La miopia dei bambini può migliorare?

Tra sedentarietà, screen-time e luce artificiale, aumenta la miopia tra bambini e ragazzi. Può migliorare? Il parere dell’oculista

I dati degli ultimi anni evidenziano un aumento di miopia tra bambini e ragazzi, cioè la miopia infantile e giovanile. Un po’ di voci si levano contro l’uso precoce di tablet, smartphone e videogiochi. Un altro po’ si schierano contro il numero eccessivo di ore trascorse al chiuso con la luce artificiale. Ne parliamo con il dottor Matteo Vitale Brovarone, oculista e giovane papà. 

Una questione di postura

Davvero gli schermi (telefoni, tablet, console, monitor o Tv) fanno diventare miopi?  “Non si può affermare con evidenza scientifica che i dispositivi elettronici e la Tv emettano misteriose radiazioni miopizzanti – spiega il dottor Vitale Brovarone -. Va da sé che la miglior cosa è utilizzarli cum grano salis, senza demonizzazione, ma anche senza sottovalutare gli evidenti influssi negativi sulla vista e sulle attività cerebrali in genere. È indubbio che un’alta frequentazione dello schermo corrisponda a un minor tempo trascorso all’aperto, magari a socializzare di persona, o ancora a una minore propensione al pensiero fantasioso e all’astrazione. Ma queste sono considerazioni da papà più che da medico”.

Allora chiediamo al medico oculista: quando suona il campanello di allarme per la miopia dei bambini? “Quando il genitore osserva nel figlio uno scorretto sviluppo psicofisico, cioè posture scorrette per tempi prolungati, che sono sempre da evitare”.

Genetica e sedentarietà

Alla luce delle più recenti ricerche scientifiche, l’aumento di miopia tra i bambini esiste. Dobbiamo preoccuparci? “E’ un dato che va valutato nella sua interezza. A causare la miopia, prima di tutto, sono i fattori genetici, che sono ovviamente immodificabili. Tuttavia si stanno progressivamente infittendo e diversificando le componenti ambientali. I bambini fanno una vita sempre più sedentaria, con attività che prevedono una messa a fuoco prevalentemente da vicino”.

Lei intende la postura “a capo chino”? “Esattamente, quella, per intenderci, di Giacomo Leopardi. Il suo studio matto e disperatissimo ha avuto conseguenze importanti per la letteratura, ma assai meno piacevoli per lui. La sua genetica non benigna, aggravata probabilmente dalla tubercolosi, è stata forzata da un eccesso di attività intellettuale che è stata a sua volta la causa dei suoi ben noti problemi visivi”.

Una questione di illuminazione

Se è una questione di genetica, un Giacomo Leopardi del Duemila, appassionato di lettura e scrittura (ma privo di tablet), avrebbe un’insorgenza e un aumento della miopia simili al suo predecessore? “Sì, un bambino geneticamente portato svilupperà la miopia anche senza tablet. Il problema non è se diventerà miope, ma quando e quanto lo diventerà. Su questo dato influisce non soltanto l’uso dello screen-time, ma l’accumulo di tutte le ore trascorre in una determinata posizione, la dimensione sempre più ridotta dello schermo, il tipo di illuminazione in cui si vive”.

In altre parole? “E’ l’eccesso di attività sedentaria la causa dell’innegabile aumento di miopia, non l’abuso di mezzi tecnologici tout court. Non è il passaggio all’iPhone che ha acuito il problema, quanto piuttosto l’aver drasticamente ridotto i chilometri percorsi a piedi”.

Visite oculistiche con frequenza 

La confidenza con tablet e cellulari, soprattutto nei bambini piccoli, impensierisce i genitori e aumenta il numero di visite oculistiche precoci. Questo è un bene. “Talvolta la visita ha un esito negativo: tanto meglio! Vuol dire che non sono insorti (o non sono peggiorati) i difetti visivi. Le visite periodiche sono necessarie sia per monitorare il decorso dei problemi di vista, sia per portare in evidenza patologie non previste né prevedibili”.

L’ipermetropia dei neonati

I difetti di vista dei bambini possono correggersi? “Alla nascita la lunghezza del bulbo oculare è circa il 90% della lunghezza definitiva, ma frequentemente i bambini sono ipermetropi, cioè hanno un difetto di rifrazione opposto rispetto alla miopia”.

L’ipermetropia, se di entità modesta, non va corretta, ma soltanto registrata alla prima visita oculistica. “L’elasticità degli occhi propria dei bambini, con la loro grande capacità di accomodamento nella messa a fuoco, è spesso in grado di compensare tale difetto, naturalmente entro certi limiti”.

Con la crescita e lo sviluppo, il bambino tende spontaneamente a ridurre l’ipermetropia ed eventualmente a sviluppare una miopia. “Meglio quindi un bambino lievemente ipermetrope alla prima visita, che un bambino emmetrope, cioè senza né ipermetropia né miopia”.

Occhiali e laser

Sfatiamo un luogo comune: l’uso degli occhiali non migliora la miopia, è corretto? “Posso rispondere riportando l’esempio della scarpa: anche usandola, il piede si allunga comunque, in modo naturale. Lo stesso accade per gli occhi: gli occhiali non curano la miopia dei bambini, semplicemente la correggono”.

Lenti a contatto e operazioni di correzione con il laser sono opzioni praticabili? “Le lenti a contatto sicuramente sì. I modelli più recenti si possono usare a partire dai 12 anni, se il bambino è collaborativo e la famiglia scrupolosa e motivata”.

La correzione con il laser? “Quella invece non si pratica mai prima dei 20 anni: bisogna attendere che la miopia sia stabilizzata almeno da un anno”.

Nei bambini e negli adolescenti la miopia segue lo sviluppo complessivo del corpo (ma con qualche anno in ritardo) e può aumentare fino a 23 anni. Per il laser conviene attendere e valutare in età adulta.

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