La Torino di Cristina

“Google è utilissimo. Cerchi le istruzioni per sostituire da sola il cavo della lavatrice e in due secondi trovi l’articolo: ‘Muore folgorato cercando di cambiare da solo il cavo della lavatrice’. In altri due secondi trovi il numero di telefono del tecnico”. C’è chi è simpatico, chi ha senso dell’umorismo, chi sa far ridere. Cristina è brava in tutte e tre le cose, un’icona del sense of humour torinese, travolgente, ironica e autoironica, con lo stile sobrio e discreto del locale snobismo alla rovescia. C’è chi la conosce perché è stato ospite nel suo Bed & Breakfast, Aprile, aperto una decina d’anni fa assieme a Ugo, in pieno centro a Torino (“il nome lo abbiamo scelto perché ci piacciono i fiori, ma anche perché è facile da dire in tutte le lingue”). E chi la conosce da sempre, come amica, come compagna di scuola, come mamma incontrata ai giardini (“Hai presente l’area giochi di via Bellezia? Noi lo chiamiamo il giardino di Erode, perché chi l’ha disegnato chiaramente odiava i bambini, è una piattaforma che fa da sfiatatoio ai fumi del parcheggio sottostante. E come se non bastasse, è tutto circondato da cespugli spinosi”). Il profilo Facebook di Cristina non ha tanti like quanti “L’Articolato sistema di valori del pensionato piemontese”, ma poco ci manca, perché i suoi commenti sono un appuntamento quotidiano con i casi e le vicende di Ernesto, 9 anni, iscritto alla multietnica scuola primaria Sclopis, oppure le vicende del B&B, o la vita quotidiana del non-predatore (e perciò amato) coniglio Giulio, che deve il nome non dall’omonimo personaggio dei fumetti, ma a Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia, con cui condivide il vizio di rosicchiare il rosicchiabile.

Da single a mamma

“Ti ricordi Grunf che cantava nei Sardanapali? Ecco, Ugo e io ci siamo conosciuti attraverso di lui; Grunf aveva un circolo Arci, era il capodanno del 2000, alle 4 di mattina sono passata e l’ho trovato che ballava sulla pista. A quei tempi abitavo da sola ed ero una supersingle convinta. Il tre gennaio mi ha invitato a cena e il giorno dopo mi ha dato le chiavi di casa, che io ho guardato con superiorità dicendo: “Scusa, cosa vuoi che me ne faccia?”. è risaputo che il destino non si scrive, perciò Cristina si è ritrovata in breve a vivere con Ugo nel Quadrilatero. “Ugo stava lì dal ’91, era praticamente l’unico italiano. Per il lavoro che fa (restauro e bioediliza) è sempre stato appassionato di case antiche, gli piaceva abitare qui. Negli anni ’90 la zona era diversa, c’era il bar dei calabresi, le case vuote e diroccate, molte delle quali occupate abusivamente. I proprietari muravano le porte e gli occupanti le riaprivano a picconate. Un giorno c’è stata una retata proprio in questo palazzo e Ugo, tornando a casa, ha trovato la polizia che portava via un gruppo di ragazzi ivoriani, altissimi, nerissimi, tutti ammanettati. Erano i nostri vicini di casa abusivi, e noi non li avevamo mai visti. Una situazione irreale”.

Torino ti sembra cambiata?

“Io vedo la città con gli occhi dei turisti che arrivano al Bed & Breakfast e che dicono invariabilmente: “Sapevo che Torino è bella, ma non pensavo fosse così bella”. È difficile dare un parere; rispetto a dieci anni fa la città è certo migliorata, ti ricordi quando in giro per le strade non c’era neanche un cane? Adesso che vivo qui mi stupisco, passeggiando, di questo duomo bianchissimo, della bellezza dei palazzi, delle viuzze strette e affascinanti, di via Santa Chiara, di via delle Orfane dove a fianco degli appartamenti di design c’è la casa di Beppe, lo storico venditore di patate e cipolle, che è rimasta tale e quale, o di via Bonelli, dove si dice abitasse il boia, che poi quando moriva veniva seppellito sotto la torre di Sant’Agostino, a due passi da qui. Fa impressione, per noi che siamo cresciuti nella Torino industriale, vedere che avanza la gentrification, quel processo secondo il quale i quartieri decadenti del centro vengono recuperati dai nuovi inquilini della middle class (la nuova gentry appunto) e gli originari abitanti vengono ‘rimossi’ in senso lato e letterale e destinati alle zone più periferiche. E il cambiamento continua, perché quelli che hanno comprato casa quando il Quadrilatero era di moda, oggi hanno messo su famiglia, per cui sono tornati i bambini e alla fine l’ambiente rimane sempre molto misto, in continua evoluzione e mutamento, con momenti più alti e momenti più bassi, come questi anni dove si percepisce l’impoverimento e la difficoltà di tutti”.

Com’è essere una mamma?

