Cinque figli in cinque anni

Una visita a casa di Nelly e Richard è un’esperienza: dopo averli incontrati, dopo aver passato qualche ora nell’allegra confusione zen della loro casa, pensi che anche la tua vita potrebbe essere diversa, vissuta con meno stress, più spensieratezza e semplicità. Basta percorrere la stradina che porta a casa loro in una luminosa giornata d’inverno, su una collina poco distante da Pinerolo: le montagne innevate tutt’intorno, la pianura ridente, il profumo di legna sul fuoco. È un mondo in sintonia con la natura, a ritmi più lenti e più consapevoli, così come sono consapevoli le scelte di Nelly e Richard, lei francese lui italofrancese, genitori di cinque bambini dai 5 anni in giù, che dopo tanti anni di lavoro in Africa si sono dimessi e trasferiti a Cantalupa, dove da circa un anno si godono a tempo pieno la vita di famiglia.

Quattro matrimoni e due caprette

“Ci siamo conosciuti in Burkina Faso, dove lavoravamo entrambi per organizzazioni umanitarie – racconta Nelly -. Ci siamo incontrati presso un’amica comune nel 2006, ci siamo subito piaciuti e presto fidanzati. Il fidanzamento è stato quello tradizionale burkinabè, in cui l’uomo si reca dalla famiglia della donna per fare la domanda di matrimonio: io lì avevo una famiglia molto cara che consideravo un po’ la mia famiglia “adottiva”. Richard è venuto e ha fatto la sua dichiarazione in moré, la lingua del posto. Il rituale prevede che al pretendente vengano presentate una per una tutte le nubili della famiglia e lui le rifiuti fino a quella giusta. Quando ha detto sì, i genitori gli hanno chiesto di portare due capre e così ha fatto. E ci siamo fidanzati!”. In tutto, ci sono stati quattro matrimoni: quello tradizionale in Burkina Faso, quello civile in Italia, poi una festa con amici e famiglia in Italia e una festa con amici e famiglia in Francia. Ci vuole una cartina geografica per seguire gli spostamenti della famiglia negli anni, e loro ce l’hanno, appesa al muro e molto colorata, così quando i bambini chiedono dove hanno vissuto la risposta segue il dito che punta un lembo di terra. “Ci siamo trasferiti in Niger quando Anais aveva solo 3 settimane – dice Richard -. Io lavoravo per una Ong torinese. Poi siamo partiti per la Repubblica democratica del Congo (ex Zaire), a Lubumbashi: lì Nelly ha lavorato da casa fino all’ottavo mese di gravidanza mentre aspettava Sofia. Io lì un buon lavoro non l’ho trovato, così sono partito per la Repubblica Centrafricana. Dopo sei mesi di separazione dalla famiglia, ho ricevuto un incarico alle Nazioni Unite che mi ha permesso di ritornare in Congo, a Kinshasa, dove mi ha in breve raggiunto la famiglia. Lì ci siamo stabiliti per un po’, io andavo in missione anche lontano, ma Nelly aveva preso un lavoro più di ufficio per poter stare con i bambini e dopo qualche tempo è arrivato Lorenzo. All’epoca avevamo due tate che ci aiutavano con i piccoli”.

Ritorno dall’Africa

“Tutti i bambini sono nati in Europa – prosegue Nelly -. Nei Paesi dove vivevamo in Africa partorire è ancora molto pericoloso. Per non fare torto alle nostre famiglie, ho partorito a turno una volta in Italia e una in Francia: Anais è nata in Francia, Sofia in Italia, Lorenzo in Francia e i gemelli in Italia”. Cosa avete pensato quando avete scoperto che aspettavate due gemelli, e avevate già tre bambini piccoli? “Io ero contentissima – risponde Nelly -. Abbiamo entrambi gemelli in famiglia, quindi era una possibilità e io lo desideravo molto: i miei fratelli sono gemelli e ho sempre trovato molto bello il loro rapporto, la loro complicità. La gravidanza, però, all’inizio sembrava complicata: con gli altri bambini sono tornata in Europa intorno al settimo mese di gravidanza, ma questa volta avevo una ciste, c’era il rischio di complicazioni e sono stata trasportata d’urgenza in Italia, dove sono rimasta. Ho lavorato a distanza da casa fino a metà giugno e i gemelli sono nati a termine a fine luglio. Nonostante l’ospedale suggerisse un parto indotto, Eduardo e Antonio sono nati con parto naturale: volevo che fossero loro a decidere quando venire al mondo. E così è stato, e in sala parto alla fine c’erano una quindicina di persone ad osservare: è stato intenso ma molto bello”.

