Mamme lavoratrici: quando l’asilo nido è per pochi

Le donne fanno meno figli, le mamme si licenziano e i posti all’asilo nido sono pochi, anzi pochissimi. Questo è quanto emerge dai dati Istat sulle mamme lavoratrici 

Sono numeri abbastanza imbarazzanti quelli che fotografano l’Italia delle famiglie e dei piccolissimi. Numeri che tornano di anno in anno senza mai regalare un sorriso o un sospiro di sollievo e dovuta speranza. Le donne fanno meno figli, le mamme si licenziano e i posti al nido sono pochi, anzi pochissimi.

Nascite in calo

La ricerca Istat del febbraio 2018 (dati 2017) parla chiaro: le nascite sul territorio italiano sono ancora in calo. I nati nel 2017 sono stati 464mila, il 2% in meno rispetto al 2016. Il minimo storico dai tempi dell’Unità d’Italia.

Secondo il report, la riduzione delle nascite interessa gran parte del territorio, con punte del -7% nel Lazio e del -5,3% nelle Marche. Soltanto in quattro regioni si registrano incrementi: Molise (+3,8%), Basilicata (+3,6%), Sicilia (+0,6%) e Piemonte (+0,3%). Rimane comunque invariato il numero medio di figli per donna, pari a 1,34.

Perchè si fanno meno figli?

I motivi per cui la natalità su scala nazionale è precipitata a questi tristi livelli – almeno secondo la sola lettura dei dati statistici – sono tre:

  • ci sono sempre meno donne in età fertile (tra i 15 e i 50 anni) residenti in Italia:
  • le donne decidono di diventare madri più avanti con l’età, sul finale della loro potenziale vita riproduttiva (l’età media al parto in Italia è in continuo aumento, salita a 31,8 anni nel 2017); 
  •  sempre più coppie decidono di non avere figli.

Le mamme (ancora) a casa

Fare figli in Italia non è cosa facile. Si studia fino a tardi per poi entrare nel mondo del lavoro precario e flessibile. Poi ci sono il master, la gavetta, la casa, le relazioni più virtuali che umane. E se si trova sia l’amore che il lavoro, l’impiego lo si lascia dopo aver avuto un figlio, almeno se sei donna/madre. Questo è quanto emerge dai dati Istat: oggi solo il 55% delle madri dello stivale lavora, il 7 per cento è in cerca di lavoro e il 36% è inattiva. La situazione non è uguale in tutta Italia: al Nord lavorano il 74% delle donne, il 66% nelle regioni del Centro e solo il 40% nel Meridione.

La triste situazione delle mamme lavoratrici

Il 40% delle mamme che lavorano hanno un contratto part time e per quasi la metà dei casi non per propria volontà. Anche il trattamento economico non è paritario: una donna guadagna il 12 per cento in meno di un collega uomo a parità di mansione.

Quindi, facendo due calcoli, se una mamma guadagna 1.300 euro netti al mese (compenso più alto di quello di una commessa, secondo quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale) e chiede una riduzione di orario a 20 ore settimanali, arriverà a percepire un compenso mensile di 650 euro.

Ma c’è di peggio. Secondo i dati dell’Ispettorato nazionale del Lavoro se nel 2016 il 78% delle richieste di dimissioni sono state firmate da donne, il 40% delle domande è stato motivato dalla difficoltà di conciliare il lavoro con gli affetti. Su 27 mila donne che hanno dato le dimissioni nel 2016, quasi 14mila hanno dichiarato di farlo per motivi legati alla famiglia.

Il nido? Solo per pochi (e ricchi)

Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 380 euro, precisamente 301 per la retta dell’asilo e 80 euro circa per la mensa”. Questi sono i calcoli fatti dalla ricerca condotta da Cittadinanzattiva  e divulgati lo scorso ottobre.

“Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale negli ultimi tre anni, ma pesano molto le differenze regionali e fra i singoli capoluoghi di provincia. Per i nidi si va dai 100€ al mese di Catanzaro e Agrigento ai 515€ di Lecco. Per la mensa scolastica dai 38€ di Barletta ai 128€ di Livorno”.

Al Sud il nido costa meno ma scarseggia

Il Sud, conveniente per i costi, pecca però sulla disponibilità dei nidi.  La copertura sulla potenziale utenza è solo del 7,6%, rispetto alla media nazionale del 20%. Dati confermati dal rapporto Istat del dicembre 2017, da cui emerge che in Calabria frequenta l’asilo nido solo l’1,2% dei bambini con meno di 2 anni, in Campania il 2,6.

In media in Italia, dunque, ci sono 20 posti per 100 bambini con meno di 2 anni per un totale di 357.786 posti. Ancora secondo l’Istat, in Italia nell’anno educativo 2014/15 sono state censite 13.262 unità che offrono servizi socio-educativi per la prima infanzia, il 36 per cento è pubblico e il 64 per cento privato.

Ma sulla scuola dell’infanzia si investe? Pare di no: è andata infatti crescendo la quota che le famiglie hanno dovuto sborsare per il nido, mentre è diminuita la spesa dei comuni.

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