Ossa artificiali

Spesso si dice che i bambini sono fatti di gomma. In effetti sembrano rimbalzare là dove gli adulti tonfano pesantemente. I nonni, al contrario, sembrano ogni giorno più fragili, perché la fragilità delle ossa e l’osteoporosi crescono con l’avanzare degli anni e l’aumento progressivo dell’età media della popolazione in Europa e Nordamerica ha fatto assumere ai problemi ossei un’incidenza sempre più elevata, con costi sociali ed economici crescenti. Ai problemi cronici vanno aggiunti i traumi, sempre più numerosi, derivanti da incidenti sulla strada e da attività sportive. Insomma, le ossa rotte stanno diventando un problema sempre più grave.
La medicina ha fatto passi da gigante e molte problematiche sono risolte con maggiore facilità rispetto al passato. In alcuni casi si utilizzano protesi in metallo o di altri materiali: il caso tipico è quello della testa del femore, dove si pratica un impianto osseo che permette alla parte danneggiata di rigenerarsi e tornare quasi come nuova. L’utilizzo delle ossa naturali per questo scopo, però, comporta problemi: il rigetto innanzi tutto, poi la disponibilità di materiale e, non ultimo, i costi di mantenimento e utilizzo delle protesi. L’ideale sarebbe poter disporre di un materiale artificiale facilmente producibile, perfettamente compatibile e in grado, una volta impiantato, di fare sì che il corpo umano sia in grado di rigenerare completamente la parte “viva” dell’osso a partire da quella minerale presente sul materiale trapiantato.
Ottenere un materiale di questo genere è un po’ una quadratura del cerchio per le numerosissime implicazioni di carattere medico, chimico, fisico, materialistico. Un gruppo di ricerca italiano sta ottenendo importanti risultati. I ricercatori lavorano a Faenza presso l’Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Forti di una lunga e vasta esperienza nel campo dei materiali biocompatibili, da alcuni anni studiano una metodologia per ottenere sostituti ossei nientemeno che dal legno. Questo, infatti, ha una composizione chimica e una struttura a canali che sono ottimi punti di partenza per ottenere un materiale in grado di imitare più che bene la parte minerale dell’osso. Alcuni legni vanno meglio di altri: attraverso un complicato processo i ricercatori sono stati in grado di trasformare il semplice rattan (quello dei mobili da giardino) in un materiale per protesi ossee, riuscendo a costruire una struttura porosa di idrossiapatite, un materiale a base di calcio e fosforo che è il principale componente minerale dell’osso naturale. I risultati della ricerca sono diventati innovazione e sono stati brevettati: al più presto potrebbe iniziare una produzione su piccola scala.

La coppetta che va oltre gli eco-pannolini

La diffidenza iniziale è forte, ma la coppetta mestruale in silicone è una alternativa sempre più apprezzata dalle donne, che la utilizzano con crescente soddisfazione. La coppetta permette di non utilizzare più assorbenti esterni o tamponi. Il costo iniziale si aggira intorno ai 34 euro, ma come per i pannolini lavabili, poi non si spende più nulla. È ecologica e inquina poco. Si vende in due taglie, la A e la B: chi ha fatto un parto naurale o ha più di 30 anni prende la taglia A. Occorre abituarsi, ma una volta fatta pratica, la comodità è tale che sembra di non avere il ciclo. Si può usare di notte, quando si fa la doccia e in ambienti tipo palestre o piscine. È particolarmente comoda quando si fa sport. Per l’acquisto si può cercare su Internet o nei negozi eco-bio.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

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