Ospitare una ragazza alla pari: le cose da sapere

Quanto sarebbe bello avere una cugina o una nipote che, in cambio di una bella vacanza, si prendesse cura dei bambini! Oppure fare qualche pisolino mentre i bambini sono in spiaggia. O ancora vestirsi bene e uscire la sera, rigorosamente in due, per una tranquilla cena al ristorante.

Cugine e nipoti del tipo “vai tranquilla, ai bambini ci penso io”, purtroppo non abbondano. Si può però cercare una sostituta: la ragazza alla pari, l’au pair, sogno di tutte le mamme (e di qualche papà). Una giovane straniera disposta a venire in Italia e a occuparsi dei nostri bambini, in cambio dell’ospitalità, del vitto e dell’alloggio e, naturalmente, del tempo per studiare la lingua.

Come si trova la ragazza alla pari?

Come si fa a trovare la perla rara? Lo abbiamo chiesto a Maura Teleforo, titolare di un’agenzia specializzata nella ricerca della ragazza alla pari giusta, nonché lei stessa ex-au pair.

La ragazza alla pari deve essere considerata a tutti gli effetti come un membro della famiglia – spiega Maura -. Non è una dipendente né una domestica. Tra la famiglia e l’au pair si stipula un accordo scritto, nel quale si specificano i doveri dell’ospite e le abitudini più rilevanti della famiglia. Alla ragazza va garantita una camera propria e il tempo per frequentare un corso di lingua italiana, perché lo scopo del suo soggiorno è esclusivamente culturale”.

Da soli o con l’agenzia?

Ci si può mettere a cercare da soli, ma un’agenzia aiuta a trovare la ragazza alla pari adatta più in fretta e con maggiore competenza, selezionando il profilo che meglio risponde alle esigenze familiari.

Alla famiglia l’agenzia chiede il versamento di una quota associativa e una quota relativa ai servizi, più una paghetta che si aggira intorno ai 300 euro al mese. L’associazione invia uno o più profili con foto, lettere di referenze, certificato medico e della polizia locale, lettera di presentazione alla famiglia e il regolamento au pair che deve essere firmato.

Cosa si può chiedere a una au pair?

“Esistono diverse tipologie di accordo: la ragazza si può fermare in casa per un mese, tre mesi, sei mesi o anche più.

La formula Au demi pair prevede tre o quattro ore di lavoro al giorno, due o tre sere di babysitting e un giorno e mezzo libero ogni settimana.

La au pair classica, la ragazza alla pari che abbiamo tutti in mente, è impegnata cinque o sei ore al giorno, due o tre sere come baby sitter e ha libero un giorno a settimana o più.

Esiste anche la figura della Mother’s help che aiuta la mamma sei-sette ore al giorno, fa la baby sitter una o due sere la settimana ed è libera due giorni a settimana, oppure nel weekend”.

Cosa si può chiedere di fare a una ragazza alla pari? “Può assistere i bambini, sorvegliarli, aiutarli nei compiti e fare qualche piccolo lavoro domestico. Come membro della famiglia, non le devono essere assegnati lavori domestici pesanti”.

Il plus della lingua straniera

Uno dei problemi principali è la lingua: al momento della richiesta, la famiglia specifica se è disposta ad accettare ragazze che non conoscono nemmeno una parola in italiano. In genere comunque l’inglese è lo standard per comunicare, il che fa solo bene, soprattutto con bambini in età scolare.

L’assicurazione è consigliata

Se ci si muove da soli, senza agenzia, è consigliato far stipulare alla ragazza alla pari un’assicurazione contro i rischi di malattia nonché un’assicurazione contro gli infortuni: si tratta di verificare quale assicurazione offre le condizioni più vantaggiose per il periodo di tempo in cui la ragazza soggiornerà in famiglia.

Dal punto di vista legale, all’au pair si applicano le norme del Codice civile in materia di fatti illeciti che sanciscono la responsabilità del tutore (cui si può tranquillamente paragonare la ragazza alla pari) per il danno cagionato nel periodo in cui il minore è soggetto alla sua tutela.

E se non trovo la ragazza alla pari giusta?

Non sempre la ricerca va in porto, così può succedere di dover rinunciare all’idea della ragazza alla pari. Ma esistono altre soluzioni, come quella della babysitter condivisa a seguito. Ci vuole un po’ di talento a organizzare tutto, ma si può fare. Come nella bella storia raccontata qui.  

Iscriviti alla newsletter

X