Nudging: la spinta gentile (verso scelte migliori)

Si chiama nudging e si traduce con “spinta gentile”. E’ un modello educativo diventato famoso per un premio Nobel. Utilissimo anche per i genitori

Che ci sia un premio Nobel dietro a uno dei modelli educativi più innovativi al mondo non sorprende. La teoria del nudging è stata studiata e sviluppata dall’economista statunitense Richard Thaler, che ha ricevuto il premio proprio grazie ai suoi studi di economia comportamentale. 

Il suo bestseller “Nudge” è un manuale la cui lettura è consigliata tanto agli amministratori pubblici quanto ai genitori di figli di tutte le età. Perché il nudging, che tradotto in italiano suona come “pungolo” o “spinta gentile” si applica a tutte le occasioni, con effetti generalmente benefici.

 

Cos’è il nudging

In cosa consiste il nudging? Nella capacità di spingere le persone a fare la scelta giusta. Per esempio: mettere un piatto di frutta sbucciata sul tavolo è nudging, vietare il cibo spazzatura no. 

Un sistema di scatole per riporre i giocattoli è nudging, gridare “rimetti a posto la tua stanza” no. Acquistare una scrivania e una sedia comoda per fare i compiti è nudging, il tavolo della cucina con a fianco il fratellino che gioca alla Play, no. 

Alla base c’è un concetto: tutti gli individui, bambini ma anche adulti, tendono a fare le scelte sbagliate. Lo facciamo, la maggior parte delle volte, perché ci affidiamo più ai nostri istinti che alla nostra razionalità. Se fossimo totalmente razionali, probabilmente non avremmo problemi di sovrappeso o di colesterolo, perché ci nutriremmo bene evitando di abbuffarci di grassi e zuccheri raffinati. Non esisterebbero gli alcoolisti né i tobagisti. Di fronte a ogni scelta, saremmo in grado di soppesare i pro e i contro per decidere, alla fine, qual è la soluzione ineccepibile, sempre e solo l’opzione migliore.

 

Il nudging nel mercato

Non siamo così. Nei processi decisionali la nostra parte riflessiva interviene poco. Scegliamo di pancia (o di cuore) e facciamo un sacco di errori di valutazione. Per aiutare le persone a prendere decisioni migliori – per la salute, l’alimentazione, la scuola, ma l’elenco può essere molto più lungo –  a volte serve un piccolo aiuto, una “spintarella”. 

La teoria del nudging, proposta dalle scienze comportamentali, funziona così bene da essere usata anche in contesti non proprio umanitari. Gli esperti di marketing la adorano e la usano per costruire listini prezzi, offerte commerciali, persino i percorsi all’interno dei supermercati. Avete presente i parchi o gli zoo, dove dopo ogni giostra siamo “invitati” a passare per il negozio di giocattoli? E vi siete chiesti perché alle casse troviamo sempre cioccolatini e caramelle?

Anche in questi casi si tratta di una “spinta gentile”. Nessuno ci obbliga, è solo un invito all’acquisto che arriva nel momento più opportuno. 

 

Il paternalismo libertario

A spingerci verso la decisione sono “gli architetti delle scelte”. Ora, un genitore è sicuramente uno di questi architetti. Su di lui grava la responsabilità di organizzare il contesto all’interno del quale i figli assumono le loro decisioni. Posso dormire invece di andare a scuola? Posso mangiare un chilo di cioccolato? Devo proprio fare il controllo dal dentista? 

Secondo Richard Thaler, il modo giusto per rispondere è adottare “un paternalismo relativamente tenue, indulgente e poco invadente, che non blocchi le scelte, non le impedisca né le renda eccessivamente onerose”. Un paternalismo libertario.

Essere libertari significa lasciar libere le persone di decidere nel modo in cui ritengono più opportuno. Tuttavia, allo stesso tempo, essere paternalisti significa indirizzare le scelte, perché le prendano in modo da migliorare significativamente le proprie condizioni di vita. 

Certo, si può obbligare un bambino ad andare dal dentista. Oppure si possono imporre vincoli al consumo di cioccolato. Sul breve periodo il risultato si ottiene, ma sul lungo si frena la crescita consapevole che deriva da una maggiore libertà. E allora, siete pronti a un nudging di famiglia?

 

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