“Ad avere un figlio mi diverto da matti. Non posso neanche dire di aver perso qualcosa della vita di prima: Ernesto è arrivato quando avevo trentasette anni ed ero già in quella fase in cui la sera fa piacere andare a letto presto. Avremmo voluto fare il poker, quattro maschi più Ugo per giocare a calcetto, invece ne è venuto fuori uno solo e per di più tennista. La vita da mamma, col lavoro che faccio, mi permette di non delegare quasi niente, riesco ad accompagnarlo a scuola, lo posso seguire. Il Bed & Breakfast dà lavoro soprattutto nei weekend, per cui ho i pomeriggi liberi, ma difficilmente riusciamo a organizzare una domenica tutti insieme sulla neve, anche se la cosa non disturba perché la domenica Ernesto gioca a tennis col papà e onestamente sono così esaltati che non è il caso di cambiare. Ernesto va a scuola alla Federigo Sclopis, una primaria bellissima che rischiava di chiudere e che è rimasta aperta anche grazie all’impegno dei genitori. E’ una scuola multietnica, piena di vita, di quelle, per intendersi, dove le mamme e i papà vanno a dare il bianco nelle aule. Chiacchierando con le altre mamme sto imparando un po’ di arabo, l’essenziale per sopravvivere nelle emergenze (“Sono in ritardo, lo passi a prendere tu?”). Poche parole che imparo per piacere, perché mi piace salutare nella lingua giusta, perché è divertente, anche se poi i genitori stranieri parlano benissimo l’italiano”.

Il Bed & Breakfast, un sogno di tanti

“L’ho detto, impegna, posso muovermi poco durante la settimana, perché gli ospiti vanno seguiti, e poco anche durante i weekend,
è come essere legati sempre a un elastico un po’ corto. Per me è comunque bello: mi piace avere gente in casa e gli ospiti sono meravigliosi. Tre mesi fa è arrivato un astronauta che ci ha portato magliette e cappellini della Nasa e ci ha fatto vedere le foto di quando gioca al computer fluttuando senza gravità. Poi è arrivato un vulcanologo, seguito dai bramini indiani che meditavano sul terrazzino, e poi registi, attori, tanti scrittori. Ernesto è terrorizzato dagli ospiti inglesi che io cerco di usare come pungolo per fargli parlare la lingua, ma è felice quando arrivano altri bambini. Giusto ieri ci siamo messi a fare i compiti con un ospite di prima elementare. Beh, erano pure difficili”.

I Post di Cristina

“Di cattivo umore e occhio spento al bar della scuola, leggi l’articolo in cronaca locale: ‘Commando di vegani attacca la festa degli arrosticini abruzzesi e molisani’… e fa subito allegria”.

“Mamma sei dolce, mamma sai cantare, mamma sai cucinare… Ernesto, che filastrocca dolce mi hai scritto, grazie”. “Lo so mamma, è bella. Anche se non sono riuscito a scriverla in rima, e certe cose che dice non sono vere”.

“Oggi c’è la riunione di classe. Farò la cacca sul banco minacciando di ritirare Ernesto da scuola, prenderò in ostaggio la rappre- sentante, poi di botto dichiarerò: mi piace questa classe, rinnovo la fiducia alle insegnanti! E il preside dovrà dire: è una grande!”.

“Volevo sapere, il vostro B&B ha degli spazi comuni per i nostri 4 bambini?”. “In che senso, signora?”. “Mah, nel senso che noi stiamo in camera e loro per conto proprio a giocare… tipo con voi”.

“Ernesto ho comprato un ammorbidente nuovo per la biancheria, ti piace? Annusa un po’ che buono…” “Buono mamma. Sai cosa mi ricorda? L’odore che ha papà quando torna a casa sudato.”

“Oh sai Ernesto, mia cugina deve andare a Lourdes coi nonni, è una barba tremenda…” “ Vabbè Tommy, magari vanno a chiedere la grazia.” “A me mi han portato l’anno scorso, e io ho chiesto la grazia di non andarci mai più”.

“Dopo il nubifragio che ha fatto cadere un tot di alberi in tutta la città. L’uomo più simpatico dell’universo abita in corso Val- docco ed è quello che stamattina mi fa: “La vede quell’auto lì sotto? è la mia. Vabbè, ma tanto oggi non la dovevo usare!”.

“Pronto mamma, mi son fatto prestare il telefono dall’allenatore…”. “Ooh tesoro mio come stai al campo estivo, mi chiami perché ti manco?”. “Mah veramente mamma, ti volevo dire che qui vendono la fontina d’Aosta della fattoria, cosa dici, ne ordino un pezzo?”.

“Mamma, io e Ismail possiamo guardare un po’ il computer? Ti porto su la spesa per le scale”. “Ok, ma solo dopo le sette e per mezz’ora”. “Va bene. Allora la spesa te la porto su solo per due piani”.

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