Prendere un anno sabbatico

No, non è un sogno. Si può prendere un anno sabbatico, anche con i figli

Sembra una storia da film. Lui e lei impacchettano casa, caricano i figli in macchina e decidono di partire per un anno sabbatico. L’idea è scappare insieme dalla vita stressante e dalla routine a cui ci sentiamo condannati, possibilmente in un posto esotico e molto, molto lontano. Sembra una storia da film, ma non lo è. Non è così impensabile che una famiglia italiana, anche con bimbi piccoli, decida di prendere una pausa per regalarsi un periodo di vita vera. Che sia per un mese a svernare al caldo, per un viaggio molto lungo o un vero e proprio anno sabbatico, ecco qualche consiglio per organizzare una grande avventura.

Quando scappare

Quando prendere un anno sabbatico dipende da molti fattori e anche dalla motivazione che ci spinge lontano dalle nostre abitudini. Uno tra gli elementi determinanti è il lavoro. Magari non ci soddisfa, magari lo stiamo cambiando. Magari, dopo aver avuto un figlio, siamo temporaneamente in pausa. Se il lavoro è la principale causa della fuga, allora sarà il lavoro a decidere i tempi.

Se invece il desiderio è quello di vivere un periodo insieme senza troppe cose da fare, in inverno è bello andare e cercare posti più caldi e meno affollati dove trascorrere un lunghissimo periodo di vacanza (e costa pure meno).

Con i figli, l’ideale è ritagliarsi il tempo prima che cominci la scuola dell’obbligo. L’ideale sono i tre anni della scuola materna, quando i bambini sono sufficientemente autonomi e curiosi, ma non sono ancora troppo affezionati alle loro abitudini. Se sono più grandi, bisogna attrezzarsi per l’home schooling e seguire i programmi didattici della scuola per non essere bocciati.

Dove andare

Scegliere il luogo dove trascorrere qualche mese non è facilissimo. Si può optare per un’avventura esotica e indirizzarsi a una meta molto lontana, soprattutto quando si cerca il caldo in inverno. L’America Latina è più facile per la lingua (lo spagnolo è orecchiabile anche per i più piccoli in poco tempo). L’Asia è il continente più sicuro per vivere la nuova routine nel massimo relax. Se invece vogliamo provare una realtà non troppo diversa, si può scegliere una città europea, più vicina e più simile nei ritmi e nei modi di vivere.

Si comincia prendendo un mappamondo per fare tutti insieme un elenco dei posti desiderabili. Per ogni meta si valutano i pro e i contro: la lingua, il cibo, i collegamenti da casa, le offerte di formazione, gioco e abitazione. Una volta raccolte tutte le informazioni, la scelta prende corpo.

Il congedo parentale

Inaspettatamente, i neogenitori hanno più possibilità di “mollare tutto e partire” rispetto ai normali lavoratori. Il congedo parentale, per esempio, è “un periodo di astensione facoltativo dal lavoro concesso ai genitori per prendersi cura del bambino nei suoi primi anni di vita e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali”. Si può richiedere entro i primi 12 anni di vita del bambino per un periodo complessivo (tra i due genitori) non superiore a dieci mesi. Se il padre lavoratore prende congedo per almeno tre mesi, ha diritto a un mese in più (11 in totale). Questo è il funzionamento attuale. Conviene sempre informarsi presso un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) o un sindacato.

L’indennità riconosciuta è pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata in base alla retribuzione del mese precedente, ma solo fino a quando il bambino compie otto anni. Un motivo in più per partire presto.

Prendere aspettativa

Per chi ha già esaurito i congedi o non ne ha diritto, è possibile chiedere un periodo di aspettativa dal lavoro, che permette di allontanarsi senza perdere la posizione. L’aspettativa può essere retribuita, in caso di assistenza ai familiari con handicap, per fare volontariato o per seguire un dottorato di ricerca. In tutti gli altri casi l’aspettativa non è retribuita. Formazione, motivi familiari, ricongiungimento con il coniuge all’estero sono i tipici casi di aspettativa che non viene pagata.

Per mettersi in aspettativa bisogna fare domanda al datore di lavoro, che – a seconda della motivazione – la concede a sua discrezione, compatibilmente con l’organizzazione e le esigenze di servizio. È necessario fare domanda all’INPS solo nel caso di aspettativa per assistere i familiari con handicap.

Trovare i soldi per un anno sabbatico

I soldi sono uno degli scogli più paurosi da affrontare, ma non bisogna averne timore: alla fine risulta sempre essere uno dei problemi minori. Certo, bisogna programmare l’anno sabbatico in anticipo e mettere da parte qualcosa. Si deve chiedere un supporto cash a chi vuole fare regali di compleanno o di nozze. Si può tenere da parte il bonus bebè. 

