L’ora di alternativa è un diritto. Ma esiste un programma da seguire?

da | 11 Set, 2021 | Lifestyle

Le scuole devono garantire l’ora di alternativa alla religione cattolica, anche se la denominazione stessa non sempre garanzia di un percorso formativo

“La scelta di non frequentare l’insegnamento della religione cattolica non deve dare luogo ad alcuna forma di discriminazione”: così si legge nel Decreto legislativo 297/1994.  

Eppure nella scuola italiana il diritto all’ora alternativa è ancora spesso negato. Non tutti gli istituti scolastici infatti, soprattutto nelle città di piccole dimensioni, riescono a garantire una “vera alternativa” per le famiglie che lo richiedono. 

E così le scuole si differenziano tra chi propone bellissimi programmi per avvicinare i bambini al pensiero filosofico, a chi impone l’IRC come unica alternativa valida.

Religione alla scuola pubblica

In Italia l’insegnamento della religione cattolica – IRC – esiste grazie al Concordato tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica, e prevede un’ora e mezza di lezione alla scuola materna, due ore per primaria, un’ora per secondaria di primo grado e secondo grado.

Genitori e allievi scelgono all’inizio del ciclo di studi se seguire la disciplina, ma la scelta può essere liberamente modificata prima e durante l’inizio dell’anno scolastico nei successivi al primo.

L’obbligatorietà dell’insegnamento dell’IRC non esiste più dal 1984 con un nuovo Concordato, che prevede la possibilità quindi di avvalersi dell’insegnamento alternativo alla religione cattolica.

L’alternativa in Europa

I paesi europei che hanno abolito totalmente l’ora di religione dalla scuola pubblica non sono molti: tra questi la Francia, la Repubblica Ceca e l’Olanda.

In altri paesi, come il Belgio o la Germania, è possibile scegliere tra i diversi corsi di religione attivati a scuola (dalla cattolica all’islam, dall’ortodossa all’ebraismo); l’alternativa alle religioni confessionali si chiama Etica o Morale non confessionale. 

In alcuni casi esiste anche una terza opzione, ovvero il rinforzamento dell’insegnamento di educazione civica. 

Altri paesi invece, come la Svezia, la Svizzera o il Regno Unito, prevedono il corso Storia e Cultura delle Religioni, una sorta di filosofia che spiega le religioni principali del mondo, con un programma differente rispetto alla IRC italiana, specialmente per la scuola primaria. 

Se la scuola non attiva l’alternativa

Il diritto di diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (IRC) deve essere sempre garantito. 

Se la scuola non attiva un valido percorso di alternativa (ovvero un’attività progettuale con un’insegnante che segue i bambini durante le ore previste) i genitori possono inoltrare al Dirigente Scolastico un modulo pre-compilato di diffida per sollecitare l’attivazione dell’attività di alternativa facendo riferimento al decreto di riferimento. 

In questo caso la scuola non può sottrarsi per nessun motivo (C.M.368/1985) dall’attivazione di attività di alternativa. Tali attività in genere sono deliberate dal collegio dei docenti e sono finanziabili con i fondi della scuola.

Nelle scuole superiori l’unica differenza con i cicli precedenti è che gli studenti possono scegliere in autonomia anche senza il consenso della famiglia.

Integrazione, convivenza, ecologia

Durante l’ora di alternativa non è possibile svolgere il programma di una materia curricolare, in quanto determinerebbe una discriminazione per chi frequenta IRC.

Tuttavia approfondire aspetti di una materia curricolare esterni al programma o trattare la materia con obiettivi didattici diversi non lede in alcun modo la scelta di chi si avvale dell’IRC, ed è dunque ammesso.

Ma cosa si insegna o si deve insegnare, esattamente, durante l’ora di alternativa? Secondo a Circolare ministeriale n. 131 del 3 maggio 1986, “Le attività culturali e di studio devono concorrere al processo formativo della personalità degli studenti”.

Tali attività, inserite nel PTOF,  devono essere didattiche e formative e trattare temi e iniziative a sostegno di intercultura, ecologia, integrazione ed educazione alle emozioni, riflettendo su amicizia,  solidarietà, diversità, rispetto verso gli altri e convivenza civile.

Le esperienze delle famiglie

Sulla base di questo programma però, le esperienze delle famiglie si dividono a metà.

Da un lato ci sono piccoli allievi che durante l’ora di alternativa inventano storie o leggono insieme i libri delle emozioni; dall’altro, i mal capitati in scuole invitano caldamente a uscire prima chi non frequenta l’IRC (anche alle elementari) oppure, dietro la scusa dello “studio individuale”, relegano i bambini in fondo alla classe a fare un disegno durante la lezione di religione. 

E così, anche chi inizialmente era convinto della propria scelta, è costretto a rinunciare all’alternativa. “Alla scuola materna ho scelto di non avvalermi della lezione di religione cattolica” racconta Barbara, mamma di Enea, 7 anni “in quanto io sono atea e mio marito musulmano. Anche quando nostro figlio ha iniziato la scuola primaria quindi, la scelta è stata la stessa.

Dopo qualche mese però, mi sono accorta che non c’era nessuna attività organizzata, al contrario di come avveniva alla scuola materna. A volte il bambino seguiva una lezione qualsiasi nella classe V sedendosi al fondo dell’aula, mentre più spesso è rimasto nell’atrio a giocare con il bidello. Davanti a questa situazione, per non andare contro la scuola o creare polemiche, ho chiesto di cambiare la nostra preferenza e iscriverlo alla lezione di religione. Tuttavia credo che la scuola non sia stata in grado di garantire un nostro diritto”. 

Un programma troppo vago?

Nonostante la scelta dell’alternativa alla religione sia un diritto e gli obiettivi sulla carta interessanti, sono tante le famiglie che non scelgono l’alternativa all’IRC nonostante preferiscano un modello di educazione ateo. I motivi potrebbero essere legati al fatto che il programma dell’ora di alternativa sia sempre piuttosto vago: anche nelle scuole più organizzate, ne conosce effettivamente il contenuto solamente a a lezioni avviate.  

Al contrario del paesi vicini che seguono obiettivi ministeriali, il programma dell’attività di alternativa viene scelto e proposto dall’insegnante che assume l’incarico (una figura che non tutte le scuole garantiscono).

Una procedura incerta che spaventa le famiglie: quel possibile “buco educativo” per i propri figli lascia indubbiamente più spazio alla scelta della religione cattolica.  Una paura che spesso si traduce in realtà, in quanto non sempre la scuola riesce a proporre attività valide in grado di puntare davvero sulla “crescita emotiva” dei ragazzi.

Ma se l’ora di alternativa alla religione avesse una denominazione diversa e un programma specifico – come “Filosofia delle religioni”, “Etica o Morale non confessionale”, oppure attività culturali educative come il teatro – i numeri di adesione sarebbero diversi?

Lasciamo la risposta alle scuole e alle famiglie. 

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Rubrica: I libri per spiegare le religioni ai bambini

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