Si possono mandare i bambini a scuola da soli?

“Mamma, lasciami andare a scuola da sola, sono grande” – “No!”. È il classico conflitto tra il giusto desiderio di indipendenza e autonomia dei ragazzini e l’altrettanto giusto senso di protezione dei loro genitori.

Ma cosa dice la legge a riguardo? Giuridicamente parlando, bisogna familiarizzare con il concetto di abbandono: partendo dal presupposto che ciascun genitore è responsabile del proprio figlio, lasciare da solo un minore di 14 anni costituisce reato solo se configura una situazione di abbandono. Ovvero: se il bambino non è in grado di cavarsela da solo, se non si ricorda la strada per la scuola o quella per tornare a casa, se gira senza meta e magari anche un po’ spaventato per le vie senza sapere dove andare, e ciò nonostante viene mandato a scuola da solo, beh, allora il genitore è penalmente perseguibile perché sta commettendo un illecito – chi meglio di lui, infatti, conosce le capacità del proprio figlio?

Tecnicamente, però, questa materia non è regolamentata legislativamente. Nessuna norma, infatti, obbliga i genitori ad accompagnare e riprendere i figli da scuola. Esistono tuttavia precisi doveri di vigilanza in capo al personale docente (oltre che in capo ai genitori, ovviamente) che, per esempio, deve farsi trovare in classe cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni e assistere all’uscita degli alunni. Il personale scolastico deve, tra l’altro, accogliere e sorvegliare gli alunni durante la ricreazione, nei momenti morti tra una lezione e l’altra e durante i pasti in mensa. La Corte di Cassazione ha specificato che l’istituto scolastico deve vigilare usando la “opportuna diligenza e attenzione richiesta non solo dall’età, ma anche dallo sviluppo psicofisico del minore: in altre parole, la sorveglianza sugli allievi deve essere inversamente proporzionale all’età e al normale grado di maturazione, cosicché più si avvicina l’età del pieno discernimento, meno occorrerà la continua presenza degli insegnanti, sempre che, tuttavia, sussistano le necessarie misure organizzative (predisposte dal dirigente scolastico) dirette a prevenire eventuali fonti di pericolo e mantenere la disciplina tra gli alunni”. E questa vigilanza deve incominciare “dal primo momento in cui l’allievo viene affidato alla scuola sino a quando a essa si sostituisca quella dei genitori, senza che possano escludere la responsabilità della scuola le eventuali disposizioni date dai genitori”.

Questo carico di responsabilità riversato sugli istituti scolastici ha fatto sì che, negli anni, siano state trovate delle “via di fuga” a scopo di autotutela: ed è così che è divenuto possibile effettuare una dichiarazione (che normalmente si deposita nella segreteria della scuola) ove si precisa che il proprio figlio è in grado percorrere da solo la strada scuola-casa e che quindi la scuola può farlo uscire da solo anche se non c’è nessuno ad attenderlo; alcune scuole addirittura predispongono dei moduli ad hoc, di solito per i bambini che frequentano la quarta e la quinta elementare. L’Avvocatura dello Stato ritiene che queste liberatorie non abbiano alcun valore (se non quello che di attestare l’omessa vigilanza da parte dell’istituto scolastico) ma, in attesa che il Legislatore intervenga sull’argomento, sta a voi cari genitori decidere come comportarvi. Voi conoscete i vostri figli: nessuno meglio di voi lo può fare.

[Francesca Galdini – avvocato]

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