Inoltre concedersi un periodo di stop non significa per forza restare senza lavorare e neanche soggiornare in alberghi a cinque stelle. 

Quanti soldi servono realmente? Dipende dalla meta e dal tipo di viaggio: il Sud-Est Asiatico e l’America Latina costano enormemente meno del Giappone o dell’Europa. Inoltre, poiché il periodo sabbatico non è una vacanza prolungata ma un’esperienza di vita, anche il modo di viaggiare ha la sua importanza. Il viaggio è sobrio, rilassato, senza troppi imprevisti. Ci si ingegna cercando soluzioni a basso impatto, come lo scambio della casa (esistono piattaforme online che aiutano a organizzarlo), oppure si può offrire una presenza di volontariato in cambio dell’alloggio.

Piccoli momenti di solitudine

Non bisogna credere che partire per un anno sabbatico insieme sia una scelta facilissima. Che sia un regalo da fare a se stessi e alla propria famiglia non c’è dubbio, ma facile proprio no. Trovarsi di colpo con tanto tempo libero da passare insieme porta a galla dinamiche interpersonali e fantasmi non sempre amichevoli. C’è la noia, c’è la nostalgia, c’è la voglia di silenzio o di solitudine.

Passare tutto il giorno e tutti i giorni con i nostri bambini è sicuramente un’occasione unica per noi, ma può essere snervante.

Può capitare che tutta la pazienza paia esaurita, perché così tante giornate di seguito sono davvero lunghe. È tutto normale. Dedicarsi molto tempo è l’occasione per conoscersi a fondo, per conoscersi di nuovo, per accettarsi anche nella “no comfort zone”.

Nella programmazione del viaggio, cercate di ritagliarvi piccoli momenti di solitudine e prendete molto, molto sul serio il fatto che i bambini hanno bisogno di confrontarsi con i coetanei e di trovare stimoli giusti per la loro età.

Conviene non spostarsi troppo frequentemente e fare lunghe tappe. Ogni tappa deve prevedere la scoperta del parco giochi locale, della spiaggia più frequentata dalle famiglie e avere a monte una mappatura delle proposte per bambini. Se abbiamo tempo a disposizione, quale occasione migliore per iscriversi a un corso di sport o di lingua, oppure cercare ludoteche e biblioteche da frequentare regolarmente.

L’ambientamento al nuovo

Può capitare che in questa piccola rivoluzione i bambini facciano delle regressioni, come tornare nel lettone o farsi la pipì addosso. È probabile che in qualche occasioni esplodano i capricci. Anche loro stanno vivendo una situazione “anomala” e hanno bisogno di prendere confidenza con la nuova vita e la nuova casa. Devono affrontare paure, entusiasmi, stanchezze, curiosità e timidezze. Mai come in questo momento hanno bisogno di sentirsi rassicurati e compresi, quindi evitiamo commenti come “ma non sei mai contento di nulla”, “guarda che te ne torni a casa” o il solito “smettila”. Cerchiamo di essere empatici perché il cambiamento è per tutti. Come sempre ma ancora di più, di metterci alla loro altezza, molto molto vicini.

Mantenere i contatti

Vero è che a volte si parte anche per prendere fiato dai tanti (troppi?) rapporti reali e virtuali che abbiamo, per vivere uscendo anche dal mondo social e instant. Almeno per i figli, però, è necessario mantenere qualche filo di contatto. È bene che i bimbi ricordino chi c’è a casa che li aspetta: nonni, zii, cugini e amichetti del cuore. Aiutiamoli a parlare con loro con qualche telefonata o videochiamata, preparando disegni e regalini da distribuire al rientro. Continuare a sentire la loro voce o le loro storie li aiuterà a sentirsi meno smarriti al momento di ritrovarsi.

Creare una routine

Quando una coppia di amici ha iniziato a solleticare l’idea di “partire per un anno sabbatico assieme alla bambina di 4 anni”, per prima cosa sono andati a parlare con le maestre della scuola d’infanzia. Avevano un po’ paura di sradicare la figlia: il loro progetto era tentare un’esperienza di alcuni mesi in camper. Le insegnanti hanno dato un consiglio: “Cambierete luoghi, panorami e tempi, ma cercate di creare nel vostro viaggio alcune routine che facciano sentire a casa la bambina. Cercare di mantenere fissi gli orari del pasto e della nanna, create i vostri rituali per addormentarvi, lavarvi i denti o giocare. Quei momenti conosciuti saranno il suo appiglio alla normalità nell’unicità di quel periodo”.

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