Ma quanto mi costi?

Quanto costa un bimbo? Incommensurabilmente poco rispetto a quel che dà. Ma gioia, emozione e felicità non possono essere quantificate in moneta sonante, come invece fa L’ONF, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel monitoraggio sulle spese necessarie a una coppia di neo genitori per mantenere il figlio nei primi 12 mesi di vita. Pannolini, prime pappe, vestitini, giochi, passeggini, latte in polvere (se serve), ciucci e biberon incidono sul bilancio di famiglia. Ma quanto?

Carissimi pannolini
Gli italiani spendono sempre meno e tagliano su cibo, vestiti e vacanze. La “baby economy” invece non soffre alcuna recessione. Mantenere un figlio costa da un minimo di 6.809 euro a un massimo di 14.852 euro, con un aumento costante maggiore del costo della vita. È vero che il primo anno è il più costoso, nella prima infanzia. Serve tutto, dalla culla alle salviette, dai biscotti ai ciucci. Un passeggino stile “trio”, cioè che si trasforma da carrozzina-navicella, a seggiolino e poi passeggino (utilizzabile in pratica fino ai 36 mesi) nuovo può costare dai 391 ai 706 euro. Il lettino dai 300 euro ai 700. Il seggiolone, sia per la pappa che il seggiolino per l’auto, in media dai 150 ai 240 euro. La spesa altissima si raggiunge per i pannolini, che, a seconda della marca e del numero di cambi, per il primo anno di vita oscilla tra i 684 e i 1.073 euro, a cui si aggiungono 100 euro circa di salviette e dagli 81 ai 387 euro per il fasciatoio.

Giocattoli e pediatra
Complessivamente si spende 350 – 778 euro per i giocattoli e dai 1.000 ai 2.825 euro per vestiti e scarpe. Variano le spese per lo svezzamento, a seconda del numero di mesi di allattamento materno, dell’utilizzo di latte in polvere, di omogeneizzati e condimenti. Le prime pappe costano ai genitori dai 1.650 ai 3.681 euro, esclusi i 4 biberon (33 – 54 euro), lo sterilizzatore (55 – 84 euro) e l’annata di biscotti (188 – 241 euro). I farmaci per i primi dodici mesi di vita costano tra i 429 e gli 856 euro; tra i 787 e addirittura i 1.798 euro la spesa per le visite mediche, che dipende dalla possibilità di avere un buon pediatra pubblico. Tuttavia l’alta richiesta di visite a domicilio spinge molti genitori ad avere un pediatra di riferimento privato. E ogni visita ha una ricevuta mai inferiore a 125 euro.

Spese prima di nascere
Alle spese affrontate per il primo anno di vita vanno aggiunte quelle dei nove mesi di gravidanza, per un totale di 2.040 euro, che includono 35 euro circa di test di gravidanza, 23 euro di analisi, 1.085 di visite ed ecografie, 141 euro di farmaci
e integratori e più di 700 euro di abbigliamento premaman. Non è finita qui, perché se i genitori sono lavoratori e non si possono permettere lunghi congedi, se i nonni non sono vicini o lavorano (più di 3 coppie su 10 sono costrette a chiedere aiuto a nonni e parenti o a pagare per lasciare i bebè in custodia), bisogna fare i conti con le rette dell’asilo nido privato, che a tempo pieno costa mensilmente 528 – 781 euro o con la babysitter, che ha un costo orario di 9 – 12 euro.