A misura di famiglia

“Questo per noi è un periodo di pausa – prosegue Nelly -, per qualche anno non penso di lavorare: non si può dedicare del tempo a ogni bambino individualmente dopo il lavoro, con cinque bimbi. Anche se hai le migliori tate del mondo, non sostituiscono mai i genitori: non è così che voglio crescere i miei figli”. “Non è stato facilissimo trovare casa qui nel Pinerolese, c’era molta diffidenza nei nostri confronti, venivamo dall’Africa con cinque bambini e contratti di lavoro determinato: la gente non si fidava – racconta Richard -. Poi cinque bambini sono rumorosi, quindi cercavamo una casa in mezzo ai boschi: quando abbiamo scoperto questa casa abbiamo subito capito che era quella giusta. Il posto è bellissimo, c’è tanto verde, una terrazza, il luogo perfetto per ‘fare nido’. E poi Cantalupa è poco distante da Roletto, dove vive la mia famiglia. I nostri mobili sono rimasti a Kinshasa, così abbiamo arredato le stanze con mobili prestati da amici e famiglia e che hanno fatto subito ‘casa’. La disposizione delle camere non è fissa, non c’è una camera per ognuno, quindi ce le gestiamo e giriamo liberamente: ora io dormo al piano di sopra con i tre bambini grandi, abbiamo accostato i quattro letti nella stanza, mentre Nelly dorme al piano di sotto con i gemelli; due mesi fa era tutto diverso. Abbiamo ormai vissuto in questa casa le quattro stagioni ed è bello dall’estate all’inverno, bello il giorno e la notte: un posto perfetto per una famiglia. Peccato che nei dintorni non si trovi lavoro. Io sto ricominciando a guardarmi intorno, ma con molta tranquillità: probabilmente di nuovo in Africa ma cerchiamo un paese a misura di famiglia e facilmente raggiungibile da Italia e Francia, dove abitano i nostri parenti. Certo, con una famiglia così numerosa bisogna trovare un paese tenendo in considerazione le esigenze di tutti e non è semplicissimo. I nostri criteri per scegliere una nuova sede sono: che ci sia una buona scuola, che sia un posto abbastanza sicuro da viverci con i piccoli, dove possibilmente si mangi bene e si parli un’altra lingua. Da quando stiamo in Italia in casa si parlano italiano e francese, quando vivevamo in Africa parlavamo tra noi prevalentemente in italiano, le bimbe conoscono anche l’inglese perché a Kinshasa frequentavano la scuola inglese. Ora invece vanno alla materna di Cantalupa”.

La casa della felicità

“Superato il primo momento e le prime diffidenze, la gente è molto accogliente e la curiosità iniziale nei nostri confronti si è trasformata in amicizia. Noi siamo abituati a fare facilmente conoscenza con nuove persone e qui in borgata ora conosciamo tutti, siamo coinvolti nelle attività locali cui partecipiamo per quanto possibile. Cerchiamo di far fare cose divertenti alle bambine grandi, seguono corsi di nuoto e inglese, le portiamo a pattinare e quando possibile la domenica a teatro”. “Prima viaggiavamo tantissimo con i bambini per mantenere il legame con le famiglie – racconta Nelly – ora siamo più stanziali. Sono contenta di dare un po’ di stabilità alla famiglia, con genitori che si occupano tanto dei bimbi. Prima avevamo sempre le valigie in mano, eravamo curiosi di conoscere altri posti e altre culture; ora siamo più concentrati sui bambini e meno sul posto dove siamo. Comunque ora non è facile spostarci, neanche volendolo: abbiamo un macchinone da sette posti, ma con tutti i seggiolini ci si sta comunque stretti. Così invitiamo gli amici da noi: ci piace avere la casa sempre aperta, una casa allegra e accogliente, con amici che vanno e vengono, ci sono sempre un paio di sedie da aggiungere al tavolo, che differenza vuoi che ci sia tra sette o nove persone? Richard poi è un bravissimo cuoco, con mamma francese e famiglia paterna napoletana riunisce il meglio delle tradizioni culinarie europee. Certo, con tanti bambini piccoli anche le cose banali come mettere a posto la casa sono una sfida: in genere tendiamo a lasciare pochi giocattoli nelle camere, tenendone la maggior parte nel garage e facendoli girare, così la casa non è sempre invasa dai loro giochi. In più diamo loro dei piccoli buoni se aiutano a riordinare. Anche andare dal dentista, dal parrucchiere o a fare shopping non sono banali. Cerchiamo di acquistare il più possibile su Internet, tante cose ci sono state date o prestate da amici. Per sopravvivere quotidianamente abbiamo attuato piccole utili strategie come stendere un elenco delle cose da fare la mattina e la sera, e poi abbiamo abolito cose inutili come il ferro da stiro! Per evitare le corse la mattina e arrivare in tempo a scuola, la sera disponiamo una scatola con i vestiti di ciascuno per il giorno dopo e prepariamo già la colazione sul tavolo. Le bambine grandi fanno la doccia la sera, i piccoli la mattina quando le sorelle sono alla materna. Abbiamo anche messo a punto uno schema con la ripartizione dei compiti: apparecchiare la tavola, riordinare, dire parole magiche. Come genitori cerchiamo di giocare il più possibile con i bambini e goderci la loro infanzia, dedicando del tempo individuale a ciascuno. Così magari nel weekend una bambina va dai nonni e noi teniamo l’altra. Siamo fortunati perché gli amici e la famiglia ci danno una grande mano, magari ci tengono i bambini se dobbiamo fare qualche commissione o giocano con loro mentre cuciniamo, a volte ci aiutano anche nelle pulizie! Certo, la stanchezza è innegabile e spesso finiamo per andare a letto alla stessa ora dei piccoli, ma non è niente rispetto a tutto l’amore che riceviamo da ogni bambino. Il giardino con una grande famiglia è una superrisorsa, abbiamo un orto e da giugno a settembre mangiamo sempre le nostre buonissime verdure. Con il tempo bello organizziamo tantissimi barbecue in giardino e abbiamo anche una bella casetta sull’albero: dove la costruivamo a Parigi una casetta sull’albero?”.

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