Mio figlio in rosa: la mamma di un bambino trans si racconta

“Ti senti maschio o femmina?” “Io mi sento io”. Questo è il punto di partenza della storia di Camilla Vivian, mamma di tre figli di cui uno molto rosa, così rosa da far abbassare tanti sguardi. Così rosa da decostruire concetti che parevano consolidati. Rosa da scriverci un libro. Straordinariamente e coraggiosamente rosa.

Mio figlio in rosa è un libro pubblicato nel novembre 2017 da Manni Editori che sta per diventare un documentario; è un blog; ma è soprattutto la storia di una vita. Abbiamo chiesto a Camilla Vivian in persona di raccontarcela.

Il libro nasce dalla storia del figliodi Camilla che, fin da piccolissimo, ha scelto vestiti, giochi e colori convenzionalmente associati al femminile. Affronta temi importanti e difficili quali l’identità sessuale, l’identità di genere, il transgender. 

“Mio figlio in rosa” parla di una cosa semplice: la libertà

Quanto hai dovuto studiare per capire e comprendere i comportamenti e la natura di tuo figlio? “Ho dovuto destrutturare quello che credevo fosse il genere così come ci viene insegnato e come lo diamo per scontato – risponde Camilla Vivian -. Ma alla fine nel mio libro parlo di una cosa molto semplice: la libertà. Purtroppo spesso alla libertà vengono dati nomi differenti e diventa un concetto difficile da capire. Io ci sono arrivata per questa strada. Ho letto molto, guardato documentari, parlato con tante persone prima di poter arrivare a capire che essere transgender significa semplicemente avere il coraggio di affermarsi per quello che si è, anche se quello che si è si trova fuori dalla gabbia nella quale siamo abituati a vivere. Inconsciamente viviamo tutti una sorta di sindrome di Stoccolma: siamo innamorati del nostro carceriere che è la società che ci tiene prigionieri in gabbie, create non in base alle nostre esigenze ma in base alle sue. Ecco: chi ha il coraggio, la forza, il fegato, l’energia di esistere per se stesso è una persona da ammirare e seguire. Non certo emarginare”.

Il giudizio degli altri. Ma gli altri siamo anche noi

Le persone giudicano? O è la paura di essere giudicati che blocca una scelta libera? 

“La domanda è: chi sono gli altri? Gli altri siamo anche noi — continua Camilla Vivien -. E in quanto tali giudichiamo e ci giudichiamo. Anzi a volte siamo i peggiori giudici. Quindi certamente, ahimè, le persone giudicano. Ci si barcamena tra i giudizi e le cattiverie, ma ci si scontra anche con una negatività interiorizzata che ci rende giudici di noi stessi. E la miscela è letale”.

Mio figlio in rosa - Camilla Vivian

Un bambino vestito con gonna e ballerine

Probabilmente coloro che rimangono basiti davanti a un bambino vestito con gonna e ballerine non rimangono altrettanto stupiti di una bimba vestita da maschiaccio: quanto sono forti gli stereotipi e le differenze di genere?

“Certamente una bambina è più libera. Viviamo in una società maschilista e machista, è inutile che ci illudiamo che non sia così. Elevarsi a maschio è comunque ‘figo’. Che una bambina voglia fare l’ingegnere (mestiere ancora considerato da uomo) è fonte di orgoglio. Che un bambino maschio voglia fare invece una cosa da donna è una vergogna. Il maestro, la ballerina, l’infermiera: non se ne parla proprio.

Troppa libertà o troppi condizionamenti influiscono sulla crescita del bambino?

Ti hanno accusata di aver lasciato tuo figlio troppo libero di scegliere e quindi di lasciarlo troppo esposto e troppo debole: cosa può e deve fare un genitore di fronte a un figlio in rosa o a una figlia in blu?

“Conosci la favola di Esopo che racconta del vecchio, dell’asino e del bambino? Comunque fai, sbagli. Per gli altri. E avranno sempre qualcosa da dire, quindi chi se ne importa. Io non ho la verità in tasca; ogni genitore deve accogliere il proprio figlio e la propria figlia per quello che è. Solo la sua felicità e serenità sono l’unità di misura per capire se sta facendo un buon lavoro“.

Pensi di aver condizionato tuo figlio nelle sue scelte pink? No, certamente no. Credo che dovremmo preoccuparci molto di più di quei genitori che obbligano i propri figli a fare gli sport che piacevano a loro da piccoli, o a usare le marche e gli stili di moda che piacciono a loro senza nemmeno preoccuparsi di domandare: tesoro che cosa ti piacerebbe fare?”.

Gli Stati Uniti sono più avanti negli studi sui bambini trans 

Quali sono i segnali che un genitore deve cogliere per capire che il rosa non è solo una fase?

“Negli Stati Uniti, da dove provengono la maggior parte degli studi sui bambini trans, la regola fondamentale per capire che non è una fase è che il bambino sia Insistent, consistent and persistent riguardo alle sue affermazioni sulla sua persona. Cioè ovviamente non basta che per due giorni ti dica che gli piacciono le Barbie o il pallone”.

 

Quante sono le famiglie con figli transgender in Italia e in Europa? ” In Italia non possiamo proprio saperlo. Mi pare che le cifre date dai professionisti parlino di 44 famiglie con bambini minori di 11 anni. Ma queste non sonoe videntemente cifre che fanno testo; in Italia stanno tutti nascosti. In Spagna l’associazione più grande di famiglie con bambini transessuali è stata fondata da quattro mamme e in quattro anni ha raccolta più di mille membri. E aumentano ogni giorno”.

Non è solo libertà, è soprattutto rispetto 

Tu vivi in Spagna. L’identità di genere e le scelte sessuali sono più libere che in Italia? “In Spagna tutto è più libero che in Italia. Ma non userei il termine ‘libero’. Qui esiste il rispetto, cosa che noi ormai abbiamo dimenticato. E il rispetto parte dalle strisce pedonali, passando dalla coda al panificio, fino al prossimo, chiunque sia e voglia essere, con tutti i suoi sacrosanti diritti”.

Oggi sapresti rispondere alle domande di un treenne che inizialmente ti spiazzavano? Per esempio quella volta che ti ha chiesto: “se i pantaloni sono sia per femmine che per maschi, perché le gonne sono solo per le femmine?”. Oppure “chi dice che il rosa è da femmina?”

“Ancora oggi risponderei come facevo allora. Tesoro, se qualcuno ti chiederà perché sei vestito così, devi solo dire che ognuno ha i propri gusti. Perché ognuno HA i suoi gusti“.

Se chiedi a tuo figlio, che oggi ha 9 anni, se è maschio o femmina, lui cosa ti risponde?

“Mi risponde: per me è lo stesso. Sono sempre io”.

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