Tra aiuti e sussidi
Su alcuni costi è possibile risparmiare, anche tanto. Ma come? Grazie al prestito o allo scambio tra familiari, amici o anche sconosciuti messi in rete da social, associazioni o gruppi informali. Importantissimo fare liste dei desideri per evitare di ricevere regali inutili o doppioni. Il fiorente mercato dell’usato-bimbi ha cambiato l’approccio dei neo genitori, mentre un’oculata programmazione di acquisti intelligenti può fare la sua parte. In attesa di nuove politiche per la famiglia e la natalità, è stato confermato il Bonus Bebè, per i bambini nati tra l’1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 da famiglie con reddito Isee al di sotto dei 25.000 euro annui. Chi dichiara tra i 7.000 e i 25.000 euro all’anno riceve 960 euro nei 12 mesi. Chi denuncia meno di 7.000 euro ha assegni garantiti per 1.920 euro annui. La durata di percezione dell’assegno è di tre anni. Altro sussidio è quello introdotto nel 2012 con il nome di Bonus asili e babysitter che offre la possibilità ai genitori lavoratori che non usufruiscono totalmente o parzialmente del congedo parentale di chiedere un contributo economico utile per pagare la babysitter oppure l’asilo nido, pubblico o privato convenzionato. Al contributo sono ammesse le mamme lavoratrici aventi diritto al congedo, dipendenti pubbliche o private, o iscritte alla gestione separata Inps che, al momento della domanda, siano ancora negli 11 mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità obbligatorio. Il contributo è al massimo di 600 euro al mese per un periodo non superiore ai 6 mesi. Una novità interessante, appena introdotta dalla Legge di Stabilità, è l’introduzione del Bonus ai dipendenti per servizi di welfare. Si tratta, in pratica, di voucher prepagati, che saranno forniti dalle aziende, e serviranno per pagare servizi utili a migliorare la vita lavorativa e privata del lavoratore. Possono essere usati, per esempio, per pagare l’asilo o la babysitter, ma anche colf e badanti o servizi di assistenza a familiari non autosufficienti. I buoni welfare non sono tassati e non entrano a far parte del reddito sino a un massimo di 2.000 euro. Ne hanno diritto tutti i dipendenti del settore privato, con reddito sino a 50.000 euro annui. Le modalità concrete di rilascio devono ancora essere definite con un decreto attuativo, che dovrà essere emanato entro il febbraio 2016.

Una mamma racconta come risparmiare
“Quando rimasi incinta né io né lui avevamo un lavoro. Potevo fare due cose: piangermi addosso o diventare campionessa di risparmio. Ho scelto la seconda”. Si presenta così Ilaria Cuzzolin, mamma di Flor e ideatrice del blog www.mammarisparmio.it, dove condivide offerte, promozioni, coupon e strategie per tagliare le spese.

Secondo la ricerca di Federconsumatori un bebè al primo anno di vita costa tra i 6.809 euro e i 14.852 euro: qual è la tua stima invece? “La stima di Federconsumatori tiene conto di una forchetta molto ampia, tant’è che tra i due dati ci sono migliaia di euro di differenza. Forse per questo è corretta: perché tiene conto di tutte le possibili opzioni. Tuttavia mi pare esagerato affermare che un figlio nel primo anno di vita arrivi a costare quasi 15.000 euro, si tratta di una minoranza che non rappresenta la realtà. Ormai il consumatore sta attento alle promozioni, come quelle dei pannolini che rappresentano una spesa sicuramente importante nel primo anno di vita, e poi c’è molta più sensibilità al riciclo. Tra amiche ci si passa i vestitini, fioccano i negozi dove si può vendere e comperare usato. L’asilo nido è sicuramente la voce più cara, a partire dal primo anno di vita in poi”.

L’Istat dice che il numero di nascite in Italia è ai minimi storici, con un calo da record rispetto al passato: quanto incide l’aspetto economico sulla scelta di non avere figli? “Sicuramente ha il suo peso ma parlerei più di una rivoluzione
culturale legata a una maggiore voglia di affermazione da parte della donna. Ormai è stata sdoganata anche l’idea di essere madri a tutti i costi: moltissime coppie decidono di non avere figli, senza per questo sentirsi giudicate. Inoltre, oggi, non c’è solo il posto fisso in gioco, ma la ricerca di un lavoro che piaccia, che corrisponda a ciò che si è studiato. Prima di mettere su famiglia prevale il desiderio di conoscenza, di viaggiare per il mondo, di fare esperienze; tutti bisogni leciti e comprensibili. Questo modo di pensare, associato all’incertezza per il futuro, non fa altro che allontanare l’appuntamento con la cicogna.

Qualche consiglio per risparmiare? Comprare abbigliamento usato (alcune cose sono state indossate un paio di volte: i neonati crescono in fretta!), affidarsi a siti garantiti come Subito o eBay anche per le attrezzature (passeggini, box, seggiolone) e fare scorta di pannolini quando si trova una bella promozione. E ricordatevi di informarvi e fare richiesta per eventuali bonus e sussidi messi a disposizione da Comuni e Regioni, perché anche se ne avete diritto nessuno verrà a bussare alla vostra porta per avvisarvi. Il risparmio passa anche dall’informazione”.

[Alfonsa Sabatino]

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