Papà on the road

Girare per il mondo per raccontare com’è. Australia, Brasile, Thailandia. Ma anche Sud Africa, Bolivia e Sri Lanka. Con partenza e ritorno a Torino, in una girandola di viaggi avventurosi, imprevedibili, mai scontati. È questo l’appassionante lavoro di Davide Demichelis, documentarista esperto di viaggi a cui si devono splendidi reportage per Geo & Geo e Timbuctù. Anni ‘90: Davide, giornalista poco più che ventenne comincia a viaggiare. C’è molta Africa nelle sue prime esplorazioni, con report dalle zone più isolate e povere del pianeta. Inizia a lavorare come inviato di guerra: l’attualità più cruda e difficile da raccontare, che insegna a cavarsela in ogni situazione, tra mancanza di collegamenti e spostamenti lunghissimi su mezzi di fortuna. È stata poi la vocazione da papà a fargli cambiare vita: “Con la mia compagna, Pompea, poi diventata mia moglie, iniziavamo a pensare di metter su famiglia. Lei è medico e fa tutt’altro genere di vita, ma anche per me si imponeva un cambiamento: non puoi pensare di avere un figlio e vivere la vita spericolata nei luoghi più pericolosi del mondo”. Inizia una nuova fase lavorativa: Davide si dedica agli animali, l’altra sua grande passione e a un nuovo programma “Il regno degli animali”. “Attraverso gli animali ho avuto l’opportunità di raccontare mondi e situazioni che altrimenti non sarebbero mai arrivati al pubblico. L’animale è bello, incuriosisce e cattura subito l’attenzione: così, attraverso di loro, si può raccontare il mondo”.

In giro per il mondo

E poi ricomincia a viaggiare: “Ho sempre avuto una grandissima curiosità per luoghi, culture e tradizioni diverse: nei miei documentari cerco di stimolare la curiosità del pubblico e trasmettere l’amore per l’avventura. ‘Chi viaggia vive due volte’, si dice, ma non solo, il viaggio è anche un’esperienza che ti porta a conoscerti meglio, più profondamente. A capire chi sei davvero e cosa è davvero importante nella vita”. Un’esperienza che immaginiamo ti influenzi anche nella vita in famiglia, nel tuo modo di essere papà? “Penso che sapersi muovere nel mondo sia una cosa fondamentale per ognuno ed è una competenza che voglio passare a mia figlia. Dal punto di vista della crescita dei bambini, portarli a fare un viaggio è secondo me il miglior atto educativo e il miglior modo di spendere i soldi per un genitore. Più di tanti oggetti, vestiti, giocattoli spesso superflui. Siamo stati insieme in Egitto, in Sud Africa, in Marocco, a Panama, in Ecuador e alle isole Galapagos. Per lavoro viaggio spesso accompagnato dai locali, ed è il modo migliore di girare, perché conosci un luogo nella sua autenticità: cerco di viaggiare così anche con la famiglia, però non viaggiamo tutto il tempo e non porto la famiglia con me nei miei viaggi, se non raramente. Cerco anche di non portarmi troppo il lavoro a casa: quando torno da un viaggio sono il papà di Anna e basta. Mi immergo subito nella quotidianità della nostra famiglia e le racconto delle mie avventure solo quando è lei a chiedermelo. Cerco come posso di essere un buon papà, un papà presente: come genitore l’esempio vale più di tante parole. Io non voglio essere maestro ma testimone: non importa quel che dico, ma quel che faccio, cerco di dare il buon esempio, insomma, per quel che mi è possibile”. Dici però che viaggiare ti ha cambiato profondamente: viaggiare insieme vi ha cambiato anche come famiglia? “Ci sono cose che si capiscono ‘per differenza’, e nel viaggio succede proprio questo. Vivi, conosci, mangi cose diverse, in situazioni diverse, è un’esperienza intensa. Come famiglia è doppiamente importante, perché non solo ciascuno di noi impara a conoscersi meglio, ma impariamo a conoscerci meglio a vicenda, le relazioni tra noi sono messe alla prova e, se resistono, sono più forti”.

