L’adozione internazionale: tutto quello che c’è da sapere

Quanto si dibatte oggi sull’essere famiglia, come se fosse una coccarda, uno stendardo da mettere in bella vista. Come se ci fosse un esame da superare e qualcuno, dall’alto, a decretare se lo siamo o lo possiamo essere una famiglia. “Naturale”, poi. E intanto ci sono coppie che vogliono allargarsi e lo fanno adottando “naturalmente” un bambino del mondo. Si chiama adozione internazionale, ecco di cosa si tratta.

L’adozione internazionale

L’adozione internazionale è quell’istituto che vuole garantire a ogni bambino in stato di abbandono in un Paese straniero il diritto di crescere in una famiglia. “È il bisogno di un bambino che trova risposta in una famiglia che desidera adottare un figlio – spiega Paola Strocchio, vice presidente del Cifa e mamma adottiva. Il bisogno del bambino da una parte, il desiderio di una famiglia dall’altro: così nasce l’adozione”. È per sempre? L’adozione internazionale è un legame tra genitori e figli: certo che è per sempre.

Chi sono i bambini adottati

Non esiste un profilo preciso dei bambini adottabili; ognuno ha la propria storia. Si tratta di bambini in stato di abbandono in un Paese straniero. Lo stato di abbandono è stabilito dal Paese, così come lo stato di adottabilità. “Sono bambini che arrivano da contesti difficili e disagiati, privi degli strumenti necessari alla loro crescita e talvolta alla loro sopravvivenza. Non si tratta soltanto di bisogni fisici e materiali, ma anche affettivi. Un bambino può essere tolto alla famiglia biologica per maltrattamenti, può essere  abbandonato alla nascita o rimasto orfano e senza parenti in grado di occuparsi di lui” – dice Silvia Rivela, della Segreteria Tecnica Adozioni del Cifa. “Se i primi tentativi di adozione nazionale nel Paese di origine falliscono, si procede con l’adozione internazionale“. L’età è un elemento variabile: negli ultimi anni si è assistito a un aumento dell’età media dei bambini che vengono adottati.

Quali coppie possono adottare?

La legge prevede che possano adottare coppie sposate e conviventi da almeno tre anni: l’obiettivo è verificare la stabilità della coppia che va ad accogliere un bambino. “Le statistiche – continuano da Cifa- parlano di donne attorno ai 42 anni e di uomini sui 45, ma sono medie naturalmente”. La legge prevede che la differenza massima di età tra un genitore e il proprio figlio adottato sia di 45 anni. Le coppie omosessuali in Italia non possono adottare in Paesi stranieri; lo possono fare in contesti particolari sul territorio nazionale (è diventato famoso il caso della piccola Alba adottata dal papà Luca, single). “Il reddito non è formalmente un requisito particolare, ma l’adozione internazionale comporta costi procedurali e di viaggio elevati, di cui lo Stato non si fa carico, ad eccezione di qualche bonus erogato una tantum da parte della Commissione Adozioni Internazionali, l’organo di controllo in Italia”.

Tempi dell’adozione

Sono piuttosto lunghi i tempi che una coppia deve attendere per adottare. “Dal momento della domanda passano circa tre anni – conferma Silvia Rivela- ma dipende da numerosi fattori, tra cui la disponibilità dell’aspirante famiglia adottiva ad accogliere bambini con qualche piccola problematica di salute o magari più grandicelli”. Poi ci sono i tempi della burocrazia, che sono lunghi e spesso difficili. “Sappiamo bene quanto possa essere pesante da gestire l’attesa, e proprio per questo noi di Cifa organizziamo incontri dedicati all’attesa, in modo che possa essere vissuta come un momento di arricchimento interiore e di preparazione all’incontro con un figlio, con il suo bagaglio di esperienze e con un’altra cultura”.

Quanto mi costa

I costi variano a seconda del Paese in cui si va ad adottare, e per questione di trasparenza sono tutti pubblicati sul sito ufficiale della Commissione Adozioni Internazionali. Sono costi che vanno a coprire sia le spese sostenute sia Italia, sia all’estero, tramite l’Ente Autorizzato cui si sceglie di affidarsi per l’adozione internazionale. Sono spese che devono essere sempre certificate e che è possibile riportare nella dichiarazione dei redditi l’anno successivo, perché detraibili.

Consigli alle famiglie

“È importante essere se stessi, soprattutto nella fase dell’istruttoria che precede l’udienza con il giudice per l’ottenimento dell’idoneità all’adozione. Non ha senso mentire o fingersi supereroi. Non ci sono risposte giuste e sbagliate alle domande di psicologi e assistenti sociali”. Per affrontare un processo così lungo è bene scegliere con cura l’ente autorizzato a cui affidarsi per l’adozione. Bisogna avere pazienza, cercare di essere accoglienti ed empatici per provare a immaginare il vissuto, le paure e le aspettative del bambino che si va a conoscere. Ma “soprattutto – sottolineano da Cifa- è bene elaborare che diventare genitori e avere un figlio non è un diritto. È un desiderio sano, condivisibile e bellissimo, ma non è un diritto. Il diritto è quello del bambino ad avere una famiglia che possa dargli tutti gli strumenti adeguati a una crescita armoniosa da ogni punto di vista”.

La testimonianza

“Non so quanto essere genitore adottivo possa essere diverso dall’essere genitore biologico – ammette Paola Strocchio, vice presidente del Cifa e mamma di un figlio di origine cambogiana di 14 anni- perché non ho vissuto questa seconda esperienza. So che essere genitore è una grandissima e meravigliosa fatica, indipendentemente dall’avere partorito o meno il proprio figlio. Alle fatiche di tutti i giorni, il genitore di un figlio che è stato adottato forse deve aggiungere un pizzico di impegno in più perché un figlio adottato spesso si porta appresso e dentro strappi e cicatrici che a volte tornano a sanguinare e fanno male. Ecco, un genitore adottivo deve saper accogliere i dolori del proprio figlio e restituire sicurezze. Non è facile, ma ce la si fa.

Senza andarsene mai

Ci sono momenti particolarmente delicati da affrontare, come la richiesta di “spiegazioni” per l’abbandono subito, il confrontarsi con caratteristiche somatiche diverse da chi abitualmente li circonda, a partire dagli stessi genitori. C’è da placare il dolore per gli episodi di razzismo che tuttora avvengono, e c’è il desiderio di scoprire “da dove si arriva”. A volte si dice che l’amore basta. Secondo me no: l’amore è fondamentale, ma ci vuole anche accoglienza, forza interiore, capacità di comprensione ed empatia, oltre a quella di saper fare un passo indietro, quando occorre. Senza andarsene mai”.

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