La casa dei bambini

Due anni fa quattro famiglie amiche si ritrovano ad aspettare un bambino nello stesso periodo. “Che bello – pensavano – i nostri figli cresceranno insieme!”. Ancora non si immaginavano che i loro incontri con i piccoli sarebbero andati ben oltre le passeggiate ai giardinetti e le serate in pizzeria. “È finita che abbiamo messo in piedi il nostro personale asilo nido o ‘casa dei bimbi’, come la chiamiamo” – racconta Sara, educatrice e mamma di Francesco.
Una avventura condivisa
“Cercavamo tutti il nido ideale per i nostri piccoli, e desideravamo offrire loro una dimensione quasi domestica. Io sono educatrice e avevo voglia sì, di stare con mio figlio, ma anche di riprendere la mia professione – dice Sara –. Così nel febbraio 2013 tutti insieme abbiamo preso in affitto un alloggio al piano terra con giardino e l’abbiamo ristrutturato in modo da organizzare gli spazi come un vero asilo nido, con un’area per i pasti, un’area gioco e una stanza-nanna per il riposino. Abbiamo disposto dei rotoloni di erba sul selciato del cortile così quando fa bello si può star fuori a giocare. Ogni famiglia ha contribuito a fornire il materiale e le attrezzature e c’è una cassa comune per tutte le spese quotidiane: dal cibo per i pasti, al materiale ludico-didattico, alle spese per la casa. Ogni decisione viene presa insieme: la prima regola è ‘la casa dei bimbi è di tutti’, oneri e onori sono equamente suddivisi. Della parte amministrativa si occupa Luca, uno dei genitori del nido. Non produciamo utili, ma solo rimborso spese e copertura dei costi: affitto, bollette, materiale didattico si dividono tra le famiglie, che comunque alla fine pagano meno che per un nido privato. Ogni famiglia mi ha formalmente assunta come educatrice per il proprio figlio e ho iniziato a lavorare nel nostro nido condiviso. La particolarità della casa dei bambini è proprio lo spirito di condivisione che la anima e la possibilità per ogni genitore di vivere l’asilo assieme al proprio figlio. Io ho potuto crescere Francesco portandolo al lavoro con me e lui sta sperimentando la vita quotidiana assieme ad altri bambini che ormai sono come fratelli per lui”. “Quando tornare a lavorare otto ore al giorno è una scelta, se non obbligata almeno necessaria, una famiglia si deve organizzare. La soluzione del nido condiviso mette insieme il bello di un ambiente familiare con un orario che ci permette di lavorare tranquilli. Ci aggiungiamo la gioia di vedere il nostro piccolo salutarci sereno ogni mattina” conferma Francesca, mamma di Lorenzo.

La casa cresce
“Il primo anno per me è stata dura: abbiamo iniziato a febbraio, quando Francesco aveva solo tre mesi – racconta Sara -. Mi ero immaginata che sarebbe stato faticoso, ma era una buona soluzione per noi, perché desideravo tornare a lavorare, non volevo separarmi dal piccolo e il mio compagno ha orari lavorativi impossibili. Prendevo il marsupio alle 7.15 per andare al lavoro, ogni giorno, con qualsiasi tempo. Chiuso il nido andavo a fare la spesa per il giorno dopo, sempre con il marsupio. Era davvero faticosissimo e devo ringraziare mia suocera che quando poteva veniva a darmi una mano. L’estate abbiamo chiuso e a settembre abbiamo riaperto, ma aumentati di numero: grazie al passaparola si sono aggiunte a noi altre famiglie amiche. Per accudire i bambini al meglio abbiamo scelto Valeria, un’altra educatrice, anche lei assunta da ogni famiglia. Ora facciamo turni di 5 ore e mezza a testa: così ho il tempo di staccare se voglio e sono molto più rilassata. Perché quando ero io da sola con i bambini c’erano giornate intere in cui non vedevo un adulto e sentivo unicamente il suono della mia voce, filastrocche, versi di animali, canzoncine: è bello ogni tanto poter fare una vera conversazione tra grandi! Francesco adora Valeria e, a parte qualche momento di gelosia quando mi vede prendere in braccio gli altri bambini, è molto contento dell’asilo”.

