scuola dell’infanzia pubblica. Ma a causa delle restrizioni e degli spazi chiusi o troppo affollati, molti genitori, come me, hanno pensato ad alternative possibili. 

Nella scuola dell’infanzia del nostro quartiere non era molto chiaro come avrebbero gestito la situazione Covid.

Ero sinceramente preoccupata perché c’era molta confusione. I protocolli non venivano sempre attivati correttamente e temevo che Giulio potesse trovare un maestro o una maestra terrorizzati dal Covid.

Alla scuola dell’infanzia i bambini hanno bisogno di contatto fisico e di essere confortati dalle figure di riferimento. 

La scuola parentale all’aperto sembrava la soluzione migliore, anche se mi avrebbe richiesto un grosso sacrificio economico e di organizzazione, dal momento che non si trova vicino a casa.

Inoltre, rinunciare all’ideale di scuola pubblica, in cui credo molto, era per me un grande peso.

E così ho chiesto un confronto diretto con la scuola pubblica del quartiere per avere chiarezza su tutte le questioni relative alle restrizioni previste.

Lì ho scoperto che le future insegnanti avevano tutte seguito un percorso con una psicologa, che aveva consigliato loro di essere semplicemente “umane” con i bambini.

In quell’ambiente non erano quindi vietati gli abbracci, toccarsi o scambiarsi i giocattoli non era proibito.

L’ho iscritto quindi alla pubblica: nel corso dell’anno si è costruito un bel rapporto di fiducia e oggi sono contenta della scelta fatta.

Il dialogo tra famiglie e insegnanti è importantissimo, soprattutto di questi tempi, e non dobbiamo mai avere paura di esporci per fugare dubbi o paure o anche per portare il nostro punto di vista e migliorare quel modello di scuola ancora in grado di accogliere tutti”.  

Una scuola piena di opportunità

Nonostante la scuola pubblica italiana a volte presenti carenze dal punto di vista della preparazione “pratica” dei suoi studenti, non si può certo negare la forte preparazione degli studenti italiani a confronto studenti di altri paesi, tant’è che i professionisti che escono dalle nostre università sono apprezzati ovunque.  

“Abbiamo scelto sempre la scuola pubblica per i nostri figli, dalla materna fino alle superiori e, speriamo, anche l’università” è l’esperienza di Mauro e Serena, genitori di Elena e Guido, 17 e 15 anni.

“Conosciamo bene i limiti della scuola pubblica, ma anche le grandi opportunità del nostro sistema di istruzione.

È vero, spesso le scuole private sono meglio attrezzate o possono proporre un’offerta formativa più interessante, eppure crediamo che il valore dell’insegnamento della scuola pubblica sia molto sottovalutato. 

Nostra figlia ha frequentato l’anno all’estero in Canada ed è risultata la prima della classe in tutte le materie (inglese compreso!).

È tornata a casa con i complimenti scritti da parte di tutti gli insegnanti. Certo, in Canada si sono stupiti che una studentessa al quarto anno di liceo non sapesse usare un microscopio e far crescere correttamente una colonia di batteri.

Quando mai si portano i ragazzi in laboratorio? Elena ha trovato la scuola canadese meglio organizzata e meravigliosamente attrezzata, con insegnanti giovani e pieni di entusiasmo.  Ha però toccato con mano la limitatezza dei contenuti e dei programmi. 

A parte l’aspetto della preparazione, restiamo convinti che la scuola, come la sanità, debba essere pubblica: un servizio no-profit fruibile gratuitamente da tutti i cittadini.

Ugualmente restiamo convinti che si debba esigere un fortissimo aumento degli investimenti nella scuola, per rendere funzionale e piacevole questo luogo così importante e così trascurato”.

diritto istruzione

 

 

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