Perché siamo genitori sempre meno soddisfatti

Genitori sempre meno soddisfatti
(The Daily Telegraph – Regno Unito)

In Occidente facciamo meno figli e siamo genitori sempre meno soddisfatti. Sulle pagine del Daily Telegraph, la giornalista britannica Cristina Odone, autrice del libro Concentrated Parenting, sostiene una posizione controversa: “Sono stata educata a valorizzare i successi professionali e accademici, la competizione e l’indipendenza economica. Poi ho avuto un bambino e sono scivolata in una vita bimbocentrica. Nutrire, lavare, far dormire e coccolare. Ho scoperto che niente nella mia crescita mi ha preparato ad apprezzare la maternità”.

A partire dagli anni Sessanta, i successi scolastici e lavorativi delle donne sono stati celebrati con enfasi, così come l’aspetto fisico, la bellezza del corpo eternamente giovane e curato. All’opposto, nessuno ha speso una parola per valorizzare e mostrare la soddisfazione (e il piacere) che si prova a “prendersi cura”, a crescere e nutrire un figlio, all’umiltà necessaria a svolgere con amore questi compiti.
Le qualità legate all’accudimento dei bambini non piacciono. Non è strano allora che, tra le donne quarantenni, una su quattro abbia deciso di non avere figli. Né è strano che una mamma su quattro abbia sofferto di depressione post parto.

Non basta. I valori della maternità sono stati sistematicamente distorti. “Caring and sharing” (prendersi cura e condividere) è un’etichetta che nel mondo britannico indica una donna poco produttiva e dal cuore tenero. La pazienza è premiata, sì, ma non quanto l’aggressiva intraprendenza.
Anche parole desuete come “sacrificio” sono interpretate come una mancanza di autostima. David Brooks, scrittore statunitense autore di bestseller, ha scritto che alcuni valori servono per il curriculum, altri per l’elogio. Nella nostra cultura i valori da curriculum hanno schiacciato quelli per l’elogio. “Sei stata educata – confessa una mamma – a misurare il tuo successo a partire dal salario che ottieni. Come puoi valutare la tua abilità a calmare un neonato? Se i tuoi genitori aspettano che tu sia la prima nel tuo campo, come fai a renderli fieri dei progressi fatti con il vasino?”

All’università non si insegna come rimanere sani vicino a un essere che dorme, piange e mangia tutto il giorno. Bisogna rivedere il sistema educativo – consiglia Cristina Odone – e creare un clima dove le relazioni personali, la maternità e la genitorialità siano apprezzate e incoraggiate. “Insegnare ai bambini che il lavoro cambia, la finanza fluttua, ma una relazione salda può supportare tutto questo”.
La maternità e la paternità sono fasi in cui una persona rallenta il ritmo e si riscopre, emotivamente, fisicamente e anche intellettualmente. Questi valori meritano un bel posto nel curriculum.

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Genitori pazzi per il plogging
(Le Parisien – Francia)

La nuova tendenza è il plogging: il jogging che aiuta l’ambiente. Vai a correre? Portati un sacchetto e un guanto di plastica e fai “plogging”. Lo fanno già in molti, in Svezia, negli States e qualcuno persino qui. Le Parisien, quotidiano francese, spiega che la pratica di raccogliere le bottiglie e i piccoli oggetti incontrati durante la corsa nasce in Svezia. Il nome deriva dall’unione tra “jogging” e la parola svedese “plocka upp” (che significa, appunto, raccogliere). Così, mentre la corsa tira su le endorfine, tu tiri su la spazzatura e aiuti l’ambiente e la comunità.

Genitori iperprotettivi è meglio?
(The Washington Post – Stati Uniti)

Proteggere i figli dalla nostra protezione. “Vorrei che tutte le attività di mia figlia fossero fatte a casa sotto i miei occhi. Il mondo è pieno di rischi. Esagero?”. A questa domanda risponde Carolyn Hax, una delle columnist più lette negli Stati Uniti sulle pagine del Washington Post. Il rischio in sé non giustifica la stretta sorveglianza. L’unico motivo che può giustificarla è l’insicurezza del genitore, che magari deriva da un trauma subito da piccolo. In questo caso però, a essere tutelato è il benessere del genitore, non quello del bambino. Quando pensiamo a proteggere i figli, dobbiamo tenere in considerazione anche altri rischi non meno importanti, come il rischio dell’arresto dello sviluppo emotivo, la deformazione comportamentale che nasce dalle paure irrazionali, nonché la ricerca insensata di rischio tipica degli adulti e adolescenti cresciuti protetti in gabbia “come vitelli”.
Dobbiamo ricordarci che i genitori non plasmano una cosa su cui hanno il totale controllo. Crescere i figli non è l’arte della scultura, “È amare, proteggere, insegnare e infine donare al mondo un essere umano realizzato, con sue esperienze proprie, fin dalla nascita”. Perché la vita è rischio. Ed è meglio una vita piena che una vita imposta arbitrariamente “senza rischi”.

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