La scelta delle scarpe per i bambini

Quanto amiamo i primi passi del bambino. Quei piedi paffutelli, quel passo dondolante, quelle cadute “sedere-a-terra” che fanno tenerezza come un cartone animato. Quel che spesso trascuriamo è la fedele compagna del suo piede: la calzatura che lo accompagna anche nelle primissime camminate. Quale scegliere? In base a che criteri?

Ne abbiamo parlato con Marco Caldironi, laureato in Tecniche ortopediche e riflessologo plantare, grande conoscitore di scarpe per bambini. “Quando il bambino comincia a camminare cade spesso perché deve imparare l’equilibrio e sperimentare il giusto schema motorio. Le scarpe che indossa fanno la differenza. Una calzatura per i primi passi ha dei requisiti specifici: deve avere la tomaia (la parte esterna della scarpa) preferibilmente in pelle, con la fodera (la parte interna) in vitello pieno fiore o capretto, perché sono materiali morbidi e traspiranti. Un buon contrafforte aiuta a tenere in asse il calcagno, mentre la suola di cuoio favorisce il contatto con il suolo; il tassello antiscivolo anteriore e il tacchetto in gomma aiutano a prevenire le cadute. Una calzatura così fatta concede un buon passo e permette al bambino anche di fare errori di appoggio, perché le parti in gomma si adeguano al suolo”. Dunque per i piccolissimi meglio le scarpine di pelle? “Sì, anche perché la pelle permette al piede di non sudare. Ma attenzione, questo materiale può avere qualità diverse: la meno traspirante è il maialino”.

Gomma per i bimbi in crescita

Con la crescita cambiano le esigenze motorie. “A 3 anni il bambino cammina bene ed è utile passare alle suole di gomma che consentono un’esplorazione più sicura del mondo. Non lasciamoci irretire dalle mode del momento. Nelle calzature, come negli abiti, i bambini tendono a essere vestiti come piccoli adulti, ma i bisogni sono differenti. Intorno ai 4 anni il piede dei bimbi presenta una pronazione (cioè una rotazione) fisiologica e l’arco plantare mediale deve ancora formarsi completamente, con il risultato di sembrare un poco piatto. Al contempo la muscolatura è ancora in evoluzione. Le scarpe devono favorire il corretto sviluppo delle parti anatomiche, altrimenti si rischia di favorire l’insorgenza di patologie”.

Qualcosa da evitare assolutamente? “Le suole rialzate. Quattro centimetri di suola in un bambino corrispondono al tacco dodici in un adulto. Scegliete scarpe con fondi morbidi e flessibili. Preferite tacchi a base larga che stabilizzano l’appoggio del retropiede. Anche la misura è importante. Fate misurare i piedi dei bambini, perché oramai le taglie sono diverse da marca a marca. Meglio scegliere una scarpa un poco più grande, massimo un centimetro, rispetto al piede”.

Piedi che puzzano? Perché non respirano

Nei preadolescenti potete incolpare gli ormoni, ma se i piedi dei bambini puzzano è probabile che le scarpe non permettano la traspirazione. “I piedi dei bambini non dovrebbero puzzare mai. Per non spendere troppo nelle scarpe, controllate almeno la qualità della tomaia e della fodera interna, che sono responsabili all’80% della traspirazione. La suola è importante, ma meno di quel che si crede: per dirne una, disperde solo il 20% del calore prodotto dal piede”.

E le onnipresenti sneaker? “Meglio far utilizzare le scarpe da ginnastica solo per le attività sportive e i pomeriggi ai giardinetti. Per le altre occasioni sono da preferire scarpe più casual, con suola in gomma e materiali non sintetici”. Perché è così importante la traspirazione? “Perché permette di prevenire problemi dermatologici, come micosi alle unghie e alla pelle dei piedi”. Ma le scarpe non sono tutto. “Un suggerimento per aiutare i bimbi ad avere piedi sani è farli camminare a piedi nudi. Non solo in spiaggia, ma anche sui sassolini tondi di un fiume o su un prato sicuro. Basta proteggete i piedini con delle calze. Gli stimoli che ricevono dal camminare senza scarpe sono particolarmente utili sia per il corretto sviluppo dell’arco del piede, sia per la maturazione del sistema propriocettivo, cioè quel sistema che permette di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio, anche senza l’uso della vista”.

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