Trucchi del mestiere
Spesso i genitori si stupiscono e un po’ invidiano l’abilità delle educatrici del nido: riescono a far mangiare le verdure ai bambini, li addormentano in meno di dieci minuti e fanno star tranquilli anche i piccoli più scatenati. Tu che sei mamma ed educatrice, riesci a portare a casa i vostri trucchi magici, e, soprattutto, quali sono? “Purtroppo è quasi impossibile portare a casa le competenze di educatrice – risponde Sara -. Al nido mio figlio sta soprattutto con Valeria e con lei si comporta in modo diverso che con me. Gli ho persino visto mangiare spinaci e stracchino, ma solo con lei! In generale, al nido i bambini si comportano in modo diverso rispetto a casa: uno dei segreti è la rigidità degli orari e la scansione delle giornate che li aiutano a orientarsi. I bambini non comprendono ancora le ore, ma al nido sanno che momento è della giornata a seconda dell’attività proposta. Basta dire la parola ‘nanna’ che vanno da soli sul lettino! La figura della maestra li rassicura: un adulto che non è un genitore li stimola a comportarsi in maniera diversa. Si sentono parte di un tutto che funziona in modo regolare e armonioso. L’imparzialità della maestra mette tutti sullo stesso piano; non sentendosi privilegiati imparano a condividere e a far parte del gruppo. Le regole sono poche ma vanno rispettate. In casa è molto difficile replicare il modello asilo e strutturare in modo così rigido gli orari”.

Asilo Republic
Valeria e Sara hanno entrambe avuto esperienze lavorative in nidi più grandi, quindi anche per la casa dei bimbi hanno ideato un regolamento condiviso in cui sono specificate le regole da rispettare in caso di malattia, orari e utilizzo comune dei locali. Elaborano un programma didattico ogni anno diverso e un menu equilibrato per i pasti, concordandolo con gli altri genitori. “Il legame tra le famiglie e la possibilità di decidere insieme alle maestre il programma dell’anno sono i veri punti di forza di questa soluzione – confermano Emanuele e Giulia, genitori di Pietro – che si sta rivelando assolutamente la scelta migliore”. Al nido gli orari sono flessibili: “Apriamo alle 8 e chiudiamo alle 19, entro questa fascia oraria ogni genitore può portare e venire a prendere il proprio figlio. Non esiste la divisione tra part time e full time, basta una comunicazione via sms al mattino – racconta la maestra Valeria -. Su orari e vacanze si trova un accordo e cerchiamo di andare incontro a tutte le esigenze. A volte se un bambino del nido è malato una di noi va a casa a tenerlo: non sempre si può ma quando capita lo facciamo volentieri. Le festività standard le manteniamo, ad agosto siamo chiusi e sui ponti ci si accorda di volta in volta.

Abbiamo una chat su Whatsapp, ‘Asilo Republic’: la utilizziamo per comunicazioni su pasti e orari e carichiamo foto o video divertenti. Molti dei genitori sono al lavoro tutto il giorno e sono contenti di vedere quello che i loro bimbi fanno durante la giornata. E, quando hanno tempo e vogliono fermarsi un po’ a giocare con i bambini, qui si può. A volte ci ritroviamo tutti insieme a fine giornata per una merenda sinoira e quattro chiacchiere in giardino. Ogni famiglia ha messo e mette a disposizione della casa materiale e giocattoli, libri per il nostro biblionido che si possono anche portare a casa e leggere la sera. Le uscite le riserviamo ai giorni in cui uno dei bambini è assente: abbiamo i marsupi e un passeggino doppio per portarli: le nostre destinazioni più classiche sono il mercato per fare la spesa insieme, oppure i giardinetti”. “È davvero un’esperienza unica nel suo genere, davvero preziosa come forma di mutuo aiuto tra famiglie, ideale per conciliare vita lavorativa e cura dei figli – racconta Maria -. Al mattino, quando accompagno Anna al nido, lei si fa mettere le pantofole sulla poltroncina rossa, poi mi accompagna alla porta e mi fa cenno, neppure troppo gentilmente, che posso togliere il disturbo. Questo posto lo sente proprio suo, e vederla così serena è per me il modo migliore di iniziare la giornata!”.

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