Nel 2014 in Italia oltre 10.000 minorenni immigrati non accompagnati

Nel 2014 si è registrata un’impennata del numero di domande di protezione presentate da minori non accompagnati arrivati nel nostro paese. I numeri sono impressionanti, oltre 10.000 minorenni che arrivano nel nostro paese per sfuggire a scenare di guerra, fame e povertà e che vedono nell’Italia il primo porto sicuro in cui raggiungere la maggiore età.

L’identikit di questi ragazzi
Si tratta principalmente di maschi, meno del 10% sono le ragazze, la maggior parte di loro hanno tra i 15 e i 17 anni e provengono dai paesi del Medioriente, del Nord Africa e dell’Africa Occidentale, quelli che sono i principali scenari dei conflitti odierni. In particolare Afghanistan, Siria, Somalia, a cui si aggiungono Gambia, che ha registrato un +436%, Mali +439 e Eritrea +347%. La quasi totalità vede l’Italia non come la fase finale del viaggio, ma come la tappa intermedia in cui fermarsi in attesa del compimento della maggiore età, a quel punto la scelta ricade su altri paesi come Belgio, Germania o Olanda. I numeri come detto sono altissimi, nel solo 2014 sono entrati in Italia 12.685 minori, di questi 2080 ragazze. Scappano da guerra, fame e spesso dal traffiking, la tratta di esseri umani a fini sessuali. L’europa garantisce loro protezione e un rifugio, grazie agli accordi internazionli infatti gli stati membri dell’UE non possono rifiutare di ospitare e proteggere minori soli che si affacciano ai suoi confini.

Le norme internazionali e la tutela dei giovani
Questi ragazzi che giungono da noi arrivano soli per svariati motivi, alcuni partono già in autonomia dai luoghi di origine, altri perdono i genitori o gli accompagnatori durante i lunghi e travagliati viaggi. Per loro le norme internazionali, e quelle italiane in particolare, prevedono forme di tutela su ampia scala. Intanto viene garantita a ogni minore, anche a quelli sprovvisti di documenti di identità, cura e protezione. Vengono poi messe in campo tutte quelle azioni per aiutare il giovane principalmente a tre livelli: abitativo, educativo e lavorativo. Prima di tutto si risolve l’emergenza predominante, dare una casa e del cibo al giovane, in seconda battuta gli si garantisce un’educazione insegnandoli la nostra lingua, infine lo si indirizza verso un’attività lavorativa e sino al compimento del 18° anno di età il minore è posto sotto la tutela del sindaco del luogo in cui è arrivato.

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