Toro in Madagascar

Davide gira per il mondo: nel suo zaino solo l’essenziale e tanta, tantissima Torino. Cosa ti porti dietro della tua città quando vai lontano da casa? “Beh, certamente l’accento, che è indistruttibile! Con il mio compagno di viaggio abituale, Alessandro Rocca, piemontese anche lui, ci parliamo in dialetto anche quando ci troviamo in un monastero buddhista o in sella agli elefanti. E spesso lo ‘imponiamo’ anche agli altri componenti del team, che piemontesi non sono: Enrico Guidi, Marco Colonna, Genti Qafzezi. Viaggiare non è negare la propria cultura, io resto quel che sono. La torinesità me la porto dietro, così come sempre mi accompagna l’etica sabauda sul lavoro, una serietà di fondo, una cura quasi maniacale in quello che faccio, accompagnata dal solito understatement che a volte però è una zavorra: noi piemontesi non sappiamo venderci! E poi ci portiamo dietro la musica di Vasco Rossi e l’amore per il Toro. Dovunque vada, trovo sempre un gruppo di bambini cui insegnare ‘Forza Toro’! Alessandro, in Sudan, ha portato delle magliettine granata da regalare. Un’altra volta in Madagascar ci trovavamo nella scuola di una missione e nell’intervallo abbiamo riunito tutti i bimbi nel cortile, abbiamo insegnato loro a dire Forza Toro all’unisono. Erano tantissimi e l’effetto è stato bellissimo! Durante ogni viaggio, comunque, i primi ad avvicinarsi sono sempre i bambini: sono loro i più spontanei, loro i primi a essere curiosi di noi, ad aver voglia di giocare”. E se nella valigia dell’andata ci sono magliette granata, cosa metti in quelle del ritorno? “Da quando è nata mia figlia ho la consuetudine di portarle da ogni viaggio un pupazzo o peluche di un animale incontrato nel viaggio: ormai sono almeno una settantina e occupano un discreto spazio in casa. Quando è il giorno del lavaggio in lavatrice sembra un inno alla biodiversità, tigri e koala, serpenti e oranghi, pinguini e leopardi che girano in tondo nel cestello. Ma il regalo più bello per tutta la famiglia è il nostro meraviglioso cane Dabi, che viene dalla Corea del Sud. Durante i Mondiali di calcio, ero in Corea a girare un documentario sulla cinofagia e Dabi, incontrato in un mercato, è diventato il personaggio del pezzo. L’ho portato in Italia pensando di cercargli una famiglia, ma nel frattempo sia io sia mia moglie ce ne eravamo innamorati, ed è restato con noi”.

Penguin News

Nel 2011 arriva Radici: sono le storie di immigrati che vivono in Italia. Davide intraprende “un viaggio al contrario”, un viaggio alle radici appunto, tornando insieme ai protagonisti delle sue storie nei Paesi di origine. Bolivia, Ecuador, Senegal: Davide entra (e noi con lui) nella vita e nelle case di queste famiglie come un amico. Con lui il cameraman di sempre, l’amico di mille avventure. “Da una decina d’anni viaggio insieme ad Alessandro Rocca: quando siamo in viaggio condividiamo tutto, anche lo stesso letto a castello! Siamo interscambiabili: viaggiamo in troupe ridotte, ognuno di noi dev’essere pronto a cogliere l’attimo, a riprendere un momento. Il nostro lavoro è fatto di istanti: una volta passati, non tornano più”. E per finire, facci sognare e rosicare: il viaggio più bello? “Difficile scegliere, siamo stati in Thailandia tra monaci che ospitano meravigliose tigri nei monasteri, portandole a spasso come cagnolini, nelle foreste impenetrabili dell’Amazzonia e in Birmania tra gli elefanti. Ma forse il luogo che più mi è rimasto nel cuore sono le Isole Falkland o Malvinas. Si portano dietro la triste nomea della guerra, probabilmente per questo il turismo è poco sviluppato. Ma sono luoghi meravigliosi. Immaginate: 400 isole e isolotti, meno di 4.000 abitanti. Siamo stati a Saunders Island, arrivando con il piccolo aereo che fa da corriere postale; ci hanno portato apposta deviando la rotta abituale e il nostro arrivo è stato annunciato sul giornale locale, il ‘Penguin News’ e da Radio Falkland! L’isola è grande come l’Elba ma ci vive una sola famiglia in una grande fattoria: è la famiglia di nonno Paul, sette persone in tutto e una moltitudine di animali meravigliosi. In questa terra i pinguini ti attraversano la strada, sulla costa incontri le foche, i leoni marini si lasciano avvicinare, perché vivono indisturbati e non temono l’uomo. Gli albatros dalle sopracciglia sono capolavori di grazia ed eleganza, così come è di una struggente bellezza la grigia scogliera su cui gli uccelli nidificano e da cui poi si lanciano i piccoli albatros nel loro primo volo che durerà anche sette o otto anni! La natura delle Falkland è bellissima, ricorda un po’ la Scozia, ma ancora più selvaggia: distese dal verde intenso, cieli profondi, mare blu, una natura che più incontaminata di così non si può. E animali, meravigliosi animali, dappertutto”.

 

 

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