Vita di fiume

Sono belli i numeri che raccontano la vita di Cristina: 22, come gli anni in cui ininterrottamente ha vestito la maglia azzurra. 14, come gli anni in cui ha cominciato a gareggiare a livello internazionale. 5, come le volte in cui ha partecipato alle Olimpiadi. 3, come il numero sul podio dei mondiali. 2, come le figlie. Uno, come il marito Jaka, anche lui atleta professionista. E uno, ancora, come l’associazione Un Po X Tutti, che hanno fondato insieme con l’obiettivo di far conoscere il kayak sulle rive del Po.

In canoa

Del kayak Cristina parla con trasporto. “È una disciplina dura, tutta in ambiente naturale. Fiumi mossi, acqua fredda, niente docce né spogliatoi. Oltre agli avversari bisogna vincere l’acqua, un elemento potente che può avere il sopravvento e persino fare male. Bisogna essere molto motivati e forse per questo è uno sport poco praticato a livello femminile, il che aiuta le poche ragazze che lo scelgono. Essendo uno sport molto tecnico, è anche molto pulito”. Cristina ha cominciato presto, supportata dalla madre che ha ben interpretato il suo spirito competitivo. “Fin da giovanissima mia madre mi ha fatto provare diversi sport. A otto anni, su consiglio di un’amica, mi ha avviato alla canoa. Agli inizi non ero così convinta, ma ho avuto il tempo di appassionarmi e di incontrare le persone giuste. La prima allenatrice ha colto in me delle potenzialità e le ha sapute sfruttare. Usavo lo spirito competitivo anche a scuola: ero bravissima in tutte le materie, però andavo male in ginnastica, che era soprattutto giocare a pallavolo”.

Gare, famiglia, associazione

Anche il marito Jaka, sloveno, è un canoista di fama mondiale. “Ci siamo conosciuti nel 2001 in Germania – racconta -, a una gara di Coppa del mondo. Non praticavamo la stessa disciplina: io facevo discesa fluviale e velocità, Cristina slalom. Ho cominciato a 12 anni assieme ad altri amici. Era soprattutto un’opportunità per stare fuori casa in un’età in cui si ha voglia di uscire. Ho gareggiato e vinto ai Mondiali e agli Europei e dal 2005 ho iniziato a far parte della nazionale italiana. Cristina e io siamo entrati nel Gruppo sportivo del Corpo Forestale dello Stato, una grandissima opportunità, perché in Italia non puoi campare di sport, se di sport minore si parla, ma i gruppi sportivi militari permettono di essere atleti a tempo pieno senza trovarsi disoccupati a fine carriera”. Da pochi anni Cristina e Jaka hanno concluso l’attività agonistica. “L’agonismo non ci manca – dice Jaka -. Ora alleno i ragazzini all’Esperia in un avviamento all’agonismo e mi dedico alla nostra società, Un Po x Tutti, il cui obiettivo è portare sul fiume più persone possibile, dai bambini anche piccoli piccoli che normalmente cominciano tardi (8 anni) perché qui le società non hanno a disposizione materiale adatto, ai non vedenti, a tutti quelli che vogliono remare su un corso d’acqua, qualunque esso sia. Abbiamo acquistato barche particolarmente semplici, che permettono di avvicinarsi all’acqua anche per una gita di una sola giornata, come i grandi Dragon Boat, che arrivano dalla Cina e sono dotati di tamburo per dare il ritmo alla vogata. Lavoriamo inoltre con scuole, centri estivi, appassionati e disabili”.

Torino e il Po

C’è un legame profondo tra la città e il suo fiume. “L’attrattiva è legata soprattutto al canottaggio – dice Cristina – ma vorrei spezzare una lancia in favore del kayak, che può offrire più opportunità, per il singolo o l’intera famiglia. In Francia è uno sport molto praticato, anche per la cultura che privilegia vacanze slow e verdi, domeniche all’aria aperta e contatto con la natura. Siamo andati in vacanza nelle gole del Verdon con le bambine piccolissime, usando una imbarcazione familiare, il Cano-Raft, che proponiamo spesso nelle nostre gite perché non corre il rischio di ribaltarsi. Noi genitori remavamo e le bambine stavano sedute in mezzo, sotto l’ombrellone. Un modo bellissimo per viaggiare ed esplorare. Visto l’entusiasmo delle nostre piccole, abbiamo deciso di proporre con l’associazione le gite in giornata, dedicate proprio alle famiglie e anche a chi non ha fatto un corso… per genitori giovani di spirito o giovani genitori!”.

Le Olimpiadi

Cristina ha partecipato a cinque Olimpiadi. Ritirarsi è stato difficile? “Le Olimpiadi sono un’emozione fortissima, la vita nel Villaggio Olimpico un’esperienza unica. Però a un certo punto ho sentito di non avere più tutti gli stimoli per continuare ad allenarmi. Pensavo che la transizione sarebbe stata più difficile, ma probabilmente ho solo atteso il momento giusto. Bisogna considerare che la vita di chi pratica i nostri sport non è facile: si sta spesso lontani da casa, si vive con la squadra. Né Jaka né io l’abbiamo mai vissuto come un sacrificio, ma a un certo punto bisogna saper smettere”. Nika e Tjasa sono nate a un anno di distanza una dall’altra. “Abbiamo lasciato che fosse la natura a decidere. Ora sono come due gemelline, legatissime ma impegnative. Mi chiedono spesso come cresceranno, vista l’eredità di due genitori sportivi. Non le vedo necessariamente come future campionesse: per me lo sport è sempre stato agonismo ma soprattutto passione. Ci piace condividere con loro la passione, ma non dovranno necessariamente seguire le nostre orme. Però noto con velato piacere che hanno un ottimo rapporto con il corpo e la capacità di muoversi, forse perché noi siamo genitori poco ansiosi: le lasciamo molto libere di esplorare e trovare i loro confini da sole. Ai giardinetti sono due scimmiette, vanno in piscina, in kayak, ma al momento adorano la baby gym. Poi ciascuna ha il suo carattere: Nika a tre anni tiene già tantissimo a come si veste, cura abbinamenti e accessori, nulla dev’esser lasciato al caso; Tjasa è l’opposto, non va tanto per il sottile, noi la chiamiamo la camionista di casa”.

Un Po x Tutti

Come è nata l’idea dell’associazione? “È stato un desiderio prevalentemente mio – racconta Jaka -. Dopo venti anni di agonismo è naturale chiedersi cosa farai a fine carriera. L’associazione ha anticipato il momento dell’addio e ci ha permesso di avere rapporti con la città, di non chiuderci”. Jaka è il motore dell’associazione. “Mi ha coinvolto e travolto – dice Cristina -. Lui nella coppia è quello più propenso all’azzardo, mentre io sono quella più meticolosa. Così tra lavoro, famiglia, bambine e associazione abbiamo pochissimi momenti liberi, ma non torneremmo mai indietro. Le bambine riempiono la vita e adesso sono la priorità, sono una continua fonte di ispirazione. Idee ne abbiamo tantissime, magari non tutte realizzabili. Una delle nostre sfide? Portare i mini-kayak nelle fontane di Torino per far pagaiare bambine e bambini in centro